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Chi gioca in Francia resta a casa. Così i fortissimi Nick Abendanon e Steffon Armitage non faranno parte della formazione inglese per i prossimi Mondiali di casa, li vedranno in televisione.

La RFU aveva stabilito la regola che i giocatori che si fossero accasati fuori dai Campionati inglesi non avrebbero potuto vestire la maglia della Nazionale e così è stato. Nick e Steffon hanno sperato per un attimo che si verificassero delle circostanze eccezionali ma sia Coach Lancaster che i vertici della federazione e della associazione dei giocatori non ne hanno trovate.

Si afferma così definitivamente in Inghilterra il modello Nuova Zelanda che prevede la stessa regola e che garantisce in questo modo non solo che la propria “scuola” di rugby cresca ma anche e soprattutto che i propri Campionati locali rimangano legati ad essa senza creare il buco che invece si è generato in Francia con un Top14 sempre più legato al Sud del mondo e sempre meno al rugby europeo ed al proprio paese.

Stessa filosofia ha adottato recentemente un paese meno “dotato” ovvero l’Argentina ed allora viene spontaneo legare la notizia che riguarda la premiata ditta Abendanon & Armitage a quella dell’argentino Tomás Lavanini. Il giovane sudamericano gioca al Racing Metro ma ha rinunciato a prolungare il contratto per poter rientrare in patria e nel 2016 giocare con la franchigia argentina che entrerà nel circuito del Super Rugby. E’ questo infatti l’unico modo per Lavanini e per tutti gli argentini di entrare a far parte della propria Nazionale.

Questa volta i paragoni con il rugby italiano, franchigie, regole di ingaggio e quant’altro, li facciamo a parte da soli ed invece guardiamo questa cosa da un altro punto di vista.

Chi ha applaudito e va in visibilio per Tolone, la squadra stellare messa in piedi dal loro Presidente che vince tutto ed anche di più, chi ha apprezzato oltre ogni limite la selva di sudafricani, pacifici, inglesi, tutti fra i più forti del mondo, messi insieme con i soldi dal Tolone per vincere coppe europee, ora si rende conto di che potenza deflagrante ha invece quel team nell’ambito del nostro sport.

Il rugby inglese e quello argentino, uno già maturo l’altro in crescita, non ci stanno a farsi distruggere da esperienze di quel tipo, entrambi prendono lo sport per quello che è, in questo modo non rinunciano alla propria scuola, per i propri giovani e per i propri tifosi. Per fare questo programmano la crescita, gestiscono le fasi di avanzamento dello sportivo nei club e fino alla Nazionale.

E non ci sono eccezioni.