cremisi

Gli basta un soffio e questi ragazzi vanno alle Fiamme Oro“. Una frase che sentita una volta regala solo il sospetto che l’autore, di solito però pacato e serio, abbia qualche conto in sospeso con i poliziotti, quando però la senti la seconda e poi la terza volta,  magari non precisamente la stessa frase ma una cosa che propone lo stesso concetto, ti ritrovi a fare domande a tutti per capire cosa voglia dire e quanto sia profondo questo disagio.

Giocare a rugby in Eccellenza, un campionato a tutti gli effetti semi-dilettantistico o, scegliete voi la parte del bicchiere, semi-professionistico, è una cosa molto difficile.

Solo tre squadre su dieci sono concepite per professionisti: Calvisano, Rovigo e Fiamme Oro appunto. Negli altri team magari qualche prof c’è pure ma tutti gli altri hanno quel “semi” davanti al prof  ed allora cambia davvero tutto e l’impegno è davvero micidiale.

C’è l’impegno per tutti quei ragazzi di essere e dover dimostrare di essere tutti i giorni il Top fra i giocatori dei vari Campionati italiani: eccolo allora lì il ragazzo semi-prof di Eccellenza che, con una preparazione di qualche ora su mezza giornata, se va bene, deve essere il top di cui sopra. Il bello è che  quasi sempre ce la fa. Una forza di volontà straordinaria.

C’è poi l’impegno di mettere da parte qualcosa dal tuo rimborso spese per tirare avanti il resto della giornata e poi c’è il resto della giornata che, pazzesco ma è così, è la parte che conta di più.

Nel cuore di un rugbista di Eccellenza il rugby è la cosa più grande, il sogno di una vita, lui lo sa che tante cose che vivrà lì, in mezzo al campo, nello spogliatoio, nelle serate post partita, le racconterà a suo figlio e, chissà, magari il padrino di suo figlio sarà uno di loro: il compagno di “prima”, quel simpaticone dell’estremo o quello sfaccendato all’ala. Però ad un rugbista semi-prof del campionato di Eccellenza quella mezza giornata senza rugby conta eccome, magari ci tira fuori un lavoro che conta due soldi oggi ma conta come bagaglio domani, quando smetterà con l’ovale, oppure studia per l’università, insomma quella mezza giornata si chiama “futuro”.

Quando entri con il Bando Pubblico nella squadra delle Fiamme Oro un lavoro lo hai trovato, sei un poliziotto, intanto giochi a rugby ma poi, quando avrai finito, un pezzo di futuro lo hai già in tasca. Non accade nemmeno a Rovigo e Calvisano, le Fiamme Oro sono una destinazione diversa. Giusto? Sbagliato? Normale, è sempre stato così, ognuno mette in campo quello che ha, il dramma semmai è che questa proposta cremisi oggi sia “il massimo”, sia il sogno, sia il punto di arrivo di molti ragazzi. Ma quanto povero è il nostro rugby così ricco?

Così capita che ogni anno si apre quel Bando e che qualcuno consiglia a qualche ragazzo di Eccellenza di parteciparvi, mi dicono gli interlocutori di cui sopra che pochissimi fra questi ragazzi hanno dubbi, del resto come potrebbero averne?

In un mondo in cui il futuro di un giovane è un pezzo di buio il rugby sarà pure una stella luccicante ma dentro quel Bando c’è tutto quel pezzo di futuro che anche allo splendido ovale comunque manca, c’è tutta quella mezza giornata fatta di dubbi e di coraggio. “Se vado alle Fiamme allora basta dubbi ed uso meglio il mio coraggio…” questo forse deve pensare il ragazzo di cui sopra di fronte a quella opportunità.

Basta così. Forza ragazzi, forza rugby.

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2 Comments to: BASTA UN SOFFIO E QUELLI VANNO ALLE FIAMME ORO ….

  1. Filippo83

    aprile 15th, 2016

    Penso che ormai nemmeno nei paesi ex-sovietici sia ancora in vita il “dilettantismo di stato” negli sport di squadra. Forse a Cuba.

  2. Luciano

    aprile 16th, 2016

    Secondo me una squadra statale non dovrebbe più partecipare ad un campionato di eccellenza ma al massimo in serie A. Ai tempi che giocano e loro erano a Padova giocavano in serie A ma i giocatori erano solo ragazzi in servizio di leva e no professionisti