15 dicembre 2016

LA RICETTA DELLA COMPETITIVITA’ CONTRO L’ESIBIZIONISMO

joey carbery
Joey Carbery

“Sbagliando si impara”, la massima è di quelle altisonanti e da queste parti se ne deve fare spesso tesoro, ora però toccherebbe anche al portalone del rugby fare un po’ di ammenda. La tesi esposta sotto la sequenza “Accademia-Eccellenza-Pro12-Nazionale, il lungo viaggio…“, roba da prima pagina del portalone di cui sopra, sembra un minestrone mal riuscito degno di cotanta massima.

La questione gira intorno alla richiesta della Benetton, anche recente a mezzo del Presidente Amerino Zatta, di una Accademia tutta per se. La domandona da fare al mondo biancoverde sarebbe allora: potrebbe andare bene vi portaste a casa quella di Mogliano che sta circa 11 km a sud della Ghirada? Oppure serve altro, una copia della “Francescato”,  o una accademia, direbbe Totò, “a prescindere”? Si chiamano “domande retoriche”, le risposte infatti si sanno già.

La proposta Benetton è generalmente strutturata, per come espressa in passato, all’interno di un progetto “politico” dove i club sono portanti e le Accademie sono poche ed esclusive, la cosa però non appartiene all’assetto attuale italiano che vede un territorio disseminato di centri di formazione federali, team federali ed accademici con relativi campionati e tornei. In un quadro di questo genere è comprensibile la FIR abbia difficoltà ad inserire la richiesta Benetton anche se le ultime dichiarazioni pre-elettorali dell’attuale Presidente federale aprivano una porta in quel senso.

Passando all’elemento numero 2 della sequenzona del portalone va detto che, per fortuna, ad oggi, il massimo campionato italiano di rugby non è (ci  si augura mai sarà) un campionato Under20 o Under23 o cose simili, magari non ha un assetto splendido ma ancora non è una cosa così.

Comunque sia il dislivello fra Eccellenza e Pro12 è tanto che il passaggio diretto dei giocatori fra i due ambienti non è attualmente proponibile. Il giocatore che fa questa “ascesa” affronta infatti una lunga preparazione presso la franchigia prima di essere spendibile.

L’idea che il rugby italiano debba sempre essere competitivo, la cosa sposa bene la filosofia di O’Shea, richiede una Eccellenza di vero “engage” ed un Pro12 altrettanto in grado di fare risultato. Togliere competitività ai club inquadrando i suoi giocatori su un piano diverso da quello nel quale si cimentano si è visto che equivale a togliere valore.

L’unico modo dell’Eccellenza di essere davvero utile alla causa è quella di essere molto competitiva e quindi di alzare il suo livello. Ciò significa che la attuale Eccellenza non può essere il semplice campo di allenamento delle franchigie o lo show-room di accademici in cerca di lidi migliori. Una cosa del genere del resto non darebbe luogo ad una competizione, di solito questo sono i campionati, ma ad una esibizione. Una cosa piccola che non serve.

Il puro esibizionismo è sconsigliato anche a chi scrive di rugby, sappiamo tutti che non ci può bastare dire “Carbery” per saperla lunga (comunque chi si ricorda l’esordio azzurro di Canna?), ci fa anche tanto bene stare con i piedi per terra, terra conosciuta: fra Treviso e Calvisano, Parma e Livorno, Roma e Benevento, Catania e Recco.

La sequenzona del portalone pare quindi avere poco a che fare con la richiesta Benetton e la Eccellenza attuale sta in quella filiera come il vaso di coccio fra i vasi di ferro di manzoniana memoria.

Una cosa la si impara da tutto questo vociare nostro e loro: c’è confusione. Però c’è anche movimento e tutto lascia presagire presto ci saranno novità importanti. Attendiamo, con fiducia.

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Comments

fsd

purtroppo il portalone è diventato un illeggibile e sempre meno commentabile megafono federale.