CERALACCA CC

Cosa manca al nostro rugby di club per diventare non per forza vincente ma almeno “europeo”? Sarebbe bellissimo usare uno spazio così e poterlo scrivere, duemila battute e tutto il male se ne va. Impossibile, specialmente da qui, niente risposte apocalittiche, però tre esempiuocoli raccolti come esperienza nel fine settimana davanti ai fasti di Saracens Vs Munster e Toulouse  Vs Bath li si vuole proprio raccontare.

Sapete come si può fare per raccogliere una caratteristica del grande rugby europeo? Dal tono dei commentatori televisivi che, per regalarvi un po’ di pathos in più, nominano tutti i giocatori come fossero delle stelle del firmamento. Niente di più falso, molti di loro sono in verità considerati poco in patria, alcuni sono conosciuti giusto dai tifosi del proprio club, insomma non sono assolutamente tutti delle stelle. La domanda a questo punto si capovolge, perchè i commentatori possono permettersi questo trucchetto? Perchè chi va in campo ha comunque una preparazione sui fondamentali talmente elevata che anche se non realizza il placcaggio del secolo, il grillotalpa favoloso, la corsa o un off load superlativo, comunque resta nella tacca dei migliori. La vera prima caratteristica è la preparazione sulle cose semplici. Per fare due esempi: il possesso è prima di tutto garantito da una altissima capacità di tenere la palla in mano, la difesa dalla capacità di placcare bene ma anche di rialzarsi e coprire subito. Sicuramente su questi argomenti i nostri coach di Zebre e Benetton potrebbero scrivere un libro.

Nei due match sopra citati era spacciato solo chi era senza mischia (per l’occasione era Munster). La mischia è stato e rimane elemento fondamentale nel nostro gioco, questa è un’altra caratteristica da segnalare. Su questo c’è molto da discutere ma è vero che in Italia spesso il mito della corsa pazza con l’ovale il mano è interpretato come gioco veloce. Spieghiamoci. E’ vero che una delle caratteristiche del gioco dei grandi club europei è la impressionante velocità di esecuzione; dalle nostre parti questo viene spesso interpretato con il gioco dei trequarti alla mano, spesso visto come alternativo al gioco  di mischia. Senza la mischia nel rugby non si vince, ogni tanto qualcuno ci prova ma i risultati sono sempre gli stessi: capitomboli epocali. La mischia Saracens ha dimostrato grande velocità di uscita della palla, il carrettino di Bath è potente nel rigenerarsi continuamente. La mischia è l’ossatura portante di una squadra, oggi i suoi uomini devono essere anche veloci, veloci nel proprio ruolo e nelle proprie mansioni, non gli stiamo chiedendo di correre! Insomma, tutti quelli che vorrebbero il nostro rugby diventasse una cosa tipo il “Tredici” avranno cocenti delusioni.

Il fattore velocità è senz’altro la prima caratteristica del grande rugby europeo, la cosa è già uscita poche righe più su, chiediamoci però: dove questo fattore è determinante anzi indispensabile? Da quel che si vede si può dire che è indispensabile per il numero nove e per il dieci. Owen Farrel, numero dieci dei Saracens, si è potuto permettere qualche lentezza di troppo contro Munster, sul lato irlandese Ian Keatley lo ha abbondantemente superato in freschezza ma Owen poteva permetterselo perchè aveva per l’occasione un numero nove, Richard Wigglesworth, che usciva veloce da una mischia assolutamente superiore. Sul lato dei vincenti, George Ford di Bath, avversario di Farrel per il posto in Nazionale, ha penato moltissimo per aprire contro una difesa sempre schierata ed avanzante ma ha vinto il confronto con Toby Flood, altro inglese che aveva il numero dieci sul lato Toulouse, perchè è stato comunque più veloce nel proporre il gioco. Dietro a Ford c’era però un ottimo ed onnipresente Cook, numero nove di gran talento e, rieccoci sul tema delle cose semplici, con buone mani.

Questi esempiucoli tirati fuori da due match di alto livello tratteggiano alcune caratteristiche iniziali ed elementari che portano essenzialmente a garantire la spettacolarità del nostro gioco, lo show però si basa su elementi “tecnici” non per forza così evoluti, elementi  la cui sola progressione anche a casa nostra potrebbe garantire un interesse fra gli sportivi che purtroppo per ora continuiamo a non poter vantare.

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