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Non sappiamo dove andare a giocare. Il problema poi è tutto qui, si tratta di cominciare dall’inizio e non dalla fine, troppo difficile detto così? mettiamola giù in semplicese. L’Italia ha il sistema di Accademie più vasto e complesso d’Europa, ha una miriade di centri e centrini, campi dove si “seleziona” fin da età che selezionare è una follia ma i campi per reclutare, per giocare, per crescere con il rugby dove sono? Oggi non si parla di Accademie, oggi partiamo dall’inizio, da dove altri si ostinano a non guardare. Oggi parliamo di quelle Società sportive che hanno i ragazzi per giocare a rugby e non hanno il campo, oppure hanno un campo solo e tanti ragazzi, oppure di quei volontari che vogliono far conoscere il rugby e non hanno uno spazio verde dove cominciare.
La mancanza di infrastrutture è una realtà più diffusa delle Accademie stesse, molti sono convinti che tutto questo si concentri ai confini del mondo del rugby, là dove il rugby ha meno appassionati, meno amici, province del sud e del nord che poco sanno di ovale, fra le colline marchigiane o in Basilicata, nella vasta Toscana o in Calabria, in Trentino o in Puglia. Se però pensiamo che dalle altre parti sia tutto a posto allora facciamo un grande errore. La Lombardia ha problemi enormi ed in Veneto non si sta meglio e questo è un brutto campanello di allarme per tutti.

Eccovi allora l’esempio del giorno che è solo uno dei tanti seminati sulla penisola ma questo però è davvero eclatante perchè per raccontarcelo andiamo nella Provincia più ovale d’Italia, siamo a Treviso e la testimonianza è sul giornale locale, La Tribuna, raccolta da Andrea De Polo.

Niente soldi per atletica e rugby, il Comune ha investito tutto sul calcio“, comincia così la storia che racconta del Rugby Piave che ha tantissimi ragazzi, un solo campo e da tempo ha chiesto almeno il secondo.

Siamo a Pieve di Soligo, trenta chilometri a nord di Treviso, solo una dozzina dalla vicina Conegliano, una zona dove si mangia pane e rugby. La squadra locale di calcio è la Pievigina e, sia chiaro, di tutto questo non è certo colpa loro ma, come dice Gianantonio Spinelli Presidente del Rugby Piave:“Vorrei capire perchè la Pievigina ha cinque campi con 380 atleti ed io ne ho uno con 290 giocatori”.  Il campo è distrutto dagli allenamenti, è impossibile farci anche la manutenzione di base perchè è sempre occupato e, quando piove, è di fatto quasi sempre impraticabile, questo non facciamo fatica ad immaginarlo ed il Presidente Spinelli poi continua :” Sto cercando altri spazi per i miei ragazzi a Farra di Soligo o a Conegliano, al momento sono costretto a dire no a nuove iscrizioni perchè non so letteralmente dove metterli”. 

Accade a Treviso, dove il rugby è forte, immaginarsi come deve essere dove il nostro sport è meno radicato, dove la pesante proporzione “290 vs 380″ non esiste e non può quindi aiutare coloro che hanno fame di rugby, oppure dove si chiede solo di poter cominciare a giocare.

Non sappiamo dove andare a giocare e preoccuparsi di questo è la cosa più importante in questo momento. Aprire nuove realtà, avere nuove infrastrutture, poi servono nuovi allenatori di base, formazione per direttori di concentramento e nuovi arbitri per le categorie giovanili. Prima di tutto però ci vogliono i campi con le H sui lati. Chissà perchè quando si parla di crescita del movimento non si parla mai di questo argomento che dovrebbe invece essere la prima occupazione della nostra Federazione.

Proprio ultimamente un noto personaggio del rugby trevigiano in un incontro pubblico ha sottolineato la differenza sostanziale fra “crescita del numero di spettatori/interessati/pubblico” e “crescita del movimento” che sono due cose diverse, per nulla parallele, che devono avere atteggiamenti e soluzioni diverse ma non ci sono dubbi su quale sia la cosa più importante fra le due, quale sia quella prioritaria. Sembra sia tutto scontato, una cosa banale,  chi vuoi che non la pensi così? Molti di voi diranno che qui stiano facendo l’applauso a La Palice, invece in questa Italia del rugby, fra palazzi in centro e sogni di (vana)gloria, non pare sia tutto così ovvio, l’attenzione non è dove a tutti sembrerebbe così normale fosse.

Oggi tocca al Rugby Piave rappresentare tutte le società piccole e grandi in Italia che hanno bisogno di spazio per giocare a rugby, per far muovere i nostri ragazzi con la palla ovale in mano, oggi il Rugby Piave è anche a Matera o a Terni, a Grosseto o a Padova, a Varese, Como, Milano, Messina e Crotone, per oggi tocca al Rugby Piave rappresentare tutti. A chi domani?

Non sappiamo dove andare a giocare, mettiamolo al primo punto di ogni discussione perchè questo conta davvero.

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3 Comments to: IL PROBLEMA: NON SAPPIAMO DOVE ANDARE A GIOCARE. ECCO UN CASO ECLATANTE

  1. gennaio 12th, 2016

    Concordo pienamente, anche noi abbiamo un solo campo in deroga…inoltre quanto sancito nelle ultime circolari della FIR che dal 2017 non verranno più concesse omologazioni ai campi in deroga e dal 2015 non vengono concessi fondi FIR se non per i campi gia in regola con le misure… mi portano a credere che seguiremo a ruota anche noi, purtroppo….
    Giampaolo Sordini
    Direttore Sportivo & Tecnico
    ASD Pedemontana Livenza Rugby.

  2. Claudio Di Silvestre

    gennaio 12th, 2016

    La nostra piccola Società, Unione Rugby Ladispoli, da 3 anni ha portato il rugby a Ladispoli.
    Cittadina vicino Roma con circq 50.000 abitanti, poche strutture sportive scolastiche e private.
    Gli impianti privati sono praticamente solo per il calcio e non sono economiche.
    Noi facciamo scuola rugby per circa 50/60 bambini ai giardini pubblici, abbiamo solo educatori F.I.R., stiamo formando un gruppo senior e facciamo tutto questo gratuitamente.
    Più di un anno fa il Comune ci ha assegnato un terreno che era utilizzato come discarica ed era fortemente in discesa.
    Lo abbiamo, sempre a spese nostre, bonificato, ripianato e ora è pronto per poter realizzare un vero campo da rugby e una piccola struttura di accoglienza (spogliatoio e docce).
    Per andare avanti avremmo bisogno di una concessione di almeno 15 anni, questo ci permetterebbe di chiedere anche l’intervento della Federazione, ma dopo mesi di contatti e promesse la concessione a lungo termine, per cui a parole (in Comune) sono d’accordo, si sposta sempre in avanti.
    I bambini giocano a rugby nei giardini o li portiamo a 25 chilometri da Ladispoli a Civitavecchia e i senior si allenano in spiaggia e qualche volta riescono ad elemosinare un campo di calcio per una partita.
    In queste condizioni e veramente difficile fare progetti a medio termine e costruire un ossatura stabile, ma noi non molliamo perchè anche se chi decide non lo ha capito o finge di non capirlo, con le nostre iniziative e con le attività per i più piccoli, siamo già entrati nel cuore dei nostri concittadini.

  3. grazie

    gennaio 12th, 2016

    grazie