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La cittadina di Tarbes, poco meno di 50.000 abitanti a 380 mt s.l.m. sui Pirenei francesi, è esattamente a metà strada fra Tolosa ed il distretto ovale di Bayonne e Biarritz, da Tarbes sono circa 150 Km verso nord-est per la città dove regnano Thierry Dusautoir, Louis Picamoles e Maxime Medard e sempre 150 verso ovest per i due centri della regione basca francese.

Bayonne e Biarritz condividono con Tarbes la medesima divisione francese di rugby, il ProD2, la seconda divisione che ha il pregio di far parte della LNR, la lega professionistica francese del rugby, la stessa del TOP14. Bella cosa, gran cosa, stupenda cosa, ma anche “cosa” che costringe i club che vi partecipano a rispettare parametri stretti soprattutto sul piano economico e così il Tarbes Pyrénées rugby è già stato ufficialmente retrocesso alla categoria inferiore, sentenza emessa in questi giorni, per un possente buco di bilancio scoperto ed analizzato dalla commissione preposta dalla LNR a controllare la stabilità economica dei suoi club. A nulla vale che il Tarbes si trovi in questo momento in 13a posizione (il campionato è a 16 squadre e vi retrocedono le ultime due), la sentenza è scritta, con debiti e/o senza soldi non si sta nel paradiso del rugby.

La questione economica per il rugby francese di vertice è centrale, la Federazione e la LNR sono due entità di peso economico importante, è di fatto un duello che restituisce qualche scossone di troppo, è vero, ma garantisce alla fine successo e stabilità.

Il successo del rugby italiano non è stato gestito in maniera che potesse essere volano economico per tutto il movimento. La FIR è in effetti l’unica beneficiaria di questo successo, negli ultimi dieci anni i club, complice anche la crisi economica ma quella l’hanno vista anche i francesi,  si sono via via impoveriti mentre si è assistito alla progressiva crescita dei bilanci federali. La cosa non è di per se scandalosa anzi c’è da dirsi fortunati che qualcuno sia in piedi, ricco e sano, anche se, un paradosso, è l’Ente pubblico che gestisce il rugby ad essere ricco mentre il rugby ed il suo territorio piangono miseria. Non è scandaloso avere una Federazione ricca ma è assolutamente discutibile che quei soldi siano investiti  all’interno della FIR stessa per alimentare meccanismi propri e proprietari e non il movimento in genere. La FIR, soprattutto in questi ultimi anni, è arrivata ad  essere un colosso potente ed inarrivabile, unico centro motore e unico attore di uno sport che si giocherà pure in quindici ma come e quando dice “uno”.

La politica federale ha ridotto gli spazi economici dei club ai minimi termini, gli unici due che hanno bilanci importanti sono pagati dalla FIR, Zebre e Benetton Tv. Il resto è buio. In Italia, perdurando questa situazione federale, non esiste possibilità che si possa avere una serie di club in grado di crescere ed alimentare il successo del movimento.

I team che compongono la LNR sono 30, Tarbes ne uscirà per sentenza, come abbiamo visto. Riconducendo l’esempio francese alle opportune proporzioni con il sistema italiano, risulta però evidente che quello francese è un potenziale modello e quello italiano no. Tarbes retrocede perchè non ha soldi ma il fine ultimo del sistema transalpino è quello di preservare il modello.

E’ necessario avere un modello serio per affrontare le future scadenze elettorali di rinnovo dei vertici FIR. Bisogna scegliere una strada. Da queste parti si preferisce un rugby diffuso ed un sistema di suddivisione dei compiti e bilanciamento dei poteri fra Federazione e club ma quando si dovesse parlare di club e di campionati si tenga presente di questo “caso Tarbes”. Il sistema deve garantire se stesso fino in fondo. Per una volta facciamo le cose seriamente.

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