Veneto-Derby-Day

E’ trascorso anche il terzo Veneto Derby Day, ancora un buon successo per questa edizione rodigina ma soprattutto un altro passo avanti per gli organizzatori di questo momento di rugby davvero speciale. Perchè è proprio questa la prima vera impressione che si ha su questa terza edizione dell’Eccellenza del rugby veneto: è chiaro che questa manifestazione sta crescendo piano piano, ogni volta raggiunge un nuovo obiettivo, ogni volta gli organizzatori mettono un mattoncino nuovo, con pazienza e con calma, anche perchè riuscire a far condividere quel mattone a quattro Società del Veneto ed a chissà quante altre teste non è assolutamente cosa facile.

Per la prima volta si è giocato il Veneto Derby Day in una giornata soleggiata, il clima favorevole non ha però rimpolpato le tribune che hanno registrato una affluenza forse inferiore all’ultima edizione svoltasi nel pur triste Stadio Plebiscito di Padova. La contemporanea partenza nello stesso giorno di tutti i campionati ed in particolare della serie A, organizzata quest’anno in un girone regionale, la contemporanea gara a Treviso della Benetton con gli Warriors di Glasgow, il fatto che fosse solo la prima giornata del Campionato di Eccellenza, tutto questo non ha reso facile la raccolta di pubblico ma alla fine il colpo d’occhio era davvero molto bello:  il problema infatti potrebbe non essere quantitativo.

Andiamo allora a sfrugugliare fra le debolezze di questo “Veneto Derby Day” che a parlarne bene non si finirebbe mai ma può aiutare anche buttare giù qualche osservazione più critica.

Un “Veneto Derby Day” dovrebbe riuscire a raggiungere la maggior parte delle realtà ovali della Regione, fu così sicuramente nella prima edizione ed anche nella seconda l’obiettivo fu tentato con discreto successo. Eccessiva specializzazione, questa è la prima imperfezione “qualitativa” e non quantitativa di questa edizione; il fatto non si siano viste le maglie di quelli del Cus Verona, del Valsugana o del Tarvisium, del Paese o del Selvazzano, non si siano visti quelli di Vicenza o i verdi dell’Alpago e molti altri è cosa che va annotata per la prossima volta.

Eccessiva specializzazione non solo “verticale” ma anche “orizzontale” perchè allo stadio c’erano quasi esclusivamente gli appassionati di rugby ed il pubblico “nuovo”, quelli che alla partita di rugby ci andrebbero giusto per conoscere questo sport e che vedrebbero in un evento di questo tipo proprio una ottima occasione, quel pubblico allo stadio non c’era.

Si sa come alcuni del “giro ovale” siano profondamente e scioccamente elitari, , ma non è il caso degli organizzatori del Veneto Derby Day che, uomini di sport prima che rugbisti, uomini di azienda e professionisti nella vita prima ancora che presidenti di organizzazioni sportive, sanno guardare avanti, sanno quanto il rugby abbia sempre bisogno di nuova linfa, per crescere e per maturare. Questo Veneto Derby day però non era per i “nuovi”, non aveva avuto nemmeno il lancio pubblicitario sufficiente ad intercettarli, i suoi stessi contenuti erano rivolti a chi il rugby lo conosce molto bene, conosce la sua storia e le sue fatiche, non c’erano le “spie” per portare allo stadio la famiglia in passeggiata o il gruppo di amici della Peroni o della Guinness.

E’ questo tipo di coinvolgimento ampio e condiviso, orizzontale e verticale, che  potrà trasformare una ottima “manifestazione” in un grande “evento”.

Per ottenere il grande evento di cui sopra il Veneto Derby Day non può essere cosa di un solo giorno, o meglio non dovrebbe avere un risultato temporale così breve; la giornata dei match di Eccellenza, bravo chi aveva pensato anche di accorparci il match di Pro12 nella stessa giornata  ma era veramente difficile anzi forse è davvero impossibile, dovrebbe probabilmente essere il punto di arrivo di una serie di mini eventi territoriali regionali e promozionali che, iniziati diverse settimane prima, portino diritti alla giornata “evento” : il Veneto Derby Day dovrebbe quindi  diventare un po’ più “vittima” del marketing.

