Tommaso Castello, genovese, giovane promessa del Rugby Calvisano

Tommaso Castello, genovese, giovane promessa del Rugby Calvisano

Il Campionato di Eccellenza si sta pericolosamente restringendo. Sono solo dieci squadre che, per essere ad organizzarlo la seconda Federazione più ricca in Italia dopo quella del calcio, sono già poche. Nonostante questo non sono tutte e dieci ugualmente competitive e questa è una delle principali cause della mancanza di interesse verso questo campionato. La cosa però non si ferma qui.

Se già pensare che il nostro movimento non sia in grado di mettere in piedi una decina di team di buon livello e sufficientemente simili fra loro in  competitività è un primo dramma immaginatevi quando si va a fondo e si comincia a mettere in fila tutto il resto e si vede che solo tre squadre hanno una organizzazione e gestione da professionisti, che via via le altre passano dal “professionale” al dilettantismo puro.

La mancanza di competitività generale abbassa poi il livello del gioco, diminuisce il grado di formazione dei più giovani, o almeno di quelli che non stanno al vertice, aziona una spirale di impoverimento tecnico che provoca una progressiva ulteriore involuzione del campionato.

Ogni anno la forbice di questa “differenza” qualitativa fra i dieci team di Eccellenza si apre un po’ di più, questo è un fenomeno che si verifica da quando sono nate le due franchigie italiane per il Pro12 e ancora più marcatamente con la attuale gestione federale che ha abbandonato il rugby italiano per dedicarsi al solo rugby della Nazionale italiana.

Non è pertanto strano che ogni anno si rincorrano voci e proposte più o meno dette sottovoce, al Capo attuale l’unica voce che piace davvero è solo la sua, che ipotizzano una diversa modulazione del Campionato di Eccellenza.

Due sono le voci già note. La prima è stata anche recentemente ripetuta dal Presidente Federale che chiede entri nel massimo campionato italiano anche una squadra della Accademia Under20 che è come dire che l’Eccellenza deve diminuire ancora il suo livello e diventare una palestra per giovanotti e neanche tanto di belle speranze che per quello ci sono le Accademie e le franchigie di Pro12. La seconda è stata cantata a più voci da molti autorevoli personaggi del rugby, prevede di restringere il campionato a otto squadre e concentrarlo in un periodo dell’anno in modo da garantirgli maggior vetrina.

Esiste una terza possibilità che parte dal basso e parla di “retrocessioni”. Una ipotesi che guarda con maggiore attenzione al ricambio interno in Eccellenza ed alla capacità di quest’ultima di rigenerarsi attraverso il movimento stesso.

L’Eccellenza è un campionato adesso troppo chiuso. Dieci squadre ed una sola retrocessione più qualche ingresso determinato da “fallimento economico”, prima che sportivo, di qualche team.

Una riforma della Eccellenza dovrebbe comunque passare prima per la redazione di una serie di requisiti minimi di ingresso, primo fra tutti quello economico ma poi anche infrastrutturali ed organizzativi. (inclusi i temi della salute dei giocatori e della formazione dei Dirigenti). Fatto questo l’Eccellenza dovrebbe fare “movimento”, essere in movimento.

Questa terza possibilità prevede siano da programmare tre retrocessioni, uno o due magari fisse e l’altra/le altre da giocare con i play off della categoria inferiore. Garantire al movimento del rugby ed alla Serie A, almeno per qualche anno, una maggiore apertura sul massimo Campionato potrebbe rivitalizzare quest’ultimo, ma anche la Serie A, molto di più che non restringendolo a otto squadre. I requisiti di ingresso farebbero selezione e, con tre retrocessioni, in qualche anno si avrebbe davvero un campionato fatto da team organizzati più uniformemente.

La formula dei requisiti di accesso incrociata con una norma stringente ma semplice nella cessione/condivisione del Titolo Sportivo favorirebbe poi la nascita di franchigie territoriali laddove il singolo club non sia in grado di tenere il “ritmo”: Romagna RFC ma anche i Medicei, tanto per citarne due,  sono esempi che dovrebbero essere guardati da chi gestisce il nostro rugby a volte davvero in maniera troppo “particolare”. Le tre retrocessioni darebbero più “sale” al massimo campionato italiano, lo renderebbero meno scontato, ogni partita sarebbe davvero importante e le cose positive poi sarebbero anche molte altre. Quelle negative? Val bene pensarci ma l’Eccellenza è già in brutte acque che pare difficile fare peggio.

Certo, tutto questo non basta, ci vuole anche una Federazione che voglia far crescere questo Campionato, voglia garantirsi una piattaforma più solida e coerente, che investa nel Campionato. Ecco, come si dice … qui casca l’asino.

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2 Comments to: ECCELLENZA, TROPPA DIFFERENZA: AUMENTARE LE RETROCESSIONI A TRE ?

  1. Zonza

    novembre 27th, 2015

    Non mi pare che aumentando a 3 le retrocessioni le squadre che vengono dalla Serie A saranno in grado di elevare la qualità dell’Eccellenza; credo che una Eccellenza a 8 o a 6 sia più funzionale alla qualità del nostro campionato. Una Eccellenza composta da poche ma buone squadre potrebbe permettere il salto di qualità del rugby nazionale.

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa.

    • Enrico

      dicembre 3rd, 2015

      Zonza, non sono d’accordo. Per me le retrocessioni dovrebbero essere due, tre sono troppe su 10 squadre. Si potrebbe abolire il Trofeo Eccellenza e pensare a un massimo campionato a 12 squadre, sarebbe più sensato. Parlando di squadre, quest’anno sono saliti i Lyons Piacenza, che si sono dimostrati già nettamente superiori a L’Aquila. Pensi che Pro Recco o Rugby Reggio, per dirne solo due, siano inferiori all’Aquila? Magari non vinceranno con Calvisano e Rovigo, però non le perderanno tutte 61-3 come gli abruzzesi che solo dio sa come facciano ancora a essere in Eccellenza.