MAGLIA CRV DOGI

Non ci crede nessuno eppure ci stanno lavorando, non lo dice nessuno eppure lo sanno ed anche in parecchi: il vero traguardo dei Dogi, dopo la unanime proclamazione della ritrovata squadra ad inviti del Veneto, non si chiama Pro12 ma Eccellenza.

No, i Dogi non giocheranno l’Eccellenza, non è questo il punto, non sappiamo nemmeno se giocheranno in Pro12 e, credete, non è nemmeno questo il punto, perchè questi Dogi sono qualcosa di più, questo è il punto. I Dogi rifondati a Rovigo qualche giorno fa non sono l’anti-qualcosa e non sono l’anti di nessuno, non nascono per contrapposizione, non nascono nemmeno per sostituire qualcuno o qualcosa, non avrebbe senso e non farebbe onore alla loro storia, ma nascono per, questo “per” fa la differenza, per un progetto, un progetto di crescita territoriale che però fa bene a tutti, proprio a tutti.

Le reali intenzioni del Comitato Regionale Veneto intorno alla questione del team ad inviti sono palesi, note, dichiarate, ovvero quelle di dare spazio alla crescita del movimento sul territorio passando per i club. Già questo è in “controtendenza”, ammesso che vogliamo dare all’attività federale lo status di “tendenza”, rappresenta un assetto nuovo e decisamente consono ad una regione con un potenziale ovale così alto. I Dogi, in questo progetto, sono un tassello della filiera, uno dei gradini più alti, un punto di convergenza delle competenze, esperienze e, finalmente, anche della tradizione.

I Dogi mettono insieme il rugby raccontato, la tradizione, e quello giocato ma, per oggi, fermiamoci su quest’ultimo. Perchè se parliamo di rugby giocato e di capacità di crescere il “titolo sportivo” non è assolutamente secondario e, posto che in Pro12 di team italiani del nordest al massimo ce ne va uno, risulta allora chiaro che quello che conta per alimentare un team di Alto Livello strutturato con fisionomia territoriale non possa essere altro che il Campionato Italiano, quello che adesso si chiama Eccellenza. Fino a qui il  tutto potrebbe non essere considerato così dissonante con la “tendenza” di cui sopra ma il punto è che la crescita, così come la pensa il Veneto, passa prima per i club e non per altre strutture artificiali ed il punto di incontro dei club veneti adesso sono appunto i Dogi.

E’ chiaro che questo schema ha, sul territorio, una sua definizione profonda che parte sicuramente  dalla Serie B, che assume un ruolo di vera palestra, transita da una rinnovata Serie A già di buon livello ed arriva in Eccellenza, un campionato maggiore che è punto di arrivo tecnico ed economico.

Quando si arriva al massimo campionato il modello si incontra con la logica federale, oppure si scontra, dipende dai punti di vista, dipende dagli approcci ma, sempre di più, la inclinazione pare essere quella dell’incontro perchè è logico che una Federazione alla quale nulla importa del campionato italiano nulla abbia in contrario se questo si autoregolamenta per crescere, quale contrarietà ci può essere se all’interno di questo campionato le Società giocano la loro partita per alzarne il livello.

In sintesi, ad esempio, ad una Federazione che nulla importa del Campionato italiano quale contrarietà volete nasca che questo si autogestisca con una sua Lega?