augustin & bill

Agustin Pichot (Vice-Chairman di World Rugby) E Bill Beaumont ( ora Chairman di World Rugby)

Nei giorni scorsi a Dublino l’Assemblea del rugby mondiale ha eletto il suo nuovo Presidente e, contemporaneamente, il suo Vice. L’inglese Bill Beaumount è il nuovo Chairman di World Rugby e l’argentino Augustin Pichot il suo Vice.

Immediatamente dopo la loro elezione il duo Beaumont & Pichot ha voluto tracciare alcune linee guida, far capire alcuni passaggi che non avrebbero certo risparmiato al mondo ovale, un primo atto di presenza che, come tradizione anglosassone vuole, pesa moltissimo.

Bill Beaumount ha voluto evidenziare il necessario intervento sui calendari internazionali, la loro armonizzazione con la vita dei club e la necessaria reale globalizzazione degli eventi cosiddetti “internazionali” ma gestiti spesso in forma meno globale. Beaumout ha così lanciato al Board del Sei Nazioni la prima frecciatina: perchè non giocare il super Torneo europeo in aprile?

Davvero dirompente è stato però l’intervento di Augustin Pichot sulla questione della eleggibilità dei giocatori per la Nazionale ovvero le famose equiparazioni che stanno invadendo di oceanici, sudafricani e neozelandesi le Nazionali di mezzo mondo, Europa inclusa. Su questo argomento più volte da queste parti si è puntato il dito, non solo sul tema delle Nazionali che adottano stranieri ma addirittura sulla programmazione che alcune Federazioni fanno su questi ragazzi, “importandoli” di fatto dall’estero e parcheggiandoli nei club in attesa della scadenza e della potenziale utilizzazione internazionale. Un mercanteggiamento fatto anche di accademie, nei paesi del Pacifico, sovvenzionate, anche dal mondo europeo, appositamente ai fini del reclutamento di cui sopra. Un mercanteggiamento che sostituisce di fatto il valore essenziale del rugby e dello sport come strumento di crescita dei giovani, come fattore di competizione sportiva fra scuole nazionali e come obiettivo di crescita di ogni singola Nation.

Augustin Pichot ha ben presente tutto questo ed allora ecco la sua prima dichiarazione da Vice-Presidente del rugby mondiale a proposito dei tre anni per la equiparazione degli stranieri nella Nazionale:

Qualcuno mi ucciderà, ma abbiamo bisogno di cambiare. Penso che sia sbagliato. Dovrebbe essere per la vita, come nel calcio. Potrei capire cinque anni come periodo di residenza, penso che la cosa sarà all’ordine del giorno nei prossimi sei mesi… Penso che sia molto importante per mantenere l’identità delle nostre squadre nazionali, è un fattore anche culturale, una fonte di ispirazione per nuovi ragazzi… Penso che avere nella vostra squadra giocatori che non hanno vissuto a lungo nel paese che rappresentano, penso che non sia giusto… Ci sono casi speciali di giocatori che si sono spostati nei nuovi paesi quando avevano dieci o dodici anni, ma il solo fatto di trasferirli in un paese, magari presi da una Academy, come stanno facendo in Tonga, e messi a giocare, per esempio, come accade in Irlanda, io sono contro questo e penso che non sia giusto. A lui magari piacerebbe giocare in Tonga e fare soldi giocando in Tonga vivendo bene… Quando vedo l’inno nazionale e qualcuno che non lo canta, la cosa mi confonde un po’…Non credo  in un prossimo futuro l’Argentina avrà giocatori provenienti da altri paesi“.

Un applauso.

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