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Elezioni Federali: moltissimi caps a contrastare Alfredo Gavazzi.

Le prossime Elezioni Federali saranno determinanti per il futuro del nostro rugby e l’unico vero problema, arrivati alla fine del mese di questo luglio, è che tutti i presidenti delle società sportive ovali, coloro che votano e decidono del futuro, se ne siano resi davvero conto. In questo momento la vera incognita che attanaglia il rugby italiano è questa: hanno tutti veramente capito quanto grave ed importante sia il momento?

L’attuale Presidente federale gioca molto, quasi tutto, proprio su questa incognita: più questa competizione elettorale diventa una questione di bottega, una questione di campetti sportivi da finanziare, di accademiette da spostare, con i relativi soldi, da una parte all’altra, quindi una questione molto clientelare e poco strategica, fino a quel punto lui è il super favorito per la vittoria finale.

Diverso se tutto il movimento si mette a ragionare, chiede conto di programmi e prospettive, di risultati avuti nei quattro anni trascorsi: di fronte a questo il prossimo Presidente sicuramente sarebbe altro.

Siamo nell’estate dell’anno olimpico ed ancora non è dato sapere quando saranno queste elezioni; Alfredo Gavazzi, che non ha passato un solo minuto della sua presidenza da super-partes, cioè da vero Presidente, sta giocando anche la carta della data elettorale per favorire la sua rielezione.

Non sapremo ancora la data ma sappiamo chi c’è in campo.

C’è l’attuale Presidente, lo ha detto in conferenza stampa e lettere ufficiali, quelle partite con timbro della FIR, quello che un vero Presidente non dovrebbe fare per rispetto e coscienza del suo ruolo. Lo ha fatto dire ad alcuni suoi amici in giro per l’Italia, amici che, riferiscono pubblicamente voci ovali, sono andati a chiedere le deleghe di votazione in bianco per la sua rielezione.

C’è Gianni Amore che alle scorse elezioni federali, nonostante i pesanti sabotaggi subiti, aveva raggranellato un 6% di preferenze; il siciliano non ha mai smesso di occuparsi di rugby in questi quattro anni, non ha mai fatto mancare la sua voce. La sua base di lavoro è quella di quattro anni fa, sempre attuale, sugli “Stati Generali del Rugby”.

C’è il nutrito gruppo di “Pronti al Cambiamento che esprime in questi giorni ufficialmente la candidatura di Marzio Innocenti, attuale Presidente del Comitato veneto. E’ un gruppo che copre almeno 16 regioni, tanto territorio per Pronti al Cambiamento che da mesi gira l’Italia per raccogliere idee e progetti, che ha studiato un programma condiviso con moltissime realtà, lo ha scritto e pubblicato da tempo.

C’è Massimo Giovannelli, uscito negli ultimi mesi con la proposta, molto web ma anche concreta, denominata Terre Ovali. Giovannelli ha puntato più sulle personalità del rugby, le ha raccolte intorno a se e fa della “competenza” il suo cavallo di battaglia.

L’uomo da battere, soprattutto per i motivi di cui sopra, è Alfredo Gavazzi che sta muovendo la macchina federale a suo vantaggio.

Amore, Innocenti e Giovannelli hanno progetti sostanzialmente simili, stanno parlando all’Italia ovale quasi la stessa lingua, attualmente non hanno però un comune posizionamento e questo gioca a favore del Presidente uscente. Si spera i tre non passino troppo tempo a pavoneggiarsi su intese “strategiche”, alleanze e conteggi, si dedichino all’unico obiettivo che vale: salvare il rugby italiano. Diversamente dovrebbero prendere atto di essere l’unica cosa che non serve al rugby italiano in questo momento: l’opposizione.

L’opposizione alla attuale Presidenza non serve proprio a nulla, serve un progetto chiaro e condiviso di ristrutturazione del rugby, una analisi obiettiva ed un strategia motivata, insomma non serve un progetto di opposizione, serve un progetto ed un programma di governo.

Fuori da questo tipo di ambito, concretamente progettuale e veramente sistemico, posizionamenti ed altre mosse politicheggianti sono sicuramente parte dell’attività elettorale ma non possono essere protagoniste.

Sono discorsi vivi  fra i candidati “alternativi” che ora è il tempo di applicare fino in fondo.

E’ il progetto che deve fare il Presidente perché ci serve un vero Presidente. Il resto lo abbiamo già.

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