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Per un attimo immergiamoci nell’ovale neozelandese, nel mondo che rende possibile quello che per noi è impossibile, facciamolo per un attimo questo bagno kiwi per continuare il ragionamento sui nostri nazionali che lasciano l’Italia, sulla eleggibilità per poter diventare Nazionali azzurri, ovvero sulla “equiparabilità” dei giocatori, sui campionati che vanno bene solo se sono “esteri”.

Il focus è risolvere il problema della “eleggibilità” per la Nazionale, perchè in Italia questo è un problema, ecco allora che il termine “equiparabile” diventa un mantra presso la FIR anzi, di più, una risorsa.

In un modo o nell’altro tutti possono arrivare alla nostra Nazionale, persino Dan Carter se non avesse altro da fare. C’è infatti la “formazione italiana”, i “tot anni che giochi qui e poi hai la Nazionale”, il discorso Accademie, ci sono tante formule che poi rendono possibile che oltre il 50% della nostra Nazionale sia composta da cittadini di altra nazionalità e dal 100% di giocatori che militano in campionati stranieri.

Lo fanno anche gli altri. Qualcuno dice così. Comiciamo a dire: non certo per i “campionati stranieri”, ma andiamo avanti.

Il Pacifico ed il continente australe sono un enorme serbatoio di rugbisti, per i migliori ci sono club e Nazionali locali che sono ai vertici del ranking mondiali per gli altri ci sono aerei che portano in Europa ma anche in Giappone e, diversi ormai, in Nord-America.

I neo-zelandesi ovali che lasciano casa per far fortuna nel mondo sono moltissimi, molti dotati di buon talento quasi fosse…naturale. Poi ci sono quelli che rimangono ed i più talentuosi diventano anche i più famosi nel mondo e si chiamano All Blacks.

E’ di questi giorni la notizia che il grande capo del rugby neozelandese, Steve Tew, ha confermato che chi non gioca in Nuova Zelanda non ha nessuna possibilità di avere una convocazione da qualsiasi selezione della loro federazione, da qualsiasi nazionale, figurarsi gli All Blacks. La policy neozelandese non cambia.

Non credo che i nostri tifosi ci ringrazierebbero se alcuni All Blacks giocassero con i Waratahs”, così dice Steve Tew tirando in ballo una franchigia avversaria australiana, temibile avversaria nel Super Rugby. E’ in questo modo che Tew porta il discorso “eleggibilità” ancora più indietro rispetto alla Nazionale, si rivolge ai club, le franchigie regionali neozelandesi, quindi ai loro vivai locali.

In pratica All Blacks si nasce non ci si diventa tramite formule e carte bollate, perchè evidentemente lì si ha a cuore una intera filiera del rugby locale, è quella la chiave del loro successo. Gli argentini per i loro Pumas hanno aperto recentemente ad identica filosofia.

Una volta ragionavo di questo con un Old, uno che ha vinto qualche scudetto in passato, uno di quelli che ti racconta che tante ne ha prese e tante ne ha date. Quando pensai di tirar fuori la storia “come si fa a confrontarsi con i neozelandesi dai, quelli sono superiori, i migliori di tutti…” mi rispose anche un po’ stizzito “e da chi vuoi prendere esempio allora?“. Semplice ma efficace. Che sia così?

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