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Quale rugby vedremo fra 10 anni? La domanda è semplice e fin troppo consueta e le risposte sono almeno cento e tutte ben motivate ma, attenzione, partiamo questa volta da un punto di vista molto speciale: la tecnologia.

Conor O’Shea, il il nostro nuovo Head Coach azzurro,  ci ha parlato di una “nuova” Nazionale italiana che avrà come centro motore una ottima preparazione fisica ed una maniacalità sugli skills. Una buona parte di questo discorso è inevitabilmente legato alla tecnologia vista coma capacità di misurazione e di analisi, in particolare quest’ultima, dei risultati raggiunti.

La condizione di un giocatore di Alto Livello, ma la cosa dovrebbe scendere anche in Eccellenza ed avere qualche propaggine in Serie A se vogliamo che il movimento cresca, verrà sempre più misurata da software, cosa che già ora alcuni nostri Coach utilizzano con discreta assiduità.

Lo spunto di questa piccola riflessione viene da un pezzo trovato sulla newsletter di una compagnia di TLC che fa da richiamo ad un redazionale di uno dei leader mondiali in fatto di software per il businness: la tedesca SAP. Il pezzo in questione si riferisce al calcio che è tecnologicamente abbastanza avanti  nel controllo delle performance dei suoi giocatori.

SAP ci racconta di un mondo che in parte già conosciamo. Parla dei software per la rilevazione delle performance degli atleti che, inseriti in logica di gestione Big Data,”grazie alla miniaturizzazione dei dispositivi indossabili, raccogliere i dati...” dei giocatori durante l’attività e li mette a disposizione di allenatori, fisioterapisti, preparatori e pure al dietologo del team. C’è poi lutilizzo dei droni durante gli allenamenti (e durante il match quando si può) per riprendere e correggere, anche questo a livello informatico, gli errori e le propensioni tecnico-tattiche dei giocatori e della squadra.

Tutto questo si accompagna agli strumenti, video e non solo, di analisi del match ed alla banca dati dei talenti. Riguardo quest’ultimo aspetto l’articolo in questione ci parla di “un’applicazione sviluppata da un gruppo di ragazzi italiani che offre un database aggiornato quotidianamente su oltre 330.000 giocatori (si parla di calcio) sparsi per tutto il mondo”. Ovviamente questo DataBase non si ferma a nome, cognome, via ed indirizzo ma fornisce schede tecniche con precisi KPI sui risultati, video delle gare del giocatore, monitoraggi di prestazione eseguiti con i software di cui sopra ecc ecc.

Tutto questo nel rugby in parte c’è già, quello che manca presto arriverà. Quello che c’è e ci sarà si evolverà. Cosa sarà allora di questo sport così genuino e semplice fatto di combattimento e destrezza?

Tutta questa tecnologia cambierà il gioco del rugby, riuscire a governare in maniera così precisa, dettagliata e ripetitiva una serie immensa di dati per ogni singolo giocatore lascerà sempre meno al caso, o alla “giornata” dritta o alla giornata storta, il livello prestazionale di una squadra. Il gioco potrà andare quindi verso una direzione pre-fissata, lo spettacolo avrà soddisfazione ed il gioco potrebbe anche “piegarsi” di più al “gusto” della gente piuttosto che alla scontata efficacia tecnica. Giusto che sia così? Anche no ma c’è e non torna indietro, quindi “va bene” e guardiamo avanti.

La tecnologia  in certi ambienti ovali nel mondo è già, sarà sempre di più, un condimento indispensabile della partita di rugby, i nostri giocatori usciranno dal campo con in mano la stampata della prestazione durante partita o allenamento, oppure la riceveranno insieme al bilanciamento della dieta settimanale sul proprio smartphone. Vi piace? Anche no ma c’è e non torna indietro, quindi “va bene” e guardiamo avanti.

Adesso che abbiamo anche solo accennato a tutta questa tecnologia pronta e spendibile che risposta vi viene alla semplice e fin troppo consueta domanda di cui sopra: quale rugby vedremo fra 10 anni?

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