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La sfida che si gioca nella ormai imminente Assemblea della FIR destinata ad eleggere il nuovo Presidente ed il Consiglio Federale è cruciale per la storia e la vita stessa del nostro movimento sportivo. Per i Presidenti delle Società e gli elettori designati da Statuto chiamati a questo impegno si tratta, prima di tutto, di una corposa prova di maturità che trova la sua sintesi in tre termini stringenti: realismo, responsabilità, innovazione.

Una visione realistica dello stato dell’arte è la prima cosa della quale dovrebbero tenere presente tutti i dirigenti del movimento ovale, una visione che superi fazioni ed interessi particolari per concentrarsi su opere e risultati. Se di fronte ai risultati sportivi di infima qualità di Nazionale, Pro12, selezioni nazionali giovanili e via così, si sommano lo stato di crescita nullo di giovani giocatori e formatori, i livelli insufficienti dei campionati nazionali ed il loro bassissimo appeal,  la mancata risposta ai disagi o deficit di alcune categorie del nostro sport (ad esempio gli arbitri), lo stato di perenne mancanza di risorse di quasi tutti i club sul territorio e le infrasttutture in stato di KO, il risultato è banalmente chiaro.

Negli ultimi quattro anni sono stati compiuti molti passi indietro anzi, nello stile tipico di una gestione aristocratica, alcuni hanno avuto moltissimo a danno di moltissimi che hanno invece aggiunto, a quelle già esistenti, ulteriori difficoltà.

L’ultima certificazione di questa gestione impropria e poco trasparente della FIR è il bilancio economico federale sprofondato quest’anno nel rosso assoluto, prima volta nella storia, con la bellezza di € 1.128.202 di perdita. Il Presidente si è prodigato in questi anni per spiegarci che voleva una federazione-azienda, bhe, l’azienda è fallita.

Il realismo ha però bisogno di una concreta assunzione di responsabilità, questo è quanto sono chiamati a fare i componenti l’Assemblea FIR. Non si tratta di eleggere un Presidente, qui si tratta di tracciare una strada. Non è solo questione di bilancio in rosso e crisi del movimento, si tratta di guardare fuori e prendere atto che il rugby sta attraversando un periodo di grande trasformazione e l’Italia ne è fuori anzi, rischia di esserne la vittima. Serve quindi la capacità di assumersi la responsabilità di una crescita vera, generale non settoriale, di tutti e non di pochi. Serve non proclamare ma programmare, non comandare ma indirizzare. Una responsabilità molto pesante.

Per tutti questi motivi da queste parti, da tempo, si sostiene che per riuscire davvero ad adempiere a questa responsabilità bisogna restituire la centralità ai club, tornare al territorio,  ripartire da Presidenti, tecnici e dirigenti locali e con loro risalire la china.

Il metodo affinchè questa nuova “responsabilità” dia i suoi frutti è quello della innovazione. Per molti ambiti questo passaggio è fondamentale: dalla formazione giovanile alla programmazione dei campionati, dal supporto per nuovi campi di gioco ai percorsi di crescita per i tecnici, dalla rimodulazione dell’Alto Livello alla chiarezza gestionale e di redazione di conti economici e bilanci federali. Il “cambiare per crescere” è un altro esame importante a cui questa Assemblea difficilmente potrà sottrarsi.

Questi sono i veri temi della Assemblea federale di domani, dietro l’elezione di un Presidente e di un Consiglio federale c’è questa prova di maturità a cui il movimento ovale è chiamato.

Il Nero Il Rugby ha dichiarato il proprio appoggio al candidato alla Presidenza Marzio Innocenti proprio in virtù di quanto sopra descritto. Non è solo la scelta di un uomo affidabile e concreto ma anche la sensazione marcata che eleggendo Innocenti tutto il movimento possa tranquillamente mettere mano a se stesso, che ci possa essere una guida più vera, corale e dinamica, che stia vicino ai problemi e non li guardi dall’alto e, per questo, si possa realizzare una gestione realistica del nostro mondo ovale.

Forza Rugby. Buona fortuna Rugby!

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