politica

Il Presidente Alfredo Gavazzi ha derubricato la Nazionale a puro prodotto politico. Questo è un fatto ed è il punto più basso raggiunto da questa gestione federale in questi quattro anni, la cosa è grave ma ci siamo davvero tutti accorti della sua enormità?

Pare di si perchè di fronte alle dichiarazioni date dal Presidente a DMAX ed alla stampa nel post partita di Cardiff dello scorso fine settimana, a margine delle ultima e definitiva debacle sportiva della nostra Nazionale, sono seguite una serie lunghissima di interventi ed articoli su stampa e web. Tutti pezzi che volevano ricordare a Gavazzi che numeri ed evidenze di tutti i tipi dicono esattamente il contrario delle sue affermazioni: non c’è nessuna crescita, nessun passaggio positivo per il nostro rugby in questi ultimi anni, i giovani non sono all’altezza ed il “sistema Accademie” non funziona, i tanti infortuni sono semmai fattore di preoccupazione ulteriore e non scusante e via così.

Lo stesso Capitano Sergio Parisse ha detto che non si possono mandare i ragazzi a formarsi al Sei Nazioni, il caso dell’Under20 in questo senso è eclatante, ma al Sei Nazioni devono arrivarci già integralmente formati per l’Alto Livello, ovvero il contrario di quanto fin qui accaduto.

Merita attenzione a questo proposito un pezzo su OnRugby che riporta i numeri della Nazionale Under20 nei nove Sei Nazioni disputati (3 gare vinte su 45 e 1346 punti subiti), ed un pezzo su Il Sole24ore di Giacomo Bagnasco che oltre a numeri e varie considerazioni dice anche :” ….. siamo tornati agli esordi, che 17 anni sono passati senza avere costruito basi solide…. la dèbacle sul piano fisico sta anche a dimostrare che troppi nostri giocatori non reggono il confronto…” e, parlando del Sei Nazioni, conclude :” Mettiamo alle spalle gli altri discorsi e cerchiamo di essere degni di questo torneo.” Problema quest’ultimo sul quale la nostra classe dirigente glissa con una sufficienza allarmante.

Verificato che le affermazioni presidenziali erano sostanzialmente un cumulo di macerie resta il perchè sono state pronunciate ed è questo il punto che si vuole sottolineare oggi, perchè è questo che descrive la gravità del momento che attraversa il nostro rugby.

L’intervento di Gavazzi nel post- partita di Cardiff è autoreferenziale, colloca il fatto sportivo alle spalle della logica di potere, ovvero della scelta politica, porta la sua Presidenza e le sue scelte al centro della questione mentre in quel punto, siamo una federazione sportiva, dovrebbe starci il fattore tecnico: il risultato.

Per questo modo di interagire fra politica e fattore sportivo, perseguito dalla attuale gestione federale, le figure politiche, spesso il Presidente in persona, esercitano un pesante controllo operativo, ad esempio, sugli arbitri italiani, sulle scelte tecniche delle franchigie, sui giocatori che vanno in Nazionale, sul “percorso obbligato” che i ragazzi hanno per arrivare in Nazionale, sulle dislocazioni delle Accademie, e via così.  In pratica non è la politica che chiede all’area tecnica di cosa ha bisogno e fornisce strumenti in linea con un piano di scelte facendosi garantire i risultati dai tecnici, ma è la politica che forza le scelte tecniche in funzione, indipendentemente dal risultato, del sicuro esito positivo di consenso intorno alle scelte fatte. La figura politica, nello schema mentale di questa Presidenza Federale, è così parte nelle scelte tecniche e chiede magari indirettamente ai tecnici, pena l’espulsione, un consenso che non sarebbe dovuto.

Per questo Gavazzi sente e vive la Nazionale come un proprio tornaconto politico si potrebbe anche dire che non è lui al servizio degli Azzurri ma semmai l’opposto. Per questo, invece di ammettere l’insuccesso e promettere misure volte a sanare il problema, Gavazzi, nel dopo-Cardiff, ha giocato a tirare i dadi truccati: questa è  l’apoteosi dell’autoeferenzialità.

Il gioco è grave perchè trascina in politica pezzi del movimento che dovrebbero essere solo “risultato” ovvero “fine” e non “mezzo”. Il gioco è grave perchè crea una rottura nel movimento quasi insanabile, tende a portare da una parte, intesa come fazione, pezzi di movimento che sono e debbono restare sempre e comunque di tutti, prima fra tutti la Nazionale.

In questo senso le dichiarazioni del Presidente Gavazzi sono molto più gravi di quanto non si pensi e per questo motivo la sfida elettorale che si gioca da adesso a questo autunno per il rinnovo delle cariche apicali in FIR, prima fra tutte quella del Presidente, hanno un valore come forse mai in passato. Speriamo tutto il movimento ne prenda serenamente coscienza.

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5 Comments to: GAVAZZI TRASCINA IN POLITICA LA NAZIONALE E NON SOLO…

  1. gino dal monte

    marzo 23rd, 2016

    condivido. mi chiedo, perchè gavazzi occupa quel posto? da dove nasce il problema?

  2. Daniele Tronconi

    marzo 23rd, 2016

    La cosa più assurda è di aver sentito che “bisogna guardare al futuro”!
    Ma queste sono dichiarazioni che può fare chi ha vinto il 6 nazioni!
    Chi ha fatto un risultato pessimo come noi dovrebbe dire:”guardiamo al passato appena trascorso…per non commettere gli stessi errori!”
    Assolutamente fuori dalla realtà!

  3. Daniele

    marzo 23rd, 2016

    Se le società poi lo votano…ecco dove nasce il problema…

  4. gino dal monte

    marzo 24th, 2016

    la mia era una domanda retorica. mettiamo i piedi nel piatto e chiariamo cosa deve essere uno sport come il rugby, chiamiamo le cose con il loro nome (favori), senza voler offendere nessuno, facciamo una battagla coerente con i principi del rugby, che non sono quelli della società italiana, perciò le società e le persone che ci credono devono dare l’esempio e attrezzarsi per una lunga battaglia, anche se gavazzi dovesse perdere

  5. Filippo83

    marzo 29th, 2016

    Non prendiamoci in giro: Dondi prima, e Gavazzi ora, sono votati dalle società, e stanno lì perché una grossa fetta dell’Italia rugbystica li ha voluti lì. E chi non li voleva? Guarda caso le società (tri)venete: le uniche che hanno insieme storia e risultati, ed un vero movimento dietro, non soldi senza tifosi, e non aiuti federali a raffica come le “romane”. E il fatto che da anni le (tri)venete vengano regolarmente emarginate e frustrate, e tutto il rugby regionale in generale (va bene “obbligare” il 6 Nazioni a Roma, ma almeno un test match di grido all’Euganeo ogni anno e non ogni sei – 2008 Asutralia, 2014 Sud Africa – lo dovrebbero concedere). Le Accademie, la nazionale, l’Under20, il Pro12 ecc. tutti frutti, malati, delle scelte di Dondi, Gavazzi e di chi li vota nel resto d’Italia, evidentemente con un tornaconto per farlo.
    Allora la butto lì: o il rugby (tri)veneto sa imporsi politicamente, e sceglie lui – minoranza numerica, maggioranza sportiva – il prossimo presidente. Oppure comincia ad organizzare la “secessione” dal resto del rugby italiano: o come già è nel Rugby League (2 federazioni diverse, una nel Nord internazionalmente riconosciuta, una nel Centro-Sud) ma col rischio di venire esclusi dai circuiti internazionali. O cercando sponde politiche, per ottenere una federazione a parte, una “Scozia italiana”.