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Che sia festa, perchè lo è davvero. Doveva essere vittoria e così è stato, l’Italia di Parisse ha vinto la partita contro Samoa, punto e stop. Senza questa vittoria oggi sarebbe un vero dramma, senza questa vittoria oggi il rugby italiano nel mondo avrebbe ricevuto forse il colpo di grazia, non importa come è andata, è andata e basta, l’Italia ha vinto ed è davvero talmente importante che sia stato così che da qui in poi sarebbe stupido ma non sbagliato si lasciasse solo uno spazio bianco, niente commenti, nessuna impressione, l’Italia ha vinto, chiuso il discorso.

Ma non si è stupidi quindi si continua a scrivere, coscienti che quanto sopra è quello che conta quello che segue però è almeno importante o forse solo realistico.

Abbiamo battuto la più inconsistente Samoa che si vedesse da tempo, altro che guerrieri del pacifico, sembravano più che altro soldatini del lego. Non hanno sviluppato gioco, hanno disegnato ben poche linee e non hanno mai impensierito. Hanno lottato il giusto perchè non si dicesse che non erano scesi dall’aereo e la stessa formazione messa in campo dai samoani era molto sperimentale. Gli ultimi minuti, l’arrembante ricerca di quella meta di orgoglio che non avrebbe messo in discussione il risultato è stata la classica eccezione che conferma la regola.

I nostri ragazzi sono andati come al solito, progressi corali evidenti non se ne sono visti, si sono visti invece una serie ancora altissima di errori personali, problemi di tecnica individuale e di automatismi che altri avversari non avrebbero perdonato: molto male tutto il settore dei trequarti da questo punto di vista.  Certo in terza linea c’era solidità, la solita solidità della nostra terza linea, sicuramente la mischia ha retto bene sia il punto d’incontro che la ordinata e la mediana, ben coperta, ha potuto muoversi con maggior tranquillità. Tutto quel che si è visto però non è “l’equilibrio” che ci aveva spiegato Brunel tre anni fa.

La cassa mediatica di risonanza ha creato anche l’eroe di turno, il predestinato si chiamava Kelly Haimona che non ha mancato l’appuntamento giocando un buon match, niente di stellare, visto anche l’avversario, ma i media volevano fosse ” ‘na cosa grande” e così è stato celebrato. Le stesse celebrazioni che sono toccate ad altri non così tanto tempo fa, uno a caso, un certo Tommaso Allan, il giovane italo-scozzese del quale Haimona ha preso il posto e qui ci fermiamo perchè, caro Brunel, abbiamo già detto tutto.

Alla fine è stata una brutta partita, tecnicamente non rilevante, giocata da un team che aveva sete di vittoria ed è questa è la vera nota positiva degli Azzurri. Nel secondo tempo l’Italia è entrata in campo ed ha giocato, cosa non scontata visti i precedenti, ha dato l’impressione di volere fortemente la vittoria e non una vittoria qualsiasi ma pure sicura, incontestabile. Parisse ha guidato un gruppo di giocatori che si sentiva palesemente messo in discussione e la risposta è stata, da questo punto di vista, molto positiva.

Per il resto il match non ha dato grandi momenti di suspense e non ha meritato altisonanti esclamazioni se non per la meta, molto bella, di Parisse, favorita dal calcetto di Haimona.

Si è giocato in un contorno buio, poca gente allo stadio, il 30% in meno del match di qualche anno fa sempre ad Ascoli e, poi si è saputo, poca gente anche davanti alla TV, solo 350.000 i telespettatori su DMAX, la metà rispetto allo scorso anno.  Niente di bene ma la vittoria si, quella è arrivata. Quella conta, più di ogni cosa.