PRORUGBY

Una fase di gioco del nuovo campionato per prof americano “ProRugby”

La cosa è cominciata con Benetton & Aironi, poi le Zebre, due team italiani che la nostra federazione chiese ed ottenne di aggregare ad un campionato di maggior prestigio e valore tecnico, ai tempi Celtic League oggi Pro12, per poter far crescere più velocemente il livello tecnico del proprio rugby. Lasciamo stare che, almeno per l’Italia, sia stato un terribile flop, milioni di euro spesi senza nessun vantaggio nè competitivo nè tanto meno di ordine tecnico, oggi non è questo il punto.

Il rugby mondiale infatti ha dispersi per il mondo pochissimi campionati per club di vero prestigio e pare incapace di crearne altri. Sembra quasi impossibile ma, ad oggi, coloro che sanno stimolare ed organizzare vere macchine da guerra come il Sei Nazioni, The Rugby Championship, JWC ed RWC, Pacific Nations e molte sessioni di Seven in giro per il pianeta, non sono capaci di fare altrettanto con i campionati per club.

Così nel mondo si conoscono come dei mantra irripetibili la Premiership inglese, il Top14 francese, il Super Rugby ed il Pro12. Di un certo livello ed appeal è anche il campionato locale sudafricano, Currie Cup e ristrutturazioni varie, non si può dire abbia la stessa nomea, almeno a livello di marketing, quello neozelandese (Mitre 10 Cup).

Continuano intanto le richieste di diverse federazioni, per far crescere il proprio rugby, di poter iscrivere almeno un proprio team ad uno di questi campionati super quotati.

La Premiership inglese per ora si è dimostrata impenetrabile e le molte lusinghe arrivate, ad esempio dal Galles, deluso dal crollo del livello tecnico del Pro12, ad oggi sono lettera morta. Il Top14 è francese ed i francesi, si sa, non dividono mai niente con nessuno (la Grandeur).

E’stato invece letteralmente sventrato negli ultimi anni il Super Rugby, il campionato per club del sud del mondo. I paesi fondatori (Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica) lo pensarono ed organizzarono a 12 squadre nel 1996, nel 2006 passò a 14 squadre, dal 2011 fu per 15 team. Ora sono 18.

Il Super Rugby ha conosciuto la sua ultima trasformazione giusto quest’anno con l’aggiunta di una ulteriore squadra sudafricana e, questo importante, di un team argentino ed uno giapponese. Ben 18 squadre divise in 4 conference, 2 da 4 squadre e 2 da 5 squadre, con una formula piuttosto complicata di incroci per poter far giocare le squadre anche al di fuori della propria conference. La formula, davvero brutta, serve sostanzialmente a non voler ammettere di aver creato 4 mini campionati.

Ora al Super Rugby si vuole aggiungere anche una squadra delle Fiji. Le motivazioni sono sempre le stesse con l’aggiunta per gli isolani , di voler trattenere a se i troppi talenti che vanno negli altri campionati e poi vestono anche la casacca della nazionale dove giocano lasciando il proprio vessillo patrio di origine. Anche Tonga e Samoa avrebbero lo stesso problema dei fijiani. Facciamo un Super Rugby a 21 squadre? Sette conference da 3 o 3 da sette. Le tabelline sul numero 21 sono impietose.

Viva gli americani, unici veri coraggiosi che si sono fatti un campionato professionistico per i fatti loro, il ProRugby, hanno appena chiuso la stagione inaugurale con i loro 5 team ed adesso pensano ad aggregarne altri, anche canadesi.

Il sud del mondo si sta visibilmente incartando intorno al Super Rugby. In Europa Romania, Russia, Georgia e, manca pochissimo, anche la Germania, stanno facendo pressioni per introdurre loro team in grandi campionati. Va segnalato che i russi stanno già ottenendo ottimi risultati nella Challenge Cup.

Il rugby si sta espandendo nel mondo ma non c’è ancora la spinta giusta per i club, servono nuovi campionati locali di livello tecnico elevato, ora è davvero molto evidente. Le risorse per costruirli ci sono, anche in Italia, ma quest’ultima è una storia davvero difficile, restiamo sulla Terra.

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