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Contributi alle infrastrutture? Come sono messi i campi da rugby in giro per l’Italia? Due esempi per tutti perchè altrimenti sarebbero tantissimi, solo due allora, trovati sfogliando velocemente la carta stampata. Passiamo oggi per Bolzano e Livorno.

LIVORNO SENZ’ACQUA. I Lions nella città toscana più che una società di rugby sono una comunità votata all’ovale. Giocano al campo “Vincenzi” ma da più di un mese la caldaia là si è rotta ed è da più di un mese che, dopo l’allenamento e/o la partita, si esce dal campo senza potersi fare una doccia. Livorno è a secco, asciutta, niente acqua, restate sudici! Sono 150 fra serie C e ragazzini che si guardano questo disagio ma che soprattutto vedono come sia “difficile” risolverlo. Il Presidente della Società è infuriato, l’amministrazione comunale impastoiata nella burocrazia e, chissà, magari anche nella sua scarsa sensibilità al problema. Uno fa tanta fatica per avere un campo dove poter giocare e poi tutto viene vanificato così! Livorno lo prendiamo oggi ad esempio per dimostrare quali siano i problemi che i Presidenti del rugby di periferia devono affrontare ogni giorno, cose che accadono quando non si hanno soldi per fare da se e quando non si pesa abbastanza per far fare a chi tocca. La caldaia è rotta: forza rugby.

BOLZANO SENZA IL CAMPO Nel capoluogo dell’Alto Adige la situazione è grave, lì il campo non ce l’hanno proprio e le docce saranno solo l’ultimo miraggio. Hanno raccolto circa duemila firme i rugbysti del posto per chiedere un campo da rugby tutto per loro ma non è abbastanza, ogni tanto spunta fuori un posto papabile ma poi va a finire male, da troppo tempo. Quando, nel 2015, hanno promosso quella raccolta di consenso la situazione era quella di una società di rugby, il Sudtirolo Rugby, che poteva far allenare i suoi ragazzi solo due volte alla settimana, su di un solo campo da calcio, tutte le categorie insieme: 160 ragazzi su un solo campo. Dopo un anno se ne sta ancora a parlare, di questi giorni è la notizia che a Castel Firmiano, posto che pareva quello giusto, non si può fare un campo da rugby. Una delle Amministrazioni locali più ricche d’Italia, l’Alto Adige, non riesce a risolvere il problema, fare diversamente non si può, non ci sono risorse ed il rugby fa fatica. Tanta

Le società che in Italia hanno problemi di questo tipo e che, palesemente, non hanno la forza economica ed il peso politico per risolverli velocemente sono moltissime. La qualità media degli impianti che utilizza il rugby in giro per l’Italia è quella che riusciamo ad immaginare da questi due casi ma ce ne sono di ancora più difficili.

Di fronte a problemi come questi è evidente che serve un piano di investimenti ricco, la FIR dovrebbe mettere in gioco pesanti aumenti nella posta di bilancio che porta i contributi alle infrastrutture.

La FIR di oggi però ha un buco di oltre 2 milioni di euro, questo quello accertato e si sentono spifferi che dicono sia molto più pesante quest’anno (6 milioni? mah, sembra impossibile, sono davvero tanti, maldicenze o verità?).  Di fronte a questa situazione drammatica del proprio bilancio la Federazione dovrà apportare un piano di tagli per reintegrare velocemente le passività, dove andrà a prendere i soldi? Quali sono i contributi FIR che subiranno la decurtazione? Cosa accadrà ai finanziamenti per le nuove infrastrutture? Verrà aumentato il contributo al territorio? O no?

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One Comment to: DUE ESEMPI DI “INFRASTRUTTURE CERCASI”. IL RUGBY DI BASE E LA CRISI FIR

  1. Filippo83

    ottobre 24th, 2016

    Ipotesi peregrina, quindi correggetemi se sbaglio. Nei paesi di lingua tedesca, con la notevole eccezione della zona di Heidelberg, il rugby non è affatto popolare. In Austria e Baviera (le nazioni culturalmente più prossime al Tirolo anche meridionale) si può dire che esso non esista. Viceversa è più popolare il football americano, anche nella stessa Bolzano. Dulcis in fundo il Sudtirolo Rugby è, nonostante il nome, società prevalentemente italofona, è vero in una città a maggioranza italofona, ma comunque all’interno di una provincia (autonoma) germanofona, dove questa differenza è sempre molto sentita. Non è che dunque questo brutto mix, ignoranza del rugby più diffidenza etnica, stia penalizzando oltremodo questa società?