David Odiete, dalla Zebre al Mogliano, dal Mogliano alla Benetton.

David Odiete, dalla Zebre al Mogliano, dal Mogliano alla Benetton.

In 13 hanno lasciato la Benetton Treviso mentre in 16 sono usciti dalle Zebre, le rose di entrambe le “franchigie” celtiche hanno subito una profonda trasformazione ed allora, con un paio di conteggi sulla punta delle dita, vediamo un po’ cosa è accaduto.

Alcuni giocatori salgono ma alcuni tornano indietro, ovvero scendono dal Pro12 all’Eccellenza, tornano quasi tutti felici, hanno fatto una bella esperienza ma non è sufficiente e tornano indietro. L’ultimo annuncio è di Mogliano ed è Michele Visentin, classe ’91, un trevigiano alle Zebre che percorre la strada di Odiete, almeno così sembra, perchè quando si dice la strada di Odiete” ci siamo già capiti dove vogliamo andare a parare.

Le Zebre, franchigià FIR a tutti gli effetti, hanno visto partire Leonardo Sarto verso la prestigiosa Glasgow ed un trio autorevole, Mirko Bergamasco-Ferrarini-Muliaina verso il nuovo campionato americano. Oltre al Visentin di cui sopra altri ragazzi sono “scesi” in Eccellenza, alla corte di Casellato i due nuovi poliziotti Emiliano Caffini e Filippo Cristiano, ed uno, sempre a Roma, sponda Lazio, dove è tornato Giulio Toniolatti. Per quattro che vanno nel massimo campionato italiano quattro che salgono alle Zebre dalla Eccellenza: tre da Calvisano (oibò!) Di Giulio, Mbandà e Castello ed uno dal Petrarca (Bellini). Se guardiamo alla “vocazione” delle franchigie è decisamente tardivo l’arrivo di questi giovani “eccellenti” alle Zebre visto che diversi hanno già vestito la maglia azzurra.

Dalla Benetton i “ritorni” più noti sono quelli del duo Muccignat e Andrea De Marchi che passano a Rovigo e quello di Enrico Bacchin e Simone Ragusi che si accasano al Petrarca. Il team trevigiano per contro esegue lo “svuotamento” del Mogliano con ben quattro giocatori che passano in biancoverde (David Odiete, Andrea Buondonno, Luca Sperandio, Federico Zani), si prende i talentuosi Filippo Gerosa e Ian McKinley da Viadana ed anche le tre promesse di Rovigo Giorgio Bronzini, Nicola Quaglio, Guglielmo Zanini. Quattro passano in Eccellenza contro nove che salgono in Pro12, uno scouting di tutto rispetto.

L’interscambio Pro12 – Eccellenza è condito nelle due italiane di Pro12 con una dose massiccia di rientri dall’estero: Pasquali (Leicester), Tebaldi (Harlequins), Allan (Perpignan) e Benvenuti (Bristol) per la Benetton e quelli di Furno e Venditti (Newcastle), con Festuccia dagli Wasps. Tutti veri “colpi” di mercato? Anche no.

Tralasciando le considerazioni sul dubbio se le due italiane di Pro12 si siano o no rafforzate rispetto al campionato trascorso pare evidente che i “flussi” dei nuovi arrivi corrispondono più ad un “sentiment” generale che non ad una reale programmazione. Alcune salite dalla Eccellenza sono figlie della “predestinazione”, risaltano quelle di Calvisano, altre forse addirittura tardive; la domanda per questi ragazzi “eccellenti” però è sempre la stessa, visto il divario fra il loro campionato e quello a cui sono destinati, giocheranno mai? Ci sono già stati nomi illustri dimenticati sulle panchine di entrambe le franchigie ed alcuni ritorni in Eccellenza sono proprio figli del basso minutaggio in Pro12 e ritorniamo alla “strada di Odiete“. La cantilena la si conosce, ci dicono che quei ragazzi sono arrivati presso le franchigie per provarci, per raggiungere il livello adeguato che, vista la loro provenienza, non hanno.

Pare evidente che i signori delle franchigie ci stiano dicendo che le Accademie e l’Eccellenza non formano all’Alto Livello. Ma se quei ragazzi devono arrivare nella franchigia di Pro12 per formarsi all’Alto Livello allora tutto quell’ambaradan di organizzazione federale che ci sta dietro…..

Chi dei due non la racconta giusta? I federali delle Accademie o i federali delle franchigie? Rispondere qui per trovare la risposta a “giocheranno mai?”

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One Comment to: GIOCHERANNO MAI? DEGLI ARRIVI E DELLE PARTENZE DALLE FRANCHIGIE

  1. Walter

    luglio 5th, 2016

    Entrambi! Ci si illude che il contesto rugbystico italiano (tecnici giocatori dirigenti) di secondo terzo livello possa progredire cambiando etichetta… Ci si illude che l’obbligo quasi di far giocare italiani in alcuni ruoli chiave, sia una scelta positiva per far crescere questi ragazzi e portarli a livelli anglo francesi. Il discorso è lunghissimo e complesso. Un dibattito onesto intellettualmente sarebbe auspicabile ma è irrealizzabile. Prima di tutto il potere. Il potere come in altri contesti porta se non gloria almeno danaro. Ed è quello che muove tutto. Chi lo detiene vuole restarci aggrappato in tutti i modi. E allora sono disposti al classico muoia Sansone con tutti i filistei. A questa auto dissoluzione ci stiamo arrivando… I signori ricorreranno ai soliti trucchetti tipo andare in sud Africa e prendersi (adesso il momento è tra i più vantaggiosi visto che là devono far giocare i black a tutti i costi) dei giovani promettenti portarli qui e farli diventare italiani… Il che assicurerà l’allungamento di qualche mandato federale….