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Andrea Masi, Nazionale azzurro e player delle Wasps

Negli ultimi giorni due importanti giocatori della Nazionale e della Benetton Treviso hanno annunciato che il prossimo anno giocheranno nel Regno Unito, Simone Favaro agli Warriors di Glasgow e Michele Campagnaro a Exeter. La cosa ha risvegliato il tema delle fughe all’estero dei nostri migliori rugbisti ricordando che nella Nazionale che sta convocando Brunel per il Sei Nazioni in corso circa un terzo dei giocatori, buona parte titolari fissi, giocano all’estero.

Benetton Treviso e Zebre, prima gli Aironi, erano state portate a livello di super-team e fatte giocare in Pro12 per essere contenitore dei nostri maggiori campioni, affinchè si allenassero insieme, crescessero insieme e garantissero una uniformità di gioco alla Nazionale. Tutti i grandi campioni italiani avrebbero dovuto giocare in quelle due squadre anche per poter rimanere sotto il vigile occhio del Coach della Nazionale, così che si potesse preparare per ciascuno di loro un percorso mirato e via così. Per un certo periodo la cosa ha funzionato poi, non avendo i due team raggiunto alcun risultato e non potendo forse nemmeno garantire una certa crescita tecnica, perchè non è solo una questione di soldi,  in molti hanno scelto altri lidi, in Francia, nel Regno Unito. Ultimi, per adesso, Favaro e Campagnaro.

L’insuccesso del nostro modello rugbistico non è dettato però solamente dalle partenze di questi big, la cosa è più grave: i ragazzi che partono per cercare una maggior crescita, miglior formazione, spazi di gioco ad un livello superiore a quello praticato in Italia ed anche, perchè no, stipendi sicuri, sono molti e non solo vanno in Premiership o in Top14 ma si accomodano volentieri anche nel secondo campionato francese, ProD2, o nel terzo e quarto, Federale1 e Federale2, altri provano le strade della Championship, secondo campionato inglese o nelle serie locali gallesi. Ma chi sono? Una traccia la si trova in un bell’articolo dell’agosto 2014 sulla Gazzetta dello Sport a firma Roberto Parretta (clicca qui per scaricare l’articolo) il quale si era andato  a cercare nomi e cognomi e destinazione di una ventina di nostri ragazzi, alcuni molto giovani e sicuri prospect ma dimenticati da un sistema italiano che non funziona.

E’ così che abbiamo imparato che. ad esempio,  il giovane Soffiato dal Petrarca si è piazzato in Federale2 al Vierzon, al Neath in Galles c’è Giulio Cenedese,ex-pilone del Viadana, e Colabianchi (Lazio Rugby) è al Grasse sempre nella francese Federale2. Tutti ragazzi che stavano nelle rose del Campionato di Eccellenza ma che hanno cercato spazio e crescita altrove, che non possono certo andare in Accademia ma che non vogliono accettare il loro approdo siano le Serie minori italiane.

Altri ragazzi non possono tentare questo percorso “europeo” ed allora si “ritirano”, termine purtroppo molto corretto perchè di un ritiro di fatto si tratta, in una difficile, sicura ma senza futuro Serie A, o Serie B.

Tutte queste partenze danno il metro della incapacità del sistema di far giocare i giovani. L’abbattimento della qualità del Campionato di Eccellenza e di conseguenza tutto quello che sta sotto ha generato anche questo esodo, questa ricerca altrove di opportunità e qualità, questo piccolo esodo del buon rugby. 

2 Comments to: L’ESODO DEL BUON RUGBY. VERSO L’ESTERO ANCHE DALLA ECCELLENZA

  1. Zonza

    febbraio 20th, 2015

    Articolo lucidissimo, complimenti….

  2. rossodisera

    febbraio 20th, 2015

    Solo un puntino sulle i: ha funzionato finché ci sono stati gli Aironi. Nessun emigrato e rientrati un botto (a contratti esosi decisi dalla FIR). Il si salvi chi può comincia con la gestione diretta FIR dele Zebre e poi con il disimpegno Benetton (che data almeno due anni fa, dopo elezioni, quando in estate hanno preso praticamente nessuno). Nel frattempo finanziamo con 4 milioni più la tassa l’ufficio veneto di collocamento emigranti ovali, con altrettanti la palestra di boxe a Parma e con più soldi ancora il sistema dei collegi di avviamento ovale per l’emigrazione.