Italia vs Nuova Zelanda Foto: Roberto Bregani / Fotosportit

Il match dei nostri azzurri con gli All Blacks e la successiva debacle  a suon di 68 -10 che è seguita ci deve mettere in guardia da una antipatica modalità che non deve abbracciare il nostro rugby di vertice, altrimenti sono guai.

Dopo la pesante batosta rimediata con i neozelandesi Coach O’Shea ha parlato di “coraggio” messo in campo dai suoi, ha detto aver visto cose buone, ha ribadito l’inimitabile valore degli avversari, ha richiamato gli azzurri al prossimo match. Tutto bene.

Giornalisti ed osservatori vari avevano messo in campo l’arsenale giustificazionista ben prima, anche da queste parti del resto si è fatto serenamente così. La capitolazione azzurra è stata quindi anticipata da un clima rilassato e rassegnato, in termini competitivi, che ha regalato alla meravigliosa cornice dell’Olimpico esattamente quello che doveva esserci: lo show dei grandi, la esibizione degli inarrivabili. Insomma valeva il motto “accontentatevi della haka che tanto poi sarà “marea nera“. Alla fine è stato effettivamente uno spettacolo, quando si rivede un gioco così ed una serie di mete di quella fattura tutte insieme?

A posto così. Adesso però vediamo un po’ di occuparci di rugby.

L’Italia ha espresso il nulla, le giustificazioni, si è già detto, si sono sprecate ma, parlando di rugby finalmente, in campo si è visto il nulla. Non è esistita una fase dove i nostri azzurri abbiano detto la loro, in campo c’è stato il vuoto che, considerando non essere la prima volta che si gioca con gli All Blacks, peggio di così non si era visto. Ottanta minuti di “niente da segnalare” è roba da ottimisti incalliti ma, ecco il refrain, questo è il nostro livello.

Il nostro livello di fronte a certe squadre è una “italia no contest”, un nuovo modo di abituarsi ai pericoli del nulla senza ricorrere nemmeno alle sconfitte onorevoli.

C’è poco da dire però: questo è davvero il livello del nostro rugby oggi. Non possiamo aspirare o pretendere di più, lo dobbiamo ormai aver imparato. Il problema però di questo nostro potenziale “no contest” è risaputo, teniamolo a mente: altre nations del rugby premono su di noi, sul Sei Nazioni, sulla World Rugby, per farci archiviare, per far mettere il nostro rugby in soffitta a vantaggio del loro, magari emergente e ricco. Vogliono mettere i nostri no contest a fare Test Match solo con Canada e Uruguay, USA e Giappone, Samoa, Romania e Namibia.

Giocare una partita di rugby da sparring partner può fare tanto male, è consigliabile non farlo mai più. Essere realisti vale una medaglia, essere no contest vale una pesante retrocessione. Meglio non abituarsi a quest’ultima condizione che il rugby-spettacolo fa solo male al rugby. Specialmente al nostro.

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2 Comments to: ITALIA NO CONTEST

  1. Marco L.

    novembre 14th, 2016

    Vedrai come cacciano il preside in consiglio una volta che vengono meno i bottini dei test match contro le grandi…

  2. Andrea P.

    novembre 15th, 2016

    L’ITALIA CHE VERRA’

    Sabato ero all’Olimpico e dopo solamente 20 minuti di gioco ero già impegnato a fare altro con lo smartphone. Ogni tanto alzavo lo sguardo e lo spettacolo era sempre lo stesso: palla in mano ai neri… meta. La nostra unica meta non è nata da un’azione costruita, sudata, combattuta, ma frutto di un intercetto. Poca roba. Io non ho gioito come un forsennato, mi sembrava ridicolo.
    Detto ciò, escluso Parisse (mica poco…) e McLean, questa è l’Italia dei giovani Italiani; degli “accademici”. Finito il flusso di argentini, sudafricani e neozelandesi, quelli in campo sono i giocatori prodotti dalle Accademie, dai club del Pro12 e dall’Eccellenza. Aspettiamo questi Test Match e il prossimo Sei Nazioni e poi finalmente vedremo i frutti della nuova gestione/politica (per me scellerata) della FIR.
    Credo che ne vedremo delle belle! Spero di essere smentito.