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Sette stranieri su quindici in campo con Clermont e dieci su quindici con Tolone, ecco il primo profilo che non deve sfuggire delle due finaliste di Champions Cup di quest’anno. Questa cosa ha un rilievo ben più interessante anche del loro budget dove Clermont (28 milioni di euro) supera il Tolone fermo a quota 25.

In particolare il match che ha opposto gli irlandesi a quelli di Tolone si può chiaramente indicare come Leinster Vs Resto del Mondo visto che i francesi hanno opposto al team di Dublino fin dal primo minuto gente come Leigh Halfpenny, Matt Giteau, Bryan Habana, Juan Fernandez Lobbe, Juan Smith, Ali Williams, Bakkies Botha, tanto per citarne alcuni e non andare a rovistare nella panchina dove sostavano in paziente attesa ad esempio Steffon Armitage e Drew Mitchell.

Anche Clermont, gran corazzata, ha contribuito a rendere il fine settimana decisamente meno francese e più “internazionale” con buona pace delle parole del Presidente della World Rugby (” …questo conduce inesorabilmente a una uniformazione del gioco, arriveremo a un punto in cui tutte le squadre giocheranno lo stesso rugby…“), parole che da queste parti sono molto care.

Clermont e Tolone sono in finale, una finale solo apparentemente “tutta francese” come invece dicono oggi i media, sempre troppo interessanti alla apparenza e sempre meno alla sostanza; se la giocheranno il 2 maggio nel londinese Twickenham Stadium dove gli inglesi potranno vedere, come antipasto del prossimo Mondiale casalingo, una finale che i loro team non riescono proprio a mettere nel mirino da un bel po’, nonostante le varie “riforme” ad organizzazione e regolamenti.

Clermont ha battuto Saracens (13 -9) e Tolone il Leinster (25 -20) ma le corrazzate di Francia hanno fatto un gran rugby? Assolutamente no e nemmeno sono state superiori ai loro avversari come nomi e budget dovrebbero lasciar intendere.

Innanzi tutto si sono viste poche mete, tre mete in tutto nei due incontri e questo è un male del rugby moderno che sarà duro da sconfiggere. Clermont ha giocato “meno” e meno bene dei Saracens i quali hanno fatto 104 passaggi (84 Clermont) portato 380 mt (212 Clermont) e realizzato 9 offloads (3 i francesi), in difesa gli inglesi hanno peccato perdendo 21 placcaggi (13 Clermont). I Saracens hanno vinto 50 rucks (92%) mentre i francesi 63  (96%), questi ultimi si sono portati a casa 9 maul contro le 4 degli inglesi. I numeri sono invece di sostanziale parità nello scontro fra Tolone e gli irlandesi, sono questi ultimi che regalano la partita con pochi errori ma inaccettabili da fare in una finale; rucks vinte 73 per Leinster e 72 per Tolone, 9 maul per gli irlandesi 6 per gli altri, la differenza in attacco dove Tolone copre 275 mt contro i 196 degli avversari ed ha dalla sua 100 “carries” contro gli 88 avversari, differenza di uno sia nei placcaggi persi che nei turnover concessi, il match che sa quasi di equilibrio se non fosse per gli errori di cui sopra e la infatuazione generale (anche dei telecronisti di Sky) al risuonare dei nomi del Tolone.

Sono stati dei bei match? No. I team francesi, nemmeno così belli da vedere per l’occasione, hanno espresso un gioco grigio e senza profili entusiasmanti, meglio Clermont, decisamente più vitale e meno attaccato ai singoli, Tolone si risolve con una giocata tipica di Habana e si salva grazie ad una difesa pesantissima. Hanno invece stupito gli irlandesi quasi impeccabili nelle fasi statiche, i Saracens hanno buttato via una occasione assolutamente alla loro portata.

La Champions Cup mette nell’obiettivo la prima finale della sua nuova gestione, il rugby europeo, il rugby dell’emisfero nord trova il 2 maggio la sua massima celebrazione di club, è tutta “francese”. Ma è veramente francese? E’ davvero “europea”?

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