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Tevita Kuridrani : Wallabies

Va bene abbiamo capito, il The Championship non è e sarà mai un campo da allenamento, mica perchè lo dicono gli organizzatori o i Coach dei vari team ma perchè lo decidono da sempre i giocatori, quelli che vanno in campo non hanno dubbi, il “quattro Nazioni”, concediamoci la licenza di chiamarlo così, s’ha da vincere. Punto e basta. Però le novità non mancano ed in questo senso il The Champions è stato un gustoso anticipo dei Mondiali.

Tutta ancora da registrare l’Argentina, tanti nomi nuovi in campo per un ciclo che comincia ai prossimi Mondiali, promettente la coppia di mediana Sanchez- Cubelli e buona la prima linea, tutti insieme però ancora troppo fragili per sopportare il carico dei neozelandesi quando decidono di vincere (finale 39 – 18). I tuttineri hanno provato a vedere fin dove possono arrivare e poi si sono un po’ fermati, hanno gestito bene la situazione, è anche questa una caratteristica degli All Blacks.

Tutta altra storia il match fra i sudafricani e gli australiani; più strutturati, organizzati i primi che però hanno perso (24 -20) solo perchè gli altri ci hanno creduto, gli altri avevano fame, gli altri avevano il disperato bisogno, in casa a Brisbane, di fare vedere che ci sono eccome. Gli Springboks si sono posizionati nel secondo tempo dietro la loro bellissima difesa e la loro capacità di disturbare e rubare sul punto di incontro ed hanno fatto la fine del topo, puniti da una Australia orfana di Quade Cooper (si, era in campo ma… ) ma con tanti nomi nuovi scesi in campo per affermare un ruolo non scontato. Così i  sudafricani, che erano un po’ troppo certi di giocarsi il titolo direttamente con i neozelandesi, si sono trovati mazziati e visibilmente increduli.

Gli argentini che cercano la velocità, i neozelandesi che promuovono la linea di difesa, i sudafricani che prediligono il pack e gli australiani che giocano muro contro muro senza calciare in  avanti, ecco alcuni scampoli inaspettati di questo torneo.

The Championship è un gran torneo e, anche se manca del pathos che noi europei sappiamo costruire intorno al Sei Nazioni, è capace di mettere insieme scuole di rugby davvero diverse, passa messaggi di novità che in Europa da qualche anno facciamo fatica a trasmettere, Francia in testa. I primi match del torneo del sud hanno dimostrato che da quelle parti si osa di più e, in questo modo, si costruiscono spazi di crescita assolutamente maggiori rispetto ai nostri.

Forse anche per questo le favorite per la vittoria del prossimo Mondiale ora stanno giocando The Championship.

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