silence

Ci sono molti modi di intendere il silenzio e nel nostro paese qualcuno ha fatto del silenzio una professione ed altri una copertura. Nel nostro sport vige il gesto del silenzio sulle decisioni arbitrali e la cosa ci fa onore ma oggi , dovendo continuare a parlare di rugby chiacchierato, ci tocca fare un salto dentro i diversi tipi di silenzio, non tutti onorevoli, non tutti di rugby ma che con il rugby possono avere a che fare.

Il primo è quello della Benetton Rugby  che ha fatto sapere che, dopo la sonora batosta racimolata nell’ultimo incontro di Pro12,  produrrà una sorta di “silenzio stampa”. Interpretare questo silenzio a sole tre giornate dall’inizio del campionato è difficile perchè se è vero quello che ha prontamente dichiarato il loro Presidente dopo l’ultimo KO, ha detto “Ci vogliono tre mesi”, non c’è bisogno di alcun silenzio ma solo di tre mesi. La verità è che questo è un silenzio di copertura, le cose che in campo non hanno funzionato sono troppe e lo spogliatoio è rivelatore di mugugni e scarso amalgama. Le misure messe in campo da Casellato per promuovere unità di intenti fra i giocatori per ora hanno dato come risultato uno “zero” ma, prima che scoppiasse il silenzio, Capitan Pavanello aveva avuto modo di farlo sapere ai media. Questo silenzio denota la immaturità del team, la sua incapacità, a sole tre giornate dal’inizio, a reggere la pressione di questo campionato, dirlo non dovrebbe essere uno scandalo. Silenzio!

La FIR non pubblica volentieri i suoi bilanci e lo fa da poco, da quando il caso è stato sollevato, soprattutto sul web,  lo fa però regalandoci una versione di bilancio incomprensibile, dove la realtà discussa tutti i giorni non corrisponde alle partite (di bilancio) espresse sulla carta. La notizia però non è questa, la notizia è quella che il bilancio del 2013 della FIR si sarebbe chiuso, per la prima volta, in passivo. La cosa è stata riportata più di una settimana fa e tutto è purtroppo andato come ci si aspettava. Una Federazione seria, essendo il bilancio la espressione principe di un organismo amministrativo,  come è la FIR, avrebbe risposto con un comunicato ufficiale, smentendo o confermando, nell’uno e nell’altro caso raccontando e giustificando, dando notizia delle proprie scelte e difendendole. La FIR invece: silenzio.

Il terzo silenzio, ineludibile, incredibile, tristissimo, non parla di rugby ma riabbraccia il caso Kostner. Per una volta anche “Il Nero Il Rugby” esce dal rugby e segue le orme di Rugby1823 che di questa vicenda ha fatto un riassunto esemplare.  Si parla di doping, non si può ignorareLa Kostner sapeva del suo fidanzato, conviveva con gli strani macchinari usati da Alex Schwazer, sapeva del suo doping, perchè non ha parlato? Il silenzio della Kostner era amore, convenienza oppure omertà? Guido Rispoli, procuratore a Bolzano,  sposta su un’altro piano la questione:” c’è un’ipocrisia diffusa. Dirigenti, medici, allenatori e sponsor ‘vivono’ grazie alle vittorie degli atleti”, e poi continua “il doping viene sempre più giustificato” . Ecco che il silenzio si fa business. Chi fa sport deve stare dalla parte dello sport, vale per chiunque, anche la Kostner. Sandro Donati, attuale consulente per l’Italia della WADA, l’agenzia mondiale per l’anti-doping, ama dire nelle sue conferenze che “il doping ha le gambe veloci” ed  è allora ancora più evidente perchè contro questo silenzio dobbiamo davvero schierarci tutti e subito. Senza sconti.

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