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Fa male e fa bene ricordare che una volta il Sudafrica era così

 

Sono contrario alle quote, di qualsiasi tipo, rosa, nere, blu, turchine, ma questa è pura politica ed ognuno la vede come vuole. Il Sudafrica però è una cosa diversa e lo sport anche.

Rugby1823 in questi giorni riporta l’ennesima polemica nata nel paese africano circa  le cosiddette “quote nere”, cioè la volontà politica di imporre un numero minimo di giocatori di colore nelle squadre di rugby.

La storia del Sudafrica è una storia di quote, di brutte quote, a suo tempo era quotato un po’ tutto, dal territorio al posto sull’autobus, a scuola ed al lavoro, si chiamava apartheid, era una forma di discriminazione razziale programmata, una separazione forzata, separava persone e cose, le persone dalle cose, separava la ricchezza, separava anche di fronte alla Fede. Tutto nel nome del colore della pelle.

La storia del Sudafrica troppi hanno avuto modo di impararla solo dai film, quelli del rugby forse ne sanno qualcosa di più perchè ricordano che ai tempi dell’apartheid anche la bianchissima squadra di rugby sudafricana ha avuto i suoi problemi a giocare in giro per il mondo: era il rifiuto del mondo verso l’apartheid.

La storia dello sport ed in particolare del nostro rugby attuale è invece una storia ricca di “quote”: quanti stranieri possono giocare per squadra, quanti sotto quale età, la stessa storia degli “equiparabili” o dei giovani da inserire nei team è una questione di quote.

La Nazionale di rugby sudafricana è ancora  a netta maggioranza di colore bianco ma Habana o Tendai Mtawarira non sono li a caso e fino a che loro ed altri come loro sono chiamati a giocare insieme a Botha e de Villiers,  si può affermare che Nelson Mandela la sua battaglia l’ha vinta. Eppure in quel paese la potenziale discriminazione, il sospetto questa possa ancora far parte della società e dello sport, è sempre in agguato, o forse è proprio la discriminazione sempre in agguato, sta di fatto che, cancellato l’apartheid nel 1993, non si poteva certo pensare che una cosa così terribile, invasiva e pesante potesse uscire dalla storia per decreto ed il sospetto dei sudafricani di colore è per questo forse legittimo, tanto da essere tentati dalla discriminazione per risolvere la discriminazione.

Così la recente polemica che vedeva la federazione del rugby sudafricana aver dato istruzioni alle squadre di rugby nelle scuole del Paese affinché almeno metà dei convocati fossero neri è solo una traccia di questo cammino di libertà che il Sudafrica sta facendo. La SARU ha poi detto chenon ha dato indicazioni alla scuole sul numero di giocatori da schierare in base al colore della pelle. Ci sono già abbastanza ragazzi di colore di talento, non servono certe regole. Abbiamo però detto in modo chiaro ai dirigenti di ogni livello juniores che i giocatori di talento di colore sono abbastanza per avere una rappresentanza, in generale,  anche superiore al 50%. 

Una raccomandazione, quella della SARU, che vale un pezzo di storia, si parla di talento e non di “quote nere”, ma si parla anche di 50% e questa è una quota, le due cose stridono, le due cose sbattono contro il muro della diffidenza.

Stiamo parlando di sport, del rugby, lo sport più importante in Sudafrica, perchè è lo sport che porta quel paese di fronte al mondo, perchè è la vera eccellenza sportiva di quel paese; un paese dove ancora oggi come vent’anni fa il calcio è lo sport dei neri ed il rugby quello dei bianchi, non è l’apartheid a deciderlo ma la consuetudine, è lo steccato che questo aveva eretto, uno steccato che resiste anche oggi.

Auspicare che il Sudafrica ovale resista davvero alla tentazione delle “quote nere” è una posizione positiva, da queste parti si fa il tifo perchè il prossimo Mtawarira non arrivi in Nazionale per decreto, ma il Sudafrica è una cosa diversa da tutto il resto del mondo e forse ci vorrà ancora tanto tempo perchè la SARU non abbia più bisogno delle “raccomandazioni” di cui sopra.

La cosa per la quale dobbiamo davvero fare il tifo è che il rugby faccia davvero la sua parte per la libertà dello sport in Sudafrica, la faccia fino in fondo, senza quote ma con la forza immensa che il nostro sport sa dare agli uomini che ci giocano insieme.

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