SEMIFINALE 1 ECC 2016

Il possesso è l’anima del rugby ma non basta conquistarlo bisogna poi riuscire a farlo fruttare. Ecco cosa ha veramente fermato, anche se in modo diverso, Mogliano e Petrarca dall’estorcere alle favorite Rovigo e Calvisano punti preziosi nelle semifinali di andata di Eccellenza che si sono svolte nel trascorso fine settimana in mezzo ad una montagna di altro rugby.

I tre punti di vantaggio di Rovigo da queste parti li si chiama pareggio non solo per la oggettiva inconsistenza del vantaggio ma anche per quello che si è visto in campo. Un Rovigo coriaceo in difesa ma decisamente meno impressionante in attacco che ha tenuto in mano per larga parte del tempo il pallino del match senza riuscire ad incidere. Un gioco troppo monocorde ed un atteggiamento di eccessivo contenimento ha tarpato le ali alle belle iniziative di Majstorovic,  la pur solidissima prima linea (Tenga – Momberg – Quaglio) ha sofferto il poco gioco aperto messo in campo da Mogliano.

Il Mogliano da tempo tradisce la sua vocazione “Seven” per giocare di più sul punto, sfidando l’avversario anche fisicamente, lo ha fatto anche con Rovigo, idea strana in verità, il risultato in termini difensivi è stato buono ma di palloni puliti i biancoblù ne hanno visti gran pochi. Comunque un ottimo Mogliano, ben piazzato, coerente sul piano di gioco, tutto bene con Renata che impazzava ma c’è stata anche tanta sofferenza. Alla fine il tutto si è risolto con la differenza al piede fra Basson (3/4) e Renata (1/3). Il ritorno a Rovigo, chi frequenta il Battaglini lo sa, potrebbe essere altra cosa però questa partita il dubbio su chi passa il turno non lo ha risolto.

Mogliano Vs Rovigo ha messo in luce due “ex” di gran lusso, Chillon lato rossoblù ed Odiete per il Mogliano , entrambi ex delle Zebre che ora in Eccellenza stanno brillando non poco. Diversa l’età e l’esperienza dei due ma in campo sono stati entrambi due spine nel fianco avversario.

Il Calvisano a Padova dimostra tutto il suo valore ma anche i suoi limiti. Il valore di Vlaicu che tiene in piedi un match che la sua squadra “gioca” solo a tratti, quello di Chiesa che dietro è una sicurezza e poi Tuivaiti e Cavalieri che impressionano la difesa avversaria. I bresciani giocano solo di fisico, un gioco di altri tempi, spesso “sporco”, sempre al limite del fallo, tante volte ben oltre, non bello ma solidissimo che trova un riscontro molto positivo nella interpretazione quasi perfetta delle fasi statiche e sulla difesa impenetrabile. Calvisano segna l’unica meta del match ma poi subisce gli attacchi di un Petrarca debole sulla mediana, in genere lento e poco propenso al gioco aperto. Quelli in nero l’occasione per vincere l’hanno avuta eccome ma sui cinque metri avversari, dove hanno stazionato anche a lungo, le soluzioni sono sembrate poche. E’ davvero un buon Petrarca, senz’altro più godibile degli avversari, abbastanza ordinato, ben coperto da Mennitti-Ippolito e da Fadalti, con Michieletto e Gower davvero in gran spolvero; troppe però le rimesse perse e troppo tempo trascorso adeguandosi al (basso) ritmo avversario.

Mitrea ha arbitrato il match tollerando il gioco “oltre”, con la delega in tasca di non far male a nessuno. Uno di quegli stili di arbitraggio che non prevedono il “cartellino giallo”, lasciano correre sui primi falli ricorrenti, dove il fuorigioco è optional, dove si parla tanto e si fischia poco. Facendo così una mano a qualcuno l’ha data ma non è “riuscito” ad essere determinate.

Partita e punteggio non dicono bene al Petrarca ma il dubbio lo mette semmai Calvisano. Ha fatto troppo poco, espresso poco gioco, alla fine del match erano i padovani ad averlo perso più che i bresciani averlo vinto. Ecco perchè anche il ritorno di questa semifinale ha comunque il suo pathos.

Il prossimo fine settimana si leggono i nomi della finale. Adesso ci siamo davvero!

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