Meta di conforti contro Lazio

Federico Conforti va in meta

In principio fu Ben Seymour che, dicono i bene informati, si sentiva di far carriera ma, visto gli toccava rimanere a giocare “solo” con i Campioni d’Italia del Calvisano per un altro anno, quisquilie, ha preso un aereo e con lui la via di casa, l’Australia, senza preavviso, così, come scendere da un autobus.

Di questi giorni invece lo scarno comunicato delle Fiamme Oro che, proseguendo la loro internazionalizzazione, cambiano uno degli stranieri e, potendo farlo visto che loro gli stranieri dicono che non li pagano, evidentemente vengono tutti a Roma per passare la Porta Santa, comunicano intanto che “Tom Halse non fa più parte della rosa delle Fiamme Oro Rugby, la Società e il mediano di apertura neozelandese hanno deciso di comune accordo di interrompere la collaborazione”. L’uscita di Halse dimostra che non basta avere il passaporto stampato ad Auckland per essere un buon giocatore di rugby.

Stranieri non adatti ed a volte non degni di occupare un posto nei nostri team di Eccellenza ce ne sono eccome, si potrebbe fare una lunga lista del passato e del presente. La cosa che indispettisce di più di questo elenco è che occupano il posto di un ragazzo di formazione italiana che, chissà, inserito al posto loro magari sarebbe potuto crescere di più e meglio o magari avrebbe solo avuto una opportunità che il contratto, ad esempio, di Halse gli ha portato via. Perchè gli stranieri dovrebbero essere dei fari nel buio, dei promoter e dei discreti maestri e non è sempre così.

Ci sta a pennello l’intervento, sempre di questi giorni, di Andrea Cavinato, Coach del Petrarca che, intervistato da Elvis Lucchese a domanda ” Jacques Brunel alla luce delle ultime convocazioni, sembra ora guardare con più attenzione ai giocatori di Eccellenza.” risponde argutamenteMossa giusta ma tardiva. Non mi risulta peraltro che Brunel vada spesso a vedere partite del campionato italiano. Di buoni giocatori in Eccellenza ce ne sono tanti, e diversi italiani, giovani o meno giovani, sono più forti di certi stranieri che vediamo nelle franchigie“. Già.

La dichiarazione di Cavinato mi ricorda un fatterello che si racconta nel mondo ovale accaduto in queste settimane al Coach dei Medicei, tale Pasquale Presutti che, venendogli a mancare un pilone in prima squadra, si è andato a vedere un allenamento delle giovanili. Attività molto più comoda e meno dispendiosa che passare per Sidney o Samoa, ma, lasciatemelo dire, anche più intelligente.

Del resto la dichiarazione di Cavinato, ottima davvero, ha un nome e cognome ed allora, forse, tocca magari provare a farlo.

Prendiamo la Benetton Treviso che in questo momento eccelle solamente per il livello qualitativo bassissimo dei suoi stranieri. L’esempio più lampante della cosa per ora è l’apertura-estremo James Ambrosini. E’  in rosa da parecchio ma non sboccia, è un classe ’91, tutti dicono che crescerà, e la domanda allora è: siamo noi che dobbiamo far crescere l’australiano?

Poi ci sono i piloni deludenti: Rupert Harden, classe ’85, davvero niente di speciale, Manu Salesi, classe ’90, assolutamente nella norma e forse meno. Altro giocatore dalle prestazioni assolutamente discutibili è Sam Christie, centro, e poi Dean Budd (NZ ’86), terza linea discontinua. Non è un genio neanche Paulo Filo, seconda linea neozelandese classe ’87.  Magari la Benetton Treviso poteva trovare prestazioni simili, ma da queste parti si scommette potessero essere migliori, guardando dentro casa sua o anche a pochi chilometri da casa sua. La buttiamo giù a livello solo regionale per brevità e senza voler offendere nessuno degli altri team di Eccellenza dove ci sono fior di talenti. Quest’anno Andrea Mennitti Ippoliti del Petrarca è in grado di reggere il confronto come estremo-apertura, è un ’92. Se si vuole provare piloni validi allora citofonare Nicola Quaglio classe ’91 e Roberto Tenga classe ’90 a Rovigo, ci sono Federico Zani classe ’89 e Paolo Buonfiglio (95) al Rugby Mogliano, per non parlare poi della fucina dei piloni chiamata Rugby San Donà. Serve vedere un centro? Al Petrarca c’è il fortissimo Francesco Favaro (’92) e da vedere c’è Alberto Benettin (90), a Rovigo Francesco Menon (91). In Terza Linea ed in Veneto di alto spessore è Federico Conforti (92) e, sempre del Petrarca, Luca Nostran (93), poi c’è il tipico man of the match Matteo Ferro (92) e con lui Edoardo Ruffolo (91) dal Rovigo, Gabriele Cicchinelli  (90) del Mogliano si sta muovendo bene. Per le seconde linee posta la intercambilità con certe terze c’è anche Federico Maso (89) a Mogliano, dal Petrarca Riccardo Michieletto (94). Tanto si sa che adesso verranno in mente a tutti altri venti nomi “già pronti” ma intanto la Benetton ha preferito spendere i suoi soldi, e quelli della Federazione Italiana Rugby, su stranieri meno che mediocri.

Si potrebbe però anche dire che le franchigie che recuperano stranieri di basso livello per il Pro12 fanno un peccato grave ma lo è ancor di più quando lo si fa in Eccellenza mentre è davvero incomprensibile ci siano stranieri in Serie A.

In Italia però accade un po’ di tutto. Quando si prova a contestare ad  un team di Eccellenza che ha preso uno straniero quando poteva far giocare un nostro ragazzo questo ti risponde che la Federazione è invece contenta della cosa, che gli ha pure telefonato per fare i complimenti perchè lo straniero in questione magari poi diventa eleggibile e farà la Nazionale. Evviva. evviva.

L’abilità non serve a molto senza l’opportunità“. La frase è di Napoleone Buonaparte, ecco magari ce la segnamo tutti eh?

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5 Comments to: DEGLI STRANIERI BROCCHI E DELLE OPPORTUNITA’ PERDUTE

  1. Zonza

    dicembre 16th, 2015

    Ottimo articolo, complimenti

  2. dicembre 16th, 2015

    Capisco dove vuole andare a parare l’articolo, ma dare dei mediocri a Filo Paulo e Dean Budd è una stupidata. Come se i problemi del Treviso fossero per colpa degli stranieri scarsi quando quello scarso mi sa che è l’allenatore. Certo, Treviso ha fatto un mercato incompleto e al risparmio.
    C’è una cosa che non viene detta: con gli stranieri a volte si sbaglia, e sbagliano sia i club piccoli che grandi.
    Quello su cui l’articolo ha ragione è che alcuni buoni giocatori dell’eccellenza non ricevono l’opportunità che meritano. Questo è sacrosanto.
    Ma ricordiamoci a che livello è l’eccellenza, e che difficilmente si vedono azioni oltre le 4 fasi. Questi giocatori potenzialmente bravi per abituarsi al livello del Pro12 ci mettono spesso un paio di anni. Lo straniero arriva pronto.
    Il problema è il livello delle giovanili e dell’eccellenza, nonché la mancanza di un sistema decente di permit player / ascensore.

  3. Hullalla

    dicembre 16th, 2015

    Ci sono tanti stranieri che vivono in Italia, per lavoro, per studio o a seguito della famiglia, e questi mi stanno benissimo nelle squadre di tutte le categorie. E’ un modo anche per loro per integrarsi in Italia.
    Sono quelli che vengono in Italia per giocare come (piu’ o meno) professionisti, che sono un’altro discorso.

  4. ottimo

    dicembre 16th, 2015

    grazie

  5. armin

    dicembre 17th, 2015

    d’accordo con xebiax sopra. non darei del brocco ne’ a christie ne’ a filo paulo o budd. sicuramente non sono loro i leader della squadra ,a sarebbero dei buoni gregari con un paio di giocatori più adatti in certe posizioni (apertura in primis).
    poi ci sono i Manu, etc. che secondo me non sono indispensabili e un buon giocatore di eccellenza, magari con un pelino in più di senso di appartenenza (vedi Veneto), potrebbe compensare alcune carenze tecniche/di esperienza.
    Ma quello che manca di più è l’ascensore Pro12->Eccellenza-Eccellenza<-Pro12: solo così potremo dare più spazio agli italiani di Eccellenza.