epcr

Hanno cambiato il nome alla associazione che si occupa della organizzazione dei tornei europei di rugby e, soprattutto, dei diritti tv e degli introiti vari, ora si chiama EPCR (European Professional Club Rugby) e non più ERC, hanno cambiato la sede trasferendola dall’Irlanda alla Svizzera, c’è poco rugby ma ci sono le banche. Hanno fatto una battaglia potente i club francesi ed inglesi per ottenere questo nuovo primato organizzativo e, per ora, quel che si vede da fuori sono infatti queste modifiche più una caratterizzazione grafica dei marchi e della promozione delle coppe europee più modernistica ed assolutamente più vicina allo stile ed alla comunicazione del calcio, alla UEFA, sarà che anche quella risiede in Svizzera.

Poi ci sono i numeri degli sponsor: Heineken ha deciso infatti di mantenere la sua partecipazione alla coppa, verserà