A Rovigo il marketing non era certo protagonista. La location degli stand e gli spazi di aggregazione, la gestione della tribuna ed il merchandising, tanto per citare alcuni esempi,  sono particolari che possono rappresentare, ora che l’esperienza si fa solida, il prossimo punto di arrivo del Veneto Derby Day. La prossima volta l’organizzazione potrebbe puntare  un po’ di più sull’uomo del marketing perchè quello del rugby, è stato dimostrato, ha gambe, è cresciuto e  sa camminare.

Credere di più nella comunicazione e nella gestione più globale dell’evento è una cosa che, in questo caso,  significa anche credere un po’ di più in se stessi perchè il rugby nel Veneto c’è ed è di alto livello, garantisce ottima visibilità ed ha una ottima prospettiva futura. Perchè non esibirlo al livello che si merita?

Il Veneto Derby Day è diventato un punto di incontro irrinunciabile a livello nazionale, se alcune cose in questa edizione non si sono perfezionate molto lo si deve alla sprovvedutezza di chi non ha pensato di dare una copertura televisiva alla manifestazione anche per il solo singolo evento, sfortunatamente però delle inefficienze, a volte programmate, della FIR si è già scritto e, purtroppo,  toccherà  scrivere ancora molto.

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4 Comments to: IL VENETO DERBY DAY ED IL PROSSIMO PASSO IN AVANTI

  1. Frank P.

    ottobre 7th, 2014

    Ciao Franceschi, i tuoi articoli sono sempre intelligenti e centrano l’obbiettivo. Sono d’accordo quando parli del rRugby come qualcosa di elite, credo che molti di noi appassionati lo vedano come un sistema per proteggere questo sport. La paura che in molti stadi dell’Eccelenza si possa vedere il “fanatismo” dei tifosi di Rovigo con relativa assenza di sportività e rispetto dell’avversario e molto spesso giocatori e dirigenti in campo si sentono obbligati a sostenere il clima che si respira negli spalti Rosso Blu.
    Di brutti esempi ne vediamo ogni domenica e sempre più spesso.
    Proteggiamo questo Sport meraviglioso.

  2. alex

    ottobre 7th, 2014

    Paura di che cosa, scusa? Accusare i tifosi di Rovigo di fanatismo e di assenza di sportività mi sembra assolutamente fuori luogo, se permetti, ed è indice di mancanza di obiettività e di non voler ammettere che sono gli unici sempre presenti in gran numero sia al Battaglini che fuori. Ho sentito più di qualche giocatore e/o dirigente di altre squadre dell’Eccellenza fare i complimenti al pubblico di Rovigo e dire “magari a tutte le nostre partite ci fosse un pubblico così…!”. Evidentemente sentono la mancanza dei LORO tifosi… L’invidia è una brutta bestia…

  3. ottobre 7th, 2014

    Calmaaaa.

    In tutti i casi il contesto di cui state trattando non è attinente al post, va bene lo stesso farlo ma la non attinenza rimane un dato.

  4. Dan

    ottobre 9th, 2014

    concordo sul fatto che l’evento è stato pensato solo per un pubblico già ovale, e questo dice qualcosa dei limiti di chi gestisce con passione il rugby di eccellenza ma con limitato spessore di marketing. L’impressione è che a Rovigo ci sarebbe stato un pubblico non di molto inferiore anche se si fosse disputato il solo derby col Petrarca, il che significa che “il Veneto”, per i motivi spiegati nel post, ha aggiunto poco.
    Due parole a Frank: se e solo quando ci saranno altre Rovigo il rugby italiano potrà dirsi uno sport non solo sano ma anche con un seguito pieno di passione, uscendo dall’onanistico e assai poco popolare interesse di pochi eletti, come è ora. Le accuse di antisportività e fanatismo sono gratuite e miseramente becere. Ho visto le partite vicino ai supporter del Mogliano, e mi è bastato per capire che ogni singolo porta alla stadio la cultura e le frustrazioni che ha. Buon rugby.