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Pesce pagliaccio.

La potente federazione inglese del rugby avrà il suo da fare per cercare di far assorbire a tutto il suo vasto mondo ovale la cocente delusione di RWC2015. Un punto da cui partire per fare questo doveva però pur trovarlo e l’esonero del suo Coach Stuart Lancaster, palesemente e non solo nominalmente responsabile di tanto insuccesso, era un primo passaggio.

Così RFU ad una decina di giorni dalla chiusura del Mondiale da lei stessa organizzato ha trovato modo e forma per trovare un accordo con Lancaster e comunicare proprio in questi giorni la separazione “consensuale” e l’apertura di una fase nuova. Badate bene che non è stato annunciato un nuovo Coach e nessuno si è impressionato più di tanto in Inghilterra del fatto che fra soli tre mesi si gioca il Sei Nazioni. Ad oggi la Selezione della rosa non ha un Coach che la organizzi e la guidi verso il più bel torneo del mondo versione duemilasedici, torneo che gli inglesi giocano sempre per provare a vincerlo, mica per arrivare penultimi.

L’importante per la RFU era chiudere l’esperienza fallimentare, aprire una fase nuova, poco importa se i primi mesi saranno provvisori e se quella nuova si aprirà troppo a ridosso del Sei Nazioni o se quest’ultimo verrà gestito con approccio transitorio. L’importante era far vedere che si conosce il problema e/o, se volete, che si sa chi usare come capro espiatorio totale. La RFU ha chiuso la sua partita con RWC2015 chiudendo il rapporto con il Coach ed adesso può dire, pur fra mille difficoltà, che riparte verso una avventura diversa e tutto questo a beneficio del suo pubblico, degli appassionati, degli sponsor, gente alla quale il sapore di un così grave insuccesso va spento il più velocemente possibile.

In Italia invece dopo il cocente insuccesso di Brunel e del suo staff ad RWC2015, dopo aver visto il peggio del rugby italiano da molti anni a questa parte quel Brunel è ancora al suo posto, pronto a farci vivere le emozioni del prossimo Sei Nazioni. Siccome però la presa in giro verso pubblico ed appassionati, sponsor  inclusi, non sarebbe completa senza il colpo ad effetto ecco anche che il nostro Coach Brunel in questi giorni annuncia pure che userà come punto di partenza verso il Sei Nazioni le basi di Treviso e Parma, un annuncio che arriva in ritardo di quattro anni e che sa di beffa.

Ci saremmo aspettati da tempo un Coach della Nazionale che non si perdesse un solo incontro di Pro12 a Monigo ed al Lanfranchi di Parma, in presa diretta che si mettesse a disposizione settimanale delle franchigie, che volasse spesso in Inghilterra dove risiede mezza Nazionale, ci saremmo aspettati anche gesti autorevoli, magari sui campi del minirguby o che si facesse vedere insieme al suo Presidente federale alla finale del Top14 dove il “suo” Capitano è diventato Campione di Francia.

Ci saremmo aspettati tante cose che non sono accadute e tante altre che manco sappiamo potessero accadere perchè il mestiere di Coach è suo mica nostro.

Brunel invece è riuscito a non fare, a vivere sotto copertura, sotto la copertura di un Presidente di cui lui stesso, scelto dalla gestione precedente, è la miglior copertura. Ecco perchè qui in Italia nessuno ha licenziato nessuno. Poi quando vai a cercare un titolo per quello che stai scrivendo ti viene quello che ti viene.

Jacques Brunel ed Alfredo Gavazzi, le due facce dello stesso insuccesso, per il primo il 2016 ha già dettato il futuro, per il secondo ruolo invece c’è un lungo lavoro da fare molto più serio di queste righe, molto più profondo di questi approcci realistici ma sbrigativi, molto più importanti del Presidente attuale anche se lui questo non lo potrà mai capire. Ne va del futuro del nostro rugby.

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