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Conor O’Shea nuovo Coach della Nazionale in divisa Harlequins

La Nazionale di O’Shea ha giocato e perso di pochi punti con l’Argentina, quella di Orlandi, la Nazionale Emergenti, ha raccolto due ottime prestazioni, una vittoria ed una sconfitta. Non è però una questione di punti e punteggi.

Colpisce come la stampa ovale si prodighi negli atteggiamenti calcistici scrivendo, ad esempio, dopo la sconfitta del XV maggiore con i sudamericani, cose tipo “non è ancora la Nazionale di O’Shea“. Giornalisti di indubbia capacità ovale si sono messi ad analizzare puntualmente la Nazionale del nuovo Coach vista nella singola partita e sono arrivati a conclusioni tecniche e generali puntualissime, vision per il futuro, quasi pronostici. E’ solo la  prima partita! Dicesi la prima partita in assoluto, il primo raduno, la prima volta da sempre.

L’Italia è pregna di quella cultura calcistica, che di tecnico ha ben poco, dove basta un singolo match di un nuovo allenatore per decretarne magari anche il suo esonero. Una cultura sportiva fatta di episodi e sprazzi, di momenti magici ed altri terribili, senza vie di mezzo. Oggi hai vinto sei un eroe, domani perdi e sei finito. Organizzazione, tempistiche di crescita, maturazione e mille altre cose che hanno davvero a che fare con lo sport non hanno spazio nella cultura dell’usa e getta: ma questa è solo la cultura calcistica o è anche il professionismo europeo e/o  in particolare italiano? 

Eppure la deriva si vede, ci sono dei segnali timidi ma concreti di una intrusione di questi brutti “fenomeni” nel nostro mondo ovale. Guardate il rugby francese, quando avete finito di osannarlo, guardatelo bene.

Lo sport “usa e getta” non ci deve interessare. La fretta di creare miti e/o di distruggerne altri non è sport. E’ però davvero difficile isolare certi atteggiamenti che, chissà, magari anche da queste parti hanno colpito o, chissà, colpiranno, ma è un compito che la classe dirigente del nostro rugby deve prendersi.

Il rugby è anche uno stile, il rugby ha un suo stile, senza quello è un po’ meno rugby.

E O’Shea? Caro O’Shea ci vediamo al Sei Nazioni 2017 fino a quel giorno prova magari a farci divertire.