irlanda sei nazioni

Ultima detentrice del titolo è l’Irlanda

Si parla di Sei Nazioni e si parla di assegnazione del punteggio che, come si sa, nel più bel torneo del mondo, vale alla antica: due punti a chi vince, uno a chi pareggia e nulla a chi perde. Non ci sono punti di bonus.

Chiaro che la dichiarazione apparsa in questi giorni sulla stampa riferita al Sei Nazioni: ” Il punto di bonus ancora è una cosa che manca, e in questo modo aumenterebbe lo spettacoloqualcuno doveva pur farla, così a ridosso di questa edizione 2016 i gallesi, da sempre favorevoli all’introduzione del punteggio australe (identico a quello valido un po’ ovunque inclusa l’Italia o il Pro12 per intenderci), hanno sguinzagliato per l’occasione uno dei loro esponenti di maggior spicco, l’arbitro in odor di santità Nigel Owens, quella dichiarazione in effetti è sua.

La questione è interessante ed alcuni sostengono che, la modifica del calcolo del punteggio nel torneo euroepo, sia la massima rappresentazione di una “battaglia” in seno al Board del Sei Nazioni fra progressisti e conservatori.  Questa interpretazione pare frutto di un buon marketing perchè in verità la nuove formula di calcolo proposta ha molte falle e, per questo, usare cautela prima di modificare uno dei capisaldi della storia mondiale del nostro sport è solo un dovere non una battaglia.

Ai meno giovani verrà in mente che questo Torneo, nato nel 1883, una volta si poteva considerare di averlo vinto solo quando si erano battute tutte le altre contendenti, niente punteggio, solo Triple Crown o Grande Slam davano il vero diritto a fregiarsi di tanto onore. Chissà oggi una formula così spietata come verrebbe accolta, aumenterebbe lo spettacolo?

Già perchè i cultori del “punteggio australe”, come Owens, ne invocano l’introduzione in nome dello spettacolo,dicono ad esempio che l’introduzione del bonus sul numero di quattro mete realizzate porterebbe il Torneo, che in questi ultimi quindici anni ha visto diminuire sensibilmente il numero medio di mete realizzate per partita, ad essere più combattutto e più bello.

Due obiezioni sono veloci da fare, la prima è che il punteggio australe ben si adatta ad un campionato lungo, fatto di opportunità di gioco maggiori, con andata e ritorno, squadre che giocano in casa e poi fuori con tutti gli avversari, il Sei Nazioni ha solo cinque match per turno con un totale di trenta in tutto, a salti fra le varie annate le squadre giocano tre partite fuori casa con avversari alternati. Una formula originale che è forse una delle bellezze del torneo. Vale sempre il discorso che un vincitore di tutti i match del Sei Nazioni ma senza le quattro mete ogni match (20 punti) con il punteggio australe potrebbe perdere il titolo di fronte ad altro che vince solo quattro match ma con il bonus (20 punti). Per ovviare a questo ed altri inghippi simili i cultori di questo cambiamento hanno ipotizzato arzigogoli di vari tipi, insomma hanno cominciato ad ingrossare la matassa rendendola molto “originale”e già questo è un buon motivo per rifletterci su con grande attenzione.

Resta il fatto che è tutto da vedere se la presenza di più mete in un match sia sinonimo di “match più bello”; c’è poi il fatto che in verità è la alta specializzazione delle difese avuta in questi anni che ha portato a questa riduzione delle segnature. E’ vero invece che i punteggi-partita dei match del Sei Nazioni, proprio per questa mancanza di bonus mete, si mantengono spesso in bilico, anche questo genera spettacolo.

L’argomento sarebbe lungo e ci saranno anche altre occasioni per tornarci, prima però un punto pare sia il caso di metterlo in campo. La diatriba del punteggio che deve portare a più mete, più notizie da macinare, più eroi dell’ultima linea ecc. ecc. pare abbia però la stessa sorgente di quelli che hanno voluto cambiare la Champions Cup e le due coppe europee per club. La scusante per creare la nuova entità EPCR e fare tutte le modifiche che sono state fatte era sempre il miglioramento dello spettacolo, la verità era la ricerca del pozzo di soldi che, promessi, poi sono arrivati ad inondare le casse dei club francesi in primis e poi altri. Non per niente la sede EPCR è stata trasferita in Svizzera. La nuova Champions Cup la avete vista tutti, è bellissima ma niente di travolgente rispetto alla precedente formula.

Insomma è palese il tentativo di smontare e rimontare il Torneo per Nazioni europeo in funzione di sponsor e soldi,  esiste forse la possibilità qualcuno voglia trasferire circa centrotrenta anni della storia del nostro rugby da un Board forse un po’ troppo legato alla tradizione a qualche magnate o comitato di affari, magari australe, nelle casse di qualche multinazionale, magari di qualche macina-scommesse, nei vizi di qualche sceicco? Il punteggio in questo senso potrebbe apparire solo una scusa, un modo di imporre uno stile diverso di vivere il Torneo la cui deriva a quel punto sarebbe scontata.

Può darsi che il calcolo del punteggio nella forma “australe” possa magari un domani vedere la  luce nel Sei Nazioni ma se la difesa che fanno del sistema attuale questi presunti “conservatori” del Board è contemporaneamente la difesa dello stile del rugby che il Sei Nazioni rappresenta bhè allora come fanno a non esserci simpatici?

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One Comment to: IL PUNTEGGIO AL SEI NAZIONI E’ IN VERITA’ UNA BATTAGLIA PER IL RUGBY?

  1. Zonza

    gennaio 20th, 2016

    Mi corregga se sbaglio, nel torneo organizzato da Rugby Europe, il punteggio è omologato a quello internazionale (bonus, etc. etc. etc.).

    Lì addirittura ci sono le promozioni e le retrocessioni; ebbene, come la mettiamo?