Presutti e Stoffberg

Tempi andati : Pasquale Presutti, oggi coach delle Fiamme Oro, in maglia petrarchina

Quando si vive il rugby, lo si partecipa davvero, allora ti capita di abbozzarne i tratti anche con le persone che incontri, senti cosa ne pensano, saggi i loro pensieri, verifichi se qualcosa ne sanno. Negli ultimi anni è stato evidente che  tutti hanno preso coscienza dell’esistenza del nostro sport, sanno che c’è, che esiste, lo riconducono quasi esclusivamente alla Nazionale, qualcuno ha pure provato a seguirlo.  Ultimamente le cose sono un po’ cambiate, il comune sentire ha spostato pericolosamente i suoi sensori in altre direzioni, il rugby cala nelle preferenze. Per una volta ecco le dichiarazioni qui di seguito di tre persone che nessuno intervisterebbe mai, gente che si incontra nei meeting di lavoro, con le quali parli di sport fra una slide e l’altra, fra un allegato tecnico ed un brain storming.

“Penso che il rugby sia destinato ad un lento declino, ci abbiamo provato ma non è andata bene. Non c’è stata crescita, non si vince, siamo fuori dai pensieri delle cose che contano nello sport”. Chi ha fatto questa dichiarazione? Uno spettatore autorevole, lo chiamiamo Nicola, lui è Amministratore Delegato di una grande azienda, oltre quattrocento dipendenti, parla del rugby ancora in prima persona, è deluso, appartiene a quella categoria di persone che pensa che partecipare sarà pure importante ma non basta, ha trovato dell’altro da fare il sabato, basta Zebre.

Rick è del mondo televisivo, guarda i dati di ascolto, segue un mondo che è alla disperata ricerca di contenuti perchè la gente sta cominciando ad imparare ad usare la “nuova televisione” che ha nelle case, fatta di decine e decine di canali, di piattaforme sempre meno generaliste. “Mi hanno detto che è il secondo sport per ascolti tv o giù di li, magari è anche vero ma il problema sono gli investitori, ci vuole il prodotto locale“. Manca il Campionato Italiano insomma, spiegargli che esiste è un problema, sapeva del Pro12 per via che era su Mediaset-Italia2 e poi della Nazionale ma quando gli dici che esiste il Campionato di Eccellenza ti guarda come se scendessi da una astronave, non lo sapeva, lui tifa per  A’Maggica, trasale quando gli dici che le squadre di Roma nel massimo campionato italiano saranno due ed erano addirittura tre.

Io lo facevo il rugby, ai tempi allo stadio c’erano anche sei/settemila persone, la RAI lo trasmetteva ogni sabato pomeriggio, ti ricordi?” Certo e mi ricordo anche di quella volta che all’Appiani per vedere il derby Petrarca-Rovigo ci andarono in diciottomila, erano talmente tanti che quelli di Rovigo, arrabbiati perchè i padovani avevano fatto il record di presenze allo stadio, dichiararono alla stampa che erano numeri fasulli. Tempi andati che mi ha ricordato Manuel, imprenditore trevigiano che moltissimi anni fa si era impegnato nel rugby, economicamente, ne valeva la pena allora; gli dico che adesso il Benetton è addirittura in Pro12, cosa vuole di più? “Va bene, ma il marchio lo vendi quando viene su L’Aquila, quando fai il derby con i padovani, quando viene Milano“. Non mi resta che spiegargli che Milano sono tanti anni che non c’è più, poi capisco cosa gli manca, gli manca l’Italia del rugby che non è la Nazionale.

Tre incontri come tanti, gente a cui hai parlato di rugby e mi hanno detto qualcosa che tante righe sui giornali non sono ancora bastate.

One Comment to: TRE INCONTRI: TRE AMICI CHE VANNO RICONQUISTATI

  1. Zagor

    ottobre 2nd, 2014

    Sempre belli gli articoli.Tuttavia 1 e’ un manager,l’altro un comunicatore,amano il rugby ma non sanno nulla,parlano dei tempi andati come di solito fanno i volonterosi della nostalgia e non conoscono un accidente.Per carità,senza offese ma di queste testimonianze io ne faccio volentieri a meno.