Dan Carter, chissà quante volte man of the match !

La questione della nomina del “man of the match” dopo ogni partita di Eccellenza da queste parti prude non poco. Sarà per la solita voglia di prendere questo nostro Campionato sempre davvero sul serio e non lasciare nulla al caso o all’improvvisazione fanciullesca.

Quella “dell’uomo partita” è una nomination importante che mette in risalto il giocatore che la vince, la capacità di giudizio del panel dedicato alla decisione e delimita la qualità stessa della partita.

Detto questo a molti ora saranno venuti i brividi pensando a certe elargizione del man of the match troppo spesso promulgate distrattamente o con fini non propri alla definizione stessa di “uomo della partita”. Già, la definizione, è questo il punto? Nel nostro sport si gioca in 15 e come in nessun altro sport è il gruppo che vince, la stessa tanto amata citazione “il rugby sono 14 uomini che lavorano insieme per dare al quindicesimo mezzo metro di vantaggio” è di per se largamente imperfetta ma illustra abbastanza bene la situazione. Insomma, in un gioco così votato alla manovra collettiva chi è un “man of the match”? E’ difficilissimo dare una esatta interpretazione ma sicuramente dire che potrebbe esserlo colui che ha meglio interpretato il suo ruolo in campo, ruolo che nel corso del match si è rivelato determinante per la propria squadra è già un punto di partenza. Interpretare il ruolo, dimostrare talento, essere ben inserito nei meccanismi della squadra, avere una percentuale di errori quasi a zero, essere stato determinate in difesa o in attacco o, meglio, in tutte e due, tutto questo e molte altre dinamiche relative al singolo ruolo in campo fanno sicuramente un man of the match.

La nomination del man of the match è un gesto decisamente difficile nel rugby. Forse, ma anche qui vale il forse, è più facile provare ad elencare i casi in cui il titolo di  man of the match non dovrebbe essere concesso; non dovrebbe per forza essere man of the match chi ha semplicemente realizzato una meta, o chi ha giocato pochi minuti realizzando magari un calcio che ha dato la vittoria, non dovrebbe essere essere data tale nomina per incoraggiare il giocatore per il suo futuro, perchè è giovane o perchè è anziano, perchè è appena arrivato nella categoria o perchè la sta per abbandonare, e per mille altri motivi più meno struggenti e buonisti che non hanno però nulla a che fare con il gioco e con il suo svolgimento nella determinata partita che si è osservata. Non dovrebbe, ora forse si potrebbe essere più categorici, essere nominato man of the match chi ha preso un cartellino rosso, anche chi ha preso un cartellino giallo in genere dovrebbe essere escluso dal giudizio ma questa esclusione dovrebbe valere sicuramente se lo ha preso per proteste, per gioco pericoloso, per gesti violenti o antisportivi. Pensate un attimo a tutti questi ultimi casi che abbiamo appena elencato, tutti hanno avuto un caso di man of the match, anche recente e questo davvero non va bene.

Una delle cose più irritanti è però un luogo comune che il man of the match debba essere dato ad un giocatore della squadra che ha vinto. E’ una amara consuetudine che magari andrà approfondita ma che generalmente non risponde al vero, proprio per il tipo di gioco che è il rugby, non può essere così. Saltando dalla nostra Eccellenza al Sei Nazioni, tanto per rappresentare due casi che hanno sicuramente visto tutti, quante volte Parisse è stato il migliore in campo senza vincere il match? Nell’ultimo match perso dall’Italia con la Francia il migliore in campo non è stato forse Campagnaro?

Del resto non esiste una codifica di chi può/deve fare la nomina del man of the match ed a quali criteri debba attenersi ma, pensateci, in uno sport che sbandiera così appassionatamente i propri “valori” tutto ciò non dovrebbe essere così difficile ed invece, palesemente, non è così.

Insomma la nomina dell’uomo partita nel nostro campionato di Eccellenza è difficile ma è un gesto importante è va realizzato con maggiore attenzione e considerazione, non prescindendo da alcuni passaggi che sono l’anima del nostro sport, senza relegare nessuno alla innominabilità solo perchè ha perso la partita, non ha fatto la meta decisiva ed altre casistiche di questo genere. Una nomina corretta e attentamente valutata del man of the match aiuta a dare rispettabilità e fiducia al nostro campionato, può essere stimolo per i giocatori e punto di interesse per il pubblico.

Il man of the match è poi anche l’ultimo applauso della partita, sarebbe importante fosse davvero il migliore.

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