Mourad Boudjellal

Mourad Boudjellal eclettico Presidente del Toulon RCT

Pare evidente che certe grane noi italiani ce le tiriamo addosso, è più stupido che inutile guardare con l’occhio storto chi critica il nostro rugby ed il nostro status di “prima fascia” quando si mettono in campo prestazioni come quelle che la nostra Nazionale ha realizzato per il recente Mondiale e nel Sei Nazioni appena concluso.

Mentre il rugby italiano non riesce a mettersi in riga nemmeno con quanto ci è stato dato oltre quindici anni fa, ovvero la nostra partecipazione al massimo torneo europeo, o a dare un minimo di competitività a due franchigie che da sei anni giocano con le migliori formazioni delle terre celtiche, il rugby continua a muoversi, magmatico se volete ma si muove eccome e le nostre italiche strade in questi giorni paiono transitare tutte per Tolone.

Mamuka Gorgodze, georgiano, seconda/terza del Tolone ed il suo ricco Presidente di club Mourad Boudjellal hanno detto forse più di quel che dovevano in questi giorni e, uno direttamente l’altro indirettamente, hanno parlato di noi.

Ha parlato di noi direttamente Gorgodze quando, promuovendo la crociata del suo rugby nazionale per un salto di “categoria”, ha risposto a Parisse, che escludeva una potenziale partecipazione della Georgia ad un futuro Sei Nazioni, dicendo che “La Georgia non prenderebbe mai 70 punti dal Galles“.

Ha parlato indirettamente di noi Mourad Boudjellal qualche giorno prima quando, riferendosi alla attuale EPCR ed alla formula della Champions Cup, ha chiesto il suo stravolgimento dopo solo due edizioni, e l’introduzione di un vero e proprio campionato europeo a venti squadre, tutte di livello super-top, la creme de la creme del rugby continentale per club in una unica competizione.

Partiamo dal secondo punto. Il rugby francese e quello inglese hanno voluto EPCR e la attuale formula delle due coppe europee, ricordiamoci che c’è anche la Challenge Cup, proprio per marginalizzare il rugby di livello “inferiore”, chi ne ha fatto le spese sono state un po’ le leghe celtiche e moltissimo il rugby italiano che ha perso di fatto ogni peso reale nel panorama delle coppe continentali.

I due anni di coppe europee nella nuova formula hanno fino ad oggi convinto scozzesi, gallesi ed irlandesi che se si deve puntare al vertice bisogna avere anche spazi adeguati ed anche recentemente da quelle terre sono partite stilettate e richieste di modifiche regolamentari vero EPCR e contro le italiane, precisamente contro quel tratto del regolamento  che garantisce alle due franchigie FIR un posto fisso, ovvero non acquisito per merito sportivo, in Champions ed uno in Challenge, posto di fatto “rubato” alle celtiche.

Gorgodze che rantola contro l’Italia che le prende e basta, Boudjellal che chiede di alzare ancora l’asticella della competitività, sono i sintomi che c’è un livello del rugby formalmente “inferiore” a quello italiano, la Georgia ma pensiamo anche alla Romania, che si sente averci raggiunto e vuole la nostra testa ed un livello a noi superiore che vuole definitivamente mollarci.

Sarà un caso, chissà, ma le due dichiarazioni vengono entrambe da Tolone, capitale del rugby che costa, del rugby fatto con i soldi e per lo spettacolo ed al diavolo le palestrine e le serate con gli Old. A parole a molti di noi il rugby di Boudjellal & Soci non piace salvo poi trovarci tutti osannanti davanti alla tv a vedere il Top14 o le peripezie del nuovo Super Rugby del sud.

Ecco, questa è la via dove si incrociano i destini del nostro rugby, abbiamo competitor in gran forma che scalpitano dietro di noi e cavalli di razza davanti che vogliono mollare il nostro carro. Con questo dovremmo fare i conti in futuro, O’Shea ha i suoi tempi, la nostra programmazione contro queste pressioni noi invece dobbiamo farla oggi e non abbiamo tutto il tempo che vogliamo. 

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