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Mentre le Zebre in campo regalano qualche soddisfazione e fanno vedere alcuni lampi nelle stanze segrete del loro Consiglio di Amministrazione si consumano evidentemente schermaglie e si recitano De Profundis. Lo dice La Gazzetta di Parma che il Presidente zebrato Gianluca Romanini avrebbe pure minacciato dimissioni contro lo scarso impegno di alcuni consiglieri. Per quanto riguarda il tipo di impegno contestato non è dato sapere se si parla di composizione delle file dei coni sul campo per gli allenamenti, della insufficiente partecipazione alla scelta della birra per il Terzo Tempo o al versamento di quote di denaro contante. I soliti malevoli propendono disfattisticamente per quest’ultima possibilità.

La vicenda ricorda, ma è solo una assonanza e nulla più, i Crociati. Per chi non la ricordasse i Crociati era una franchigia, sempre parmigiana,che fu fondata nel 2010 per partecipare all’Eccellenza e che morì di stenti ovvero per mancanza di risorse economiche. Forse però qui ci si sbaglia, niente Crociati, questa cosa delle Zebre ricorda molti di più gli Aironi, ah ecco quelli si, spentisi piano piano per lenta mancanza di contributi economici, in questo caso pare i contributi mancassero da Parma ma la regia fosse altrove. Dicono i soliti deprecabili malevoli: dalla provincia di Brescia.

Ora le Zebre? La franchigia parmigiana è appena diventata privata, sono solo pochi mesi, alla costituzione del suo Consiglio di Amministrazione sono volati gli stracci, pare sia stato disatteso un accordo, la stessa elezione di Romanini come Presidente è stata una sorpresa e molti ne sono rimasti perplessi. Quelli della parte più delusa pare siano “parmigiani DOC” gente che a Parma ha fatto tanto rugby, quelli che invece sono più attivi pare siano più vicini alla linea “federale”.

Di fronte a questo problema nelle Zebre fa sorridere la divagazione che ne ha fatto un amico:Quanto è lunga la strada per Calvisano?. In principio, ma forse non è proprio il vero inizio, furono Aironi, poi Zebre, la strada si è fermata per ora lì ma le origini delle vicissitudini di questi giorni parlano una lingua straniera.

In verità, da quando è operativa questa gestione federale, le Zebre sono sempre state molto legate alle vicende del club bresciano ed è stato facile vederci dentro una certa strumentalizzazione in quel senso. Non è difficile collegare tutto questo con le triangolazioni dei giocatori, che fanno pochi mesi in provincia di Brescia e poi vanno a Parma, poi gli allenatori che passano da Calvisano a Parma, persino lo staff e via così. Calvisano piaccia o no è centrale nella gestione delle Zebre.

Tutte queste cosucce possono anche dimostrare nulla di quello che vorrebbero i soliti malevoli ma una cosa sicuramente la dimostrano: le Zebre non sono del territorio, non lo sono mai state e non lo sono nemmeno ora. Le Zebre si vuole rispondano ad uno schema federale voluto dal Presidente Federale e che rispondano ad una sua strategia. Ecco quindi da dove partono le tensioni in casa Zebre.

Qualcuno pensa davvero che il Presidente Federale, uno che pare voler decidere persino il colore del portamatite del magazziniere, voglia perdere il controllo delle Zebre? Ecco perchè le Zebre sono sempre e solo un “caso politico”. Nell’epoca della FIR che è anche club, formatore dei giovani, decisore delle loro destinazioni di gioco, del loro futuro, decisore della scelta dei formatori non solo della Nazionale ma anche delle franchigie e di club di Eccellenza. Nell’epoca di una FIR che lega tutto questo dentro una unica gestione, magari anche personalistica, le Zebre sono un club “politico”.

La saggezza popolare consiglia in questo caso un proverbio autorevole “male voluto non fu mai troppo. Una parte del nostro rugby infatti, sotto queste continue forze autoritarie e soprattutto accentratrici, sta già crollando e per l’altro pezzo, a quanto pare, ci si sta organizzando.

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