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La notizia è sempre la stessa: soldi, soldi, soldi. Anche gli attori sono sempre gli stessi, il circuito televisivo che fa capo a BT , le federazioni ovali di Francia ed Inghilterra.

Questa volta è l’oggetto che cambia.In passato i franco-inglesi hanno fatto a pezzi le coppe europee, spaccato federazioni, incluse le proprie, creato disastri nei rapporti fra giocatori e franchigie, hanno poi distrutto ERC e sostituita con EPCR per la gestione delle due coppe denominate poi Challenge Cup e Champions Cup, tutto questo per la fetta cospicua di diritti TV piovuta dal network, pioggia sulla quale è stata decisa una apposita particolare spartizione.

Adesso i franco-inglesi pare abbiano nel mirino un pesce davvero grosso e si chiama Sei Nazioni. La notizia racconta dei diritti TV del prestigioso torneo europeo che si svolgerà nelle annate dal 2017 al 2021. Quattro anni per i quali la BBC, attuale detentrice di tali diritti, è disposta a sborsare ben 50 milioni all’anno, 200 in tutto, scritto con i numerini che rende meglio l’idea. Dietro l’angolo però ci sono le tv a pagamento, quelle che non vanno in chiaro, tanto per intenderci con estrema chiarezza, la cordata è rappresentata da BT e SKY che insieme potrebbero forse offrire ben di più.

Da queste parti, come già scritto molte volte, se arrivano soldi al rugby, anche tanti, anche tantissimi, si è solo contenti. La cosa che però è davvero raccapricciante è cosa sono stati disponibili a fare francesi ed inglesi per i soldi della tv.

Le conseguenze delle beghe interne alle federazioni del nord europa, di quelle fra i giocatori e le loro squadre, , sono ancora evidenti nel panorama europeo, sono ferite ancora adesso aperte e fanno male, urca se fanno male. Tutta la baraonda ha danneggiato in particolare il più fragile mondo celtico del Pro12 nel quale, come nel Sei Nazioni, abbiamo anche noi italiani la nostra fetta.

Esiste innanzi tutto un problema di visibilità. Andare in chiaro nelle varie tv europee come accade ora è importante, è importante soprattutto per i  paesi più piccoli, ancora una volta quelli celtici, o per quelli dove si gioca la partita della espansione del gioco del rugby, l’Italia appunto. La cosa non potrà accadere se i diritti verranno intercettati da tv che si muovono nel mercato del pay per view. 

Volando però un po’ più in alto pare invece evidente che il dilemma numero uno saranno le richieste che, in cambio di cifre così importanti, il network vincente farà al Board del Sei Nazioni. Cosa vorrà in cambio? Su questo si è schiantato il mondo delle Coppe europee, speriamo il Sei Nazioni non sia la prossima vittima da sbranare, il banchetto del vorace ed insaziabile rugby francese e la mira egemonica del fortissimo rugby inglese.

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