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di Roberto Zanovello

Giocatore di rugby con i colori cussini amaranto-oro  dal 1973 al 1989, dirigente e poi Presidente del CUS Padova dal 2004  Roberto Zanovello è uno sportivo a tutto tondo; quest’anno ha dovuto rinunciare al ruolo di Consigliere Federale, estromesso da un assurdo ma anche “utile”, quindi irremovibile, cavillo normativo della FIR . Torna con Roberto la rubrica “A titolo personale”.

Rifletto sulle affermazioni rilasciate recentemente dal Presidente Gavazzi, in merito ai ”ridotti” contributi alle società di Eccellenza,  per  finanziare le riprese Rai dello stesso  campionato.

Non entro sulla questione dei soldi, anche se ci sarebbe molto da dire,  credo che lo faranno le società interessate. Mi soffermo sull’approccio e sul metodo delle dichiarazione del presidente. Lo stesso sostiene che i contributi (tutti?) alle società sono una liberalità della FIR e  pertanto non esiste il  problema di discuterli. Bisogna solo ringraziare per  ii fatto di riceverli e stare zitti,  vista la disponibilità a elargirli di chi governa la Federazione. Ecco, il problema sta proprio qui. Gavazzi pensa e gestisce la FIR con la pratica di chi è convinto che la “casta” federale sia autorizzata, in virtù della sua “esistenza”,  a governare, decidere e spendere le risorse senza confronto. Il “movimento” nei diversi livelli di presenza deve  accettare le “liberalità”,  appunto di chi governa la Federazione.

E’ sintomatico che in tutte le situazioni che si sono presentate, da quando è presidente, Gavazzi abbia usato lo stesso approccio. Il metodo è sempre lo stesso : ” Noi FIR” decidiamo e voi “movimento” dovete accettare.  Il concetto di “noi” e “voi” è sempre presente, è la linea teorica di questa Federazione, come appunto si trattasse di due piani, due realtà diverse, antitetiche. Chi comanda e chi  esegue e si adatta. In questo caso con la  colpevole responsabilità  delle società, che potrebbero organizzarsi attraverso le “leghe” ( prevista dallo statuto), e non lo stanno facendo.

D’altra parte Gavazzi proviene da una squadra federale di durata “ventennale”, che ha teorizzato in questi anni quello che sentiamo e vediamo. Al punto di aver approvato uno statuto FIR nel 2004, per impedire ai dirigenti delle società affiliate se eletti, di essere presenti in Consiglio Federale. Con la motivazione evidente e sostenuta, che i rappresentati delle società non avevano credito in una gestione federale dominata dai professionisti del ruolo, che evidentemente erano titolati a continuare a mantenerlo. Gavazzi è il naturale prodotto di questa pratica.

“L’inclusione” che dovrebbe essere invece il metodo per coinvolgere, informare, acquisire i pareri ed il consenso, costruire una percezione di credibilità da parte del movimento,  diventa il nemico. Da circoscrivere come fosse un male e se possibile da eliminare.

Questo atteggiamento è totalmente antitetico a quello che insegniamo ai ragazzi che si avvicinano a questo sport. Che cos’è l’inclusione se non insegnare che si gioca ”insieme”, si vice in 15 ed in 15 si perde, che  hai sempre il compagno di squadra in sostegno  e ti puoi fidare assolutamente di chi sta a fianco,  rispettando fortemente chi ti sta davanti.

Tutti a difendere a parole questo grande e stupendo sport, soprattutto chi ci rappresenta. Tranne poi svilirlo nei comportamenti e nella pratica.

Oggi tra i molti problemi noti e dibattuti del rugby italiano,  si pone indubbiamente quello una crescita culturale sportiva e dirigenziale di tutti i protagonisti, nei diversi ruoli ricoperti e rappresentati.  E’ la vera “rivoluzione” che serve, per rilanciare la lenta e inarrestabile agonia in cui questo movimento corre il rischio di precipitare.

Questo  deve partire anche e soprattutto da chi governa il movimento. Il Rugby in Italia è tante cose, molto differenziate, ma soprattutto è chi lo rappresenta. Per cambiare bisogna partire appunto da  li.

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2 Comments to: QUANDO “L’INCLUSIONE” DIVENTA IL PROBLEMA DEL RUGBY ITALIANO

  1. Zonza

    ottobre 29th, 2014

    “Tutti a difendere a parole questo grande e stupendo sport, soprattutto chi ci rappresenta. Tranne poi svilirlo nei comportamenti e nella pratica.”

    Utile riflessione… Complimenti!

  2. Zagor

    ottobre 29th, 2014

    Come può un uomo stare al comando ,con la riconosciuta incapacità e paura di confronto,auto riferito, che risponde sempre e solamente a se stesso ? Gavazzi basta conoscerlo per volerlo evitare o meglio combattere.