The Ireland team stand for the national anthem 22/11/2014

Il canto iniziale degli inni prima dei un match internazionale rappresenta uno dei momenti di maggior pathos e di grande emozione del nostro rugby, uno dei momenti in cui l’appassionato di rugby crede fermamente e si distingue. In sintonia con CARIPARMA ed in appoggio alla iniziativa “Canta l’Inno con la Nazionale” che lo sponsor degli Azzurri ha promosso Il Nero Il Rugby inizia oggi una serie di appuntamenti dedicati agli Inni del Sei Nazioni. Oggi tocca all’Irlanda, prossimo avversario dell’Italia nella rassegna europea 2015. 


Gli Irlandesi ovali di inni ne cantano due.

Il rugby ha fatto molto per essere esempio di unione pacifica nella verde isola di Irlanda ma la storia di questo paese non è stata facile e, come per tutti i popoli celtici delle isole britanniche, gira intorno alle guerre di liberazione dal potente vicino inglese. Indipendente dal 1922, Repubblica dal 1949, l’Irlanda non ha però potuto portare con se tutto il territorio dell’isola lasciando fuori sei delle nove contee della province dell’Ulster, contee a maggioranza protestante e lealista ovvero favorevole della Corona di Inghilterra; queste sei contee sono state costituite nella Irlanda del Nord e sono rimaste con il Regno Unito. Da quel 1922 le violenze sono però continuate, contrapponendo, nelle contee “occupate” dell’Ulster, gli irlandesi repubblicani all’esercito inglese ed agli “inglesofoni” lealisti, una vera e propria guerra che ha lasciato dietro di se una lunga e copiosa scia di sangue che è arrivata fino ai giorni nostri.

Solo ricordando questo si riesce a capire quanto importante sia stata la scelta della IRFU, federazione irlandese del rugby, di voler rappresentare tutto il rugby irlandese, senza divisioni. Per fare questo IRFU ha, tra l’altro, rinunciato al tricolore d’Irlanda come bandiera assumendo come proprio brand il bianco trifoglio su campo verde ed assumendo proprio il verde come colore comune, commissionando un secondo inno che comprendesse tutti da cantare durante le manifestazioni sportive.

Ecco allora che a fianco di “Amhran na bhFiann”(Il canto del soldato), inno ufficiale della Repubblica di Irlanda (EIRE) subito dopo viene “Ireland’s Call”, dopo vedremo però il perchè alcuni giocatori, provenienti dall’Ulster e di “origine” inglese, deliberatamente non cantano il primo inno, mentre tutti insieme cantano il secondo.Tutto questo rende l’atmosfera dello stadio di Dublino durante i match dell’Irlanda ancora più profonda, più intensa, perchè dentro l’inizio di quella partita di rugby c’è comunque tutta la storia di quel popolo, con le sue contraddizioni e le sue divisioni, c’è un esempio di pacifica convivenza che, nella realtà di tutti i giorni, fra le borgate di West Belfast o del Bogside di Derry, non è ancora e forse mai sarà.

In verità è stato al rugby meno difficile di quello che si pensava portare avanti questa scelta di convivenza, nella verde isola il rugby era ed è infatti considerato uno sport “inglese”, sport inglese per eccellenza rimane il calcio. Il primo sport irlandese, a dispetto delle leggende metropolitane, non è il rugby ma sono l’hurling ed il calcio gaelico. Sono sport unici, praticati nell’isola dalla stragrande maggioranza degli atleti, sport che che si riferiscono alla federazione degli sport gaelici (GAA) vero epicentro del tradizionalismo e della vera “Irlanda”. GAA promuove infatti anche musica e danze irlandesi ed ha sedi in tutto il mondo, ovunque ci sia una comunità “irish”. Fino al 2005, per stessa disposizione della GAA, era rigidamente vietato agli sport “inglesi” rugby incluso, essere praticato negli stadi, nei campi e negli spazi della GAA. Dal 2005 serve un permesso speciale per farlo ma la situazione non è cambiata moltissimo.

Torniamo ai nostri inni. “Il canto del soldato”, Amhran na bhFiann in gaelico che ricordiamo è la prima lingua ufficiale della Repubblica di Irlanda, e Soldier’s Song in inglese, racconta la storia del soldato irlandese che si batte contro i nemici di sempre, gli inglesi chiamati “tiranni” e “sassoni”; il testo ricorda gli aiuti che le comunità irlandesi nel mondo, dagli USA in primis, hanno dato alla causa della indipendenza ed ai suoi combattenti. Musica scritta nel 1910 da  Patrick Heeney, compositore irlandese non così talentuoso, il testo si deve invece a Peadar Kearney, militante dell‘IRA, l’esercito di liberazione irlandese fa chiaro riferimento ai moti di Irlanda dell’ottocento e dei primi del novecento. E’ un inno bilingue, si può cantare un pezzo in gaelico ed un pezzo in inglese, è uno dei quattro inni multilingue del mondo fra i quali spicca il più conosciuto inno del Sudafrica, altra patria del nostro sport.

Quando lo stadio ha finito di tremare per “Soldier’s Song” si passa ad “Ireland’s Call”, inno  magari “artificiale” scritto proprio per IRFU nel 1995 da Phil Coulter ma che riporta tutti gli irlandesi alla unica chiamata di Irlanda, richiama il valore delle quattro province di Irlanda (Ulster, Munster, Connacht e  Leinster). Un testo scarno ma significativo, molto politically correct ma sicuramente vicino alla realtà, un inno che supera le barriere senza giudicarle e che alla fine comunque proclama la risposta positiva, il proprio “si”,  alla chiamata dell’Irlanda.


CARIPARMA

In occasione del Torneo 6 Nazioni, il Gruppo Cariparma Crédit Agricole, main sponsor della FIR – Federazione Italiana Rugby, lancia un concorso a premi su Facebook. In palio, oltre a biglietti per assistere alle partite Italia vs Francia e Italia vs Galles, anche la possibilità per 15 appassionati della palla ovale di cantare l’Inno di Mameli al fianco degli Azzurri, prima del fischio d’inizio. Per partecipare al concorso “Canta l’Inno con la Nazionale è sufficiente essere fan della pagina Rugby Cariparma Crédit Agricole e accedere alla app creata appositamente per il contest. Si tratterà i creare la propria squadra virtuale di rugby, invitando 14 amici. Con una estrazione verranno selezionati i 30 fortunati che saranno ospiti alle partite degli Azzurri contro Francia o Galles e che avranno l’onore di intonare l’Inno con la Nazionale.