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Essere chiari sarebbe già un buon inizio ma quando non sai da che parte prenderla è ovvio che si salti da tutte le parti cercando di azzeccarne una. La presentazione del Sei Nazioni della nostra Nazionale che la FIR ha organizzato, come fa ogni anno, un paio di giorni fa,  si porta dietro tutti i dubbi e le incertezze egli ultimi anni.  Questa Nazionale sembra sempre più “alla frutta” e , con la gestione di Brunel, uomo che ci porta ai Mondiali, ha conosciuto le fasi peggiori degli ultimi anni, dalla retrocessione nel ranking, ad una sequenza di sconfitte impressionanti fino ad un abbassamento del livello di gioco.

Eppure l’etichetta prevede che si vada alla Sala del Coni a Roma per presentare la Nazionale che va al Sei Nazioni e ci si vada a raccontare meraviglie, stringere mani, distribuire sorrisi e fiducia, prevedere vittorie, riscatti, tutti quelli che sono li sanno che non è veramente così ma stanno al gioco, perchè ci sono gli sponsor, il prestigio del nostro rugby, il rispetto verso i politici e le istituzioni intervenute.

Insomma è tutta una questione di protocollo ma il giorno dopo sui giornali ci deve andare qualcosa di serio che i lettori mica sono scemi. Vediamo allora come la stampa ha celebrato la cosa, salvandosi come poteva.

I complimenti più calorosi vanno alla Gazzetta dello Sport che schiva nel titolo ogni previsione, salta a piè pari la logica del “vinceremo” e si appella al fatto che lo sponsor di maglia ne ha fornita una che è stata testata dai campioni neozelandesi:”L’Italia ci crede: maglia testata dagli All Blacks” . Andrebbe aggiunto: per i Mondiali pronta la tutina di Spiderman. Meravigliosa Gazza.

Tuttosport la butta sul neo-realismo e titola che: “Gavazzi sprona l’Italia: può essere la sorpresa”. Tutto vero ed anche con i piedi per terra: la nostra Nazionale può solo sorprendere, di certezze non ce ne sono proprio. Il Gazzettino coglie invece la frase gavazziana più audace, il lancio pubblicitario, lo spot di giornata, quello della promessa delle potenziali tre vittorie italiane e allora scrive :” L’Italia sogna 3 vittorie, Brunel frena“. E’ davvero corretta e ben poco ironica l’immagine del Coach della Nazianale in piena frenata, è esattamente l’impressione che il francese da a tanti da più di un anno. Fai però duecento chilometri e trovi chi ha capito l’esatto contrario, così Il Corriere dell’Umbria scrive di Brunel ” Brunel sicuro “Al Sei Nazioni Italia forte“. Tutto ed il contrario di tutto, come si diceva poc’anzi.

Ci pensano i romani a mettere tutti d’accordo, per il Messaggero le vittorie da tre diventano solo una: “La meta è una vittoria“. Per Il Tempo  invece è meglio non sbilanciarsi e si rimette al sonno italico degli ultimi match “Sei Nazioni : L’Italia sogna“. L’articolo del Tempo va però davvero fuori dagli schemi del protocollo e continua sulla valenza “sociale” di questa parentesi ovale: interessante, da leggere.

Della serie “Edipo non era nessuno” ecco adesso i titoli un po’ vittime del comprensibile complesso da sconfitta. In prima linea la Gazzetta di Parma che ha usato uno dei titoli pre-stampati usati per le Zebre, entra in scena allora “la voglia di riscatto” ed il titolo è un altisonante e pluridecorato “Sei Nazioni: l’obiettivo è il riscatto”. Tocca poi al Tirreno che non riesce a dire una bugia tutta intera e titola “Ottimismo Italia ma c’è il rischio di un altro cucchiaio di legno“, che è come dire “tutto bene ma forse siamo morti”.

Il Quotidiano della Calabria invece ci va giù senza mezze misure e scrive “Sei Nazioni: per l’Italia è mission impossible”, qualcuno dirà che questi calabresi hanno visto troppi film altri che hanno visto tutte le partite dell’Italia,la seconda è la più plausibile.

Si affida al pret a porter la Prealpina con un “L’Olimpico si veste d’azzurro per il Sei Nazioni” e invece all’effetto termosifone La Sicilia con un “L’Italia si affida al calore del pubblico dell’Olimpico“.

La palma però del titolo più distaccato, del titolo più pragmatico va all‘Unione Sarda che titola ” Sei Nazioni, per l’Italia tre match a Roma“; insomma per gli isolani, dopo tutto questo sventolare di protocollo, è solo una mera questione logistica: della serie “prenotatevi il traghetto per tempo”.