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Antonio Pavanello grande capitano della Benetton Treviso. Prossimo dirigente?

Tutti felici e contenti: due bandiere dal campo alla dirigenza o almeno così gira voce che sarà. Si sta parlando di Enrico Ceccato, tallonatore in forza da quest’anno a Rovigo che tornerebbe a Treviso dalla prossima stagione per fare il Team Manager e di Antonio Pavanello che chiuderebbe un anno in anticipo la carriera sul campo per passare alla scrivania come Direttore Sportivo anche lui della Benetton. 

Tutto bene, Viva Enrico e Viva Antonio ma siamo sicuri che la “dirigenza”, anzi scusate la Dirigenza, quella con la “d” maiuscola, quella di cui ha veramente bisogno il nostro rugby a tutti i livelli, si costruisca così? Passare direttamente dal campo alla scrivania è il percorso giusto?

A queste domande ne vanno aggiunte altre, decisamente più retoriche, che devono pungolare i Presidenti prima di tutto. Uno sport che si regge solo su ex-giocatori dimostra prima di tutto la sua auto-referenzialità non le sue capacità di successo. Sono ex-giocatori, più o meno quotati,  i Team Manager, gli allenatori, gli assistenti dei coach, persino i responsabili della logistica, spesso i direttori sportivi. Stupisce che anche la Benetton, che ha nel proprio nome tutto l’ingegno di essere prima che società sportiva una grande azienda multinazionale di successo, si accomodi alla sequenza facile-facile di “prima giocatore poi subito dirigente”.

Per essere Dirigenti non basta ovviamente nemmeno il titolo di studio, ci sono situazioni nella evoluzione di organizzazioni e di sistemi più o meno complessi che si riesce a gestire solo con un carico di esperienza ed un buon insegnate “sul campo”, che non è però per forza solo il campo da rugby.

Sappiamo tutti che uno dei principali problemi del nostro sport è di non essere attorniato da Dirigenti davvero capaci. Chiaro, si parla di Alto Livello, i Dirigenti delle serie minori sono, a prescindere dalla provenienza, spesso dei veri eroi.

Per l’Alto Livello, e si include ovviamente l’Eccellenza, le Società dovrebbero porsi il problema dei percorsi qualificati per assumere i propri Dirigenti, essere inclusivi rispetto al “resto del mondo”. Se il Direttore Generale o anche quello Sportivo proviene dal mondo del management aziendale e magari sa poco di rugby può andare bene lo stesso, se proviene dalla Dirigenza di sport più maturi (calcio, pallavolo, pallacanestro) va ancora meglio, se proviene dalla gestione, esempio concreto e non casuale, della organizzazioni delle associazioni imprenditoriali o di settore può essere un buon viatico. Il rugby, per quel che serve a loro, troveranno molta gente disposta ad insegnarglielo.

Essere Dirigenti non è una patacca da appiccicare a chiunque e qui si usa appositamente il termine in italiano “Dirigente”, questo termine ha mantenuto un significato preciso che invece la parola “manager” se la sono già svenduta in ogni dove.

Dal campo alla Dirigenza si può fare, certo che si, ci deve essere però qualche passaggio in mezzo perchè, per fare crescere il nostro sport ed i nostri club, non basta saper gestire una maul o avere un cuore grande così.

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