ECC 20152016 12

Sessantasei a zero, quarantuno a zero, eccoli i protagonisti di  giornata, sono i numeri; aridi come la secchezza del loro valore, davvero brutti come la realtà che rappresentano. L’Eccellenza è un campionato apicale fatto di sole dieci squadre di una federazione che gioca il Sei Nazioni, che è la più ricca dopo il calcio fra tutti i movimenti sportivi italiani; non è ammissibile che nei match fra queste dieci “regine” del nostro sport si possano verificare questi risultati. Questi numeri raccontano di divari tecnici abissali, di livelli di preparazione assolutamente diversi, di disponibilità generali ed economiche assolutamente incompatibili fra loro, quindi di una assoluta disomogeneità dei valori in campo, di un punto di partenza fra i contendenti diseguale e quando il punto di partenza è fuorviato si può dire che è improprio persino parlare di “campionato”.

Dito puntato contro la Federazione che di questo disastro è la principale autrice e che, a tratti, di questo scempio pare pure bearsi, una vergogna senza pari nel rugby europeo.

Dito puntato contro le Società che in questi ultimi anni non hanno nemmeno provato a ri-crearne una Lega che potesse almeno porre le basi di un progetto alternativo, che mettesse alla corde questa FIR colpevole, che trovasse l’orgoglio e la voglia di non buttare via una parte così importante del nostro patrimonio ovale.

Dito puntato contro molti addetti ai lavori, sodali nella autoreferenzialità, legati alla logica del selfie, gente che magari giocattola in angusti salottini tv, critici da birreria; troppi dirigenti di basso cabotaggio che non hanno vision oltre la parete del proprio spogliatoio.

Per tutti vale solo una cosa: le cose devono cambiare, fatevene una ragione.

Torniamo in campo. Finalmente le Fiamme Oro ci sono, contro ogni previsione i poliziotti fanno il dispetto giusto a McKinley e compagnia, giocano bene la mischia e si portano al quinto posto in classifica, scatto di orgoglio e di volontà, Fiamme Oro NeroTop di giornata che a volte la sveglia non importa quando ma l’importante è che suoni.

Calvisano vince ma soprattutto ringrazia: riceve regali che valgono un match. Match che rimane in equilibrio fino alla fine, il Petrarca dinamico ed arioso che sposta continuamente l’ovale ed il Calvisano mestierante che vince ai punti nelle fasi statiche. Una bella partita che esplode nelle potenti collisioni calvine, ottimi Tuivaiti e Cavalieri, negli autorevoli placcaggi petrarchini, monumentale Conforti, grandi interpretazioni del ruolo date da Targa e Chiesa, meta da registrare nelle Hit di Simone Rossi. Un ottimo Petrarca, ordinato e reattivo, solido mentalmente, tecnicamente a buon punto, soffre nei primi otto. Un Calvisano che si conferma in fase calante rispetto all’inizio di stagione, Buscema a tratti imbarazzante, un vero talento invece l’ottimo Beccaris, bella interpretazione del match del giovane Di Giulio; i calvini sono però lenti, tutta potenza e peso, distanti dal rugby moderno anche se l’esperienza fa comunque classifica.

Si diceva dei regali: i primi due regali li fa ai calvini il Petrarca, il pacco è grosso con il fiocco grande. L’errore in rimessa di Delfino che costa la meta decisiva di Giammarioli e la decisione dell’ultimo secondo del Petrarca di non insistere, con la propria mischia finalmente e decisamente vincente sotto i pali avversari, nella spinta degli otto cercando di guadagnare la meta (anche tecnica) ma di giocare invece una palla avventata al largo sull’ala senza adeguato sostegno, sono cose che valgono una partita

Poi c’è Costanzo. Siamo al minuto finale, il Petrarca gioca mischie vincenti sotto i pali, Cavalieri si prende il giallo, il match per i gialloneri è compromesso, Costanzo è in panchina, scalpita, non è importante se è lui o no il Coach, lui sa come vincere, non importa se è gioco pulito, quando mai lui si pone questo problema? E’ lui che suggerisce da bordo campo a De Santis, nell’intervallo fra una mischia e l’altra, di accasciarsi al suolo, il giovane estremo giallonero esegue (si chiamerebbe “simulazione”), gioco fermo, il Calvisano ha diritto al cambio. Entra Costanzo si posiziona ma il quarto uomo chiama l’arbitro Emanuele Tomò, il cambio è irregolare non può essere fatto e Tomò si concede cinque minuti per spiegare alla panchina calvina quello che dovrebbe già sapere pena sanzioni. Cinque minuti vitali, chi era in carica positiva ed in avanzamento si scarica e chi stava soffrendo alla morte e si accingeva a giocare con un uomo in meno rifiata. Il finale è noto, Costanzo esce senza giocare quell’ultimo minuto ma con la sua nomina a man of the match. Il pubblico calvino forse capisce e non va in visibilio per la vittoria, in tribuna si sentono commenti anche duri. L’esempio viene dagli spalti e il rugby forse è salvo; Costanzo invece è ….man of the match, ma è questo il rugby che vogliamo?

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One Comment to: ECCELLENZA: LE COSE DEVONO CAMBIARE, FATEVENE UNA RAGIONE.

  1. Giorgio Betteto

    marzo 14th, 2016

    Un solo appunto : il povero Delfino non ha sbagliato il lancio in Touche , Conforti non riesce a prendere il pallone perché agganciato da Cavalieri e da Costanzo, che lo tirano giù al momento del salto.
    Fallo evidentissimo (c’era comunque pure il saltatore Calvino che anticipa) tranne che per il GdL che da l’ok ad un Tomò che qualche dubbio lo aveva.

    Errore grave, soprattutto perché a parti inverse Tomò aveva appena prima imposto al Petrarca di rifare la touche già conquistata probabilmente per i portatori d’acqua che erano ancora in campo (anche se lontani)