2013_05_28_Under20_Rugby

Una nostra Nazionale Under20… qualche anno fa

Dal 2008 il Sei Nazioni delle Nazionali maggiori è accompagnato, generalmente nelle giornate immediatamente precedente alla partita dei “più grandi”, dalla identica partita della Nazionale Under20. Questa cosa potrebbe cambiare.

La proposta arriva dalle Federazioni gallese e scozzese che hanno chiesto gli Under20 si giochino un altro Sei Nazioni tutto loro immediatamente dopo la fine di quello seniores. Secondo le due Federazioni la cosa lascerebbe ai giovanotti la possibilità di sostituire quelli della Nazionale maggiore presso i loro club durante il Torneo e metterebbe quindi i più giovani nelle condizioni di fare una esperienza di altissimo livello. La proposta è stata vista con favore dal Board del Torneo che ha detto ne vorrà discutere.

Due rapide considerazioni.

La prima sulla proposta in se che, pur avendo una logica tecnica indubitabile, rischia di promulgare un altro Torneo internazionale, questa volta giovanile, fra i troppi che già ci sono; rischia perciò di aggiungere, ad un calendario mondiale già intasato al punto che esiste un progetto di World Rugby per sfoltirlo, una ulteriore possibilità. Vista così bisogna inoltre ammettere che il Sei Nazioni dei piccoli rischierebbe di perdere il palcoscenico mediatico che invece gli viene garantito dalla contemporaneità con quello maggiore e di perdere buona parte della sua visibilità.

Resta inoltre il dubbio che questa proposta sia la solita boutade politica di qualche europeo contro l’organizzazione mondiale ovale: un Torneo così strutturato farebbe infatti concorrenza al Mondiale JWC, l’evento Under20 annuale organizzato proprio da World Rugby.

La seconda considerazione è per noi italiani. La proposta scozzese-gallese dimostra l’immenso divario fra il loro rugby ed il nostro. I nostri Under20 vivono chiusi in Accademia e ben pochi sarebbero adatti ad entrare nelle già fragili fila di Zebre e Benetton per sostituire quelli che si dirigono verso il Sei Nazioni, comunque per farlo bisognerebbe tranciare il sistema accademia così come è adesso e privilegiare l’attività di club. Questa Italia del rugby inoltre non ha nemmeno un suo campionato Under20 dove misurare i suoi talenti fra pari età e la selezione “accademica” italiana non parte quindi da valori ripetuti sul “campo”. Questo è un altro elemento che ci trova molto indietro rispetto alla proposta gallese-scozzese che guarda ad un livello di maturazione ben superiore al nostro e tutto giocato sul campo.