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Alexandre Ruiz

E’ Benetton Vs Munster il match, siamo al quarto minuto del secondo tempo, una maul degli irlandesi poco contrastata dai padroni di casa entra in area di meta, scende, l’arbitro è vicinissimo, il giocatore in rosso si gira con il pallone in mano, schiaccia, l’arbitro è vicinissimo e fischia: è meta.

Baci ed abbracci, il Munster prende la palla e va per la trasformazione, il pallone è già posizionato ed il calciatore è pronto, tutti si aspettano di veder volare l’ovale verso i pali ed invece Alexandre Ruiz, l’arbitro francese dell’incontro, fischia ancora, c’è qualcosa che non va. Ruiz chiede il TMO, forse la meta non era meta, partono le immagini e si vede, all’interno del raggruppamento che scende a terra, il pallone scomparire e ricomparire nelle mani della Red Army, insomma nel marasma forse gli irlandesi hanno perso il possesso…. allora non è meta… Ruiz fischia… non è più meta. Si ricomincia con una mischia.

Tutti contenti, ah che bello … i potenti mezzi del rugby sconfiggono cotanta ingiustizia! La meta, si è visto al rallentatore,  non c’era e non è stata assegnata.

Di questo fatterello accaduto a Treviso in questo ultimo turno di Champions Cup i più contenti saranno quelli che seguono il calcio in Italia, forse lo useranno nei tanti super-dibattiti calciofili per dimostrare l’utilità della “moviola in campo” e sedare così la loro atavica sete di giustizia contro gli arbitri colpevoli, secondo loro, di ogni cosa si presenti sul tappeto verde. Si sa che nel calcio italiano gli arbitri sono i veri indiziati di ogni problema si muova fra i tocchi di palla tonda dei loro infallibili idoli in calzettoni.

Insomma per molti questo ri-fischio di Ruiz sarà sicuramente una cosa bellissima ed anche fra di noi ovali verrà presa come uno stato di capacità del rugby di mantenere l’equilibrio, di essere giusto, di sapere fare la cosa corretta, esempio di sportività, di equilibrio dell’arbitro e via così con la trafila di valori del rugby.

In principio fu RWC2015 e Jaco Peyper, l’arbitro del match di esordio dei Mondiali, passò tanto di quel tempo a vedere la tv in campo che fra poco gli portavano poltrona e birra.

Tutti i recenti Mondiali sono stati costellati dall’intervento continuo del TMO, le mete concesse direttamente dall’arbitro diminuivano sempre di più fino a che, a Mondiali in corso, la classe arbitrale si è resa conto che doveva fare il suo mestiere e la cosa di chiamare il TMO anche per andare a fare la pipi è parzialmente rientrata. Il Mondiale però aveva ormai fatto tendenza, si era fatta strada, prima di tutto nella testa degli arbitri, una sorta di principio della necessità della infallibilità del giudizio arbitrale.

Per questo il fatto accaduto a mezzo dell’arbtro Ruiz è cosa importante e forse grave. Quando il francese ha fischiato quella meta a favore di Munster era a due passi dalla maul, si trovava in piena visibilità dell’evento che poi, rivisto rallentato con l’ausilio del TMO, è parso altra cosa. Allora i casi sono due: Ruiz ha concesso la meta con assoluta leggerezza e, nonostante l’assoluta vicinanza, non ha visto ed ha fischiato lo stesso, cosa gravissima, oppure si fa strada la necessità di vedere ogni movimento al rallentatore per emettere un fischio corretto.

Si sa che la velocità a cui si fa rugby oggi  copre alcune sbavature della tecnica di gioco, di fronte a questo siamo sempre stati pronti, nel nome dei valori del rugby, ad accettare che certe cose potessero passare, che l’arbitro quelle cose non le avrebbe mai viste, valeva uguale per tutti ed andava bene così. Ora invece, nel nome degli stessi valori del rugby, ci piace che il singolo gesto venga rivisto e ri-fischiato, subito, lì, in campo, l’arbitro stesso è forse felice che  sia così, così lui è tranquillo: ci pensa la moviola.

Questo non è un monologo contro la tecnologia, va benissimo il TMO, è una idea favolosa che ha dimostrato quanto il rugby sappia farsi moderno nel preservare la sua tradizione. Il mondo va avanti  ed è cosa intelligente starci dietro. E’ allo stesso tempo intelligente però cercare di guardare un po’ più avanti, provare ad intuire che rugby avremo fra dieci anni se continueremo a pretendere in campo questa ipocrita perfezione da moviola. 

Il dibattito si fa ancora più duro se ci chiediamo cosa ce ne faremo in campo di arbitri di fatto deresponsabilizzati: come influirà questo nella dinamica di gioco? Come si comporterà il pubblico? Che tipo di giocatori avremo in campo?

Insomma tutto questo moviolare quanto profondamente cambierà il rugby? Perchè capire che arbitro vogliamo in campo significa anche decidere che tipo di rugby vogliamo.

La domanda però più “unpolitically correct che si può fare oggi è la seguente: all’arbitro Ruiz i suoi superiori devono fare i complimenti perchè è ricorso pur tardivamente al TMO o redarguirlo per aver assegnato una meta in modo evidentemente sprovveduto?

Adesso aspettiamo di vedere cosa accadrà al Sei Nazioni.

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