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Western Force è nel Super Rugby

Il rugby che conta, quello che conta i soldi, quello che pesa finanziariamente, fa sentire alcuni scricchiolii, qualche segnale al Nord, in Francia, molti segnali più marcati al sud, soprattutto fra i Pacifici, ma vediamo un caso positivo che fa scuola, in Australia.

Nel sud del mondo le cose sono infatti già molto avanti in termini di crisi economica del rugby. Per una volta non guardiamo alle federazioni del Pacifico che, Fiji in testa, bisogna però ricordarlo, hanno un bisogno assoluto, per sopravvivere alle super-potenze “sudiste” ed al saccheggio di talenti generalizzato che subiscono, dei contributi economici di World Rugby. Lasciamo stare per adesso il Sudafrica che vive una crisi più generalizzata. Guardiamo in Australia ed andiamo nel suo “ovest profondo” dove dominano i colori di Western Force.

Il rugby union australiano ha un problema finanziario piuttosto importante, la sua Federazione non ce la fa a sostenere, almeno come ha fatto fino ad oggi, le 5 franchigie che giocano nel Super Rugby, soprattutto dopo che l’allargamento di quest’ultimo ha alzato i costi e diminuito i ricavi. Una delle franchigie dovrà essere tagliata e Western Force, il team con base a Perth, quello con risultati sportivi meno importanti negli ultimi anni e con disponibilità economica inferiore agli altri è forse il vero candidato a questo taglio.

Ecco allora che quelli dell’ovest si sono organizzati ed hanno creato un modello di azionariato popolare diffuso (public ownership model) .

Western Force ha lanciato recentemente la campagna che senza mezzi termini dice “Save our game” ed invita i propri sostenitori ad aderire a questo modello innovativo di proprietà del club. Sono infatti stati resi disponibili 5000 certificati di proprietà che varranno ogni anno 1000 dollari australiani (circa 700 euro), la proprietà degli stessi non è trasmissibile ad altri se non all’interno della propria famiglia e l’acquisizione di queste “azioni” dà diritto nel club ad una serie di vantaggi ma anche ad una serie di diritti, fra cui quelli elettivi, ne più e ne meno come un vero proprietario. Per portare avanti questa campagna Western Force ha mobilitato tutte le strutture del territorio, incluse le strutture pubbliche e quelle politiche, ha aperto uno spazio web “own the Force”.

Il modello lanciato dagli australiani dell’ovest, per stessa dichiarazione di Hans Sauer Presidente di Western Force, è stato introdotto dopo aver analizzato quanto in essere in Europa nel calcio, nel FC Barcellona, e nel football americano, nella franchigia dei Green Bay Packers.

Sauer ha ben sottolineato quanto sia importante che la franchigia resti nel Super Rugby, la sua esistenza infatti garantisce, ad esempio, una seria mobilitazione pubblica e privata nella realizzazione e manutenzione di impianti sportivi che poi vengono utilizzati anche da altri sport. Insomma può essere che diversi di questi certificati vengano comprati da protagonisti di altri sport locali. Ecco perchè Coach David Wessels ha poi sottolineato che:”Se l’Australia dell’ovest perde la possibilità di partecipare al più duro ed al più alto profilo sportivo per club nel mondo è una brutta cosa per tutti coloro che amano lo sport in Australia occidentale, non solo il rugby“.

Bill Pulver, CEO della ARU, la federazione australiana, ha già dato il suo assenso alla operazione di Western Force citandola ad esempio per tutti ma soprattutto indicandola come franchigia “salva” dal potenziale taglio se dovesse raggiungere il suo obiettivo di sostentamento economico.

Il modello Western Force (Barcellona- Packers) è senza’altro un esempio per il futuro del nostro sport, certo le condizioni da quelle parti sono diverse e fare i paragoni e sempre molto difficile in questi casi. Volendo però metterci del sale in più, visto che questo modello prima o poi dovrà essere messo alla prova ad alto livello anche dalle nostre parti, proviamo a fare dei confronti con il nostro rugby italiano, le nostre condizioni di condivisione delle infrastrutture ad esempio, insomma alleniamoci a pensare il modello qui da noi. Think positive, please.

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