8 novembre 2016

ELVIS LUCCHESE: ERAVAMO IN ANTICIPO SU TUTTI MA OGGI RIMANE IL SOGNO DEI DOGI.

Elvis lucchese
Elvis Lucchese

Elvis Lucchese, giornalista, classe 1972, è una delle penne più argute del panorama ovale veneto, osservatore attento, coniuga il rugby come sport e ricerca storica. Nei suoi libri e dalle pagine del “Corriere del Veneto” racconta il mondo ovale con passione tangibile. Ecco allora qui sotto due chiacchiere fatte con lui sul nostro rugby,  di ieri e di oggi.

Stefano F.:Rugby è storia, il tuo rapporto con il rugby è anche un lungo viaggio negli anni che tu sai ripercorrere e raccontare molto bene nei tuoi scritti, ma come nasce la tua storia di rugby…potremmo cominciare a raccontare dicendo “in principio furono San Donà e Mirano …. ”?”

Elvis Lucchese:”Mi sono appassionato quando per conto della Nuova Venezia cominciai a seguire il Panto San Donà e l’Osama Mirano, le due squadre veneziane in serie A. Era il 1994. Il gioco di per sé non mi ha mai interessato troppo, ne capisco poco dell’aspetto tecnico. Peraltro oggi trovo il rugby, per come si è evoluto, sempre più noioso da guardare. Allora ciò che mi prese del rugby furono l’ambiente, le storie, gli umori. Ai miei occhi il rugby, fra gli sport, era quanto di più vicino alla letteratura, e i suoi protagonisti erano un po’ come personaggi di un romanzo, le loro facce erano facce da film. Un mondo che si presta (soprattutto si prestava) ad essere raccontato

SF:Quale è stato secondo te il decennio che ha dato al rugby italiano la vera spinta e quale è stata?

Elvis L.:”L’era di Georges Coste – gli anni Novanta, dunque – ha cambiato il nostro movimento per sempre. Anche un po’ per una perfetta coincidenza nei tempi: mentre il rugby affrontava una difficile transizione verso il professionismo, in Italia eravamo in anticipo su tutti con il sistema delle “borse di studio”, con due realtà di club di fatto già professionistiche, con gli argentini naturalizzati; mentre il piccolo mondo del rugby scopriva la necessità di aprirsi a nuovi mercati, l’Italia poteva offrirsi come partner affidabile grazie ad una Nazionale competitiva. La rivoluzione dell’ingresso nel Sei Nazioni si deve alle imprese di quel gruppo, che disponeva di grande talento. In un certo momento la coppia Troncon-Dominguez era indicata, credo a ragione, come una delle migliori mediane al mondo.

SF:”Il nostro sport si identifica continuamente nella sua storia ma forse adesso non la stiamo facendo….”

Elvis L.:”Negli anni Duemila il rugby italiano è sfiorito nel cosiddetto alto livello a causa dell’incapacità di chi l’ha governato. E’ mancato da noi il “commitment to excellence” che è alla base di ogni progetto sportivo serio. Sono prevalse sempre l’opportunità politica, il clientelismo. Ma negli anni Duemila è esploso al contempo un rugby di base magari un po’ naif ma sano, spontaneo, appassionato. Rimarrà soprattutto questo di questi anni duemila: le centinaia di piccole società sparse ormai in tutto il territorio, che fanno attività giovanile, cultura, aggregazione. E rimarrà quell’infarinatura di rugby presso il grande pubblico che il Sei Nazioni ha portato.

SF:”Parliamo al presente. Il Benetton Rugby così come si è vista fino ad oggi dopo sei anni di Pro12, secondo te ha fatto il grande affare che sognava coronando il suo antico sogno di partecipare ad un campionato europeo?

Elvis L.“C’erano tutti i presupposti perché il Benetton fosse protagonista di una grande avventura europea. Ma lo slancio del club è sempre stato ostacolato dalla Fir: basti ricordare che il Consiglio Federale votò l’esclusione di Treviso dalla Celtic League a favore di Roma e Viadana. Naturalmente la società da parte sua ha commesso molti errori, ma di fatto manca il contesto di fondo perché in Italia possa crescere una grande realtà di club. No, credo che Benetton non abbia fatto un grande affare, ma Treviso ha dimostrato nelle prime tre stagioni di Pro12 che il rugby italiano ha le potenzialità per essere competitivo e rispettato in scenari internazionali. A patto di lavorare in un certo modo

SF: Ritorneremo ad un grande campionato italiano? Tu lo auspichi?

Elvis L:” I tempi dei grandi stranieri, dei grandi sponsor, dei diecimila spettatori sugli spalti, sono passati e non vedo come possano tornare. Ma va sottolineato che il rugby in Italia non ha mai conosciuto la diffusione del basket o del volley, è sempre stato uno sport minore o in un certo senso regionale: con poche eccezioni, al di fuori del Veneto non si sono mai viste tribune gremite. Naturalmente l’Eccellenza andrebbe rilanciata ma non c’è il radicamento perchè diventi un torneo come quelli francese e inglese. Il campionato va apprezzato per quello che è, senza fare confronti con il rugby-spettacolo che si vede in tivù. L’Eccellenza, così come i gironi veneti della A e della B che sono molto divertenti da seguire, è dove vivi l’amore per la squadra della tua città, le rivalità di campanile, dove passi due ore all’aria aperta con gli amici, la birra, il panino col salame. E’ un rugby che è bello così. Se poi parliamo di rugby professionistico il mio sogno, egoisticamente, è vedere nascere una grande franchigia autenticamente veneta – potremmo anche chiamarla Dogi – che giochi un giorno in Pro12 e Champions Cup, formata da tutti gli azzurri e da alcuni stranieri forti. La farei allenare direttamente dallo staff della Nazionale

SF:Tu hai raccontato che a Conegliano (TV) i ragazzi delle under 14 e 16 finita la partita imbracciano cenci e ramazza e fanno le pulizie dello spogliatoio, lasciandolo nelle ordinate condizioni nelle quali l’avevano trovato. Perché questo è importante?

Elvis L.” Molto semplicemente è un’iniziativa che suggerisce umiltà e rispetto, nella fattispecie rispetto per la cosa pubblica.

SF :Cosa speri davvero per il futuro del nostro rugby?

Elvis L. ” Che Gavazzi torni a dedicarsi alle sue aziende e al Calvisano.

Chiarissimo. Un grazie ad Elvis.

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Elvis Lucchese dagli anni Novanta coniuga la passione per il rugby con l’interesse per la scrittura e la ricerca storica. Ha pubblicato “Il Paese del rugby. 1956-2006, storia e racconto di cinquant’anni di palla ovale rossoblù” (2006), “Alessandro Troncon condottiero azzurro” (2007), “La finta di Ivan. Mete, placcaggi e terzi tempi infiniti, il rugby di Francescato” (2007), “Meta Nuova Zelanda” (2013). Ha contribuito ai volumi collettivi “La Sesta Nazione” (2008), “Che Guevara e il rugby” e “Le rugby: une histoire entre village et monde” (2011). Per il Corriere del Veneto ha seguito dal 2001 al 2014 le vicende italiane ed europee del Benetton Treviso. Il suo blog, dopo l’esperienza di Rugby People, è oggi “La terra del rugby” nelle pagine web del Corriere del Veneto.

Comments

Sergio Martin

…cosi’ come i gironi tout court della A e della B che sono molto divertenti da seguire…

pietro

…tutto cambiato nel giro di pochi anni.
L’età dell’abbandono si è anticipata, l’appartenenza finisce con le prime velleità di “campioni” costruiti con delle speranze e non nella sostanza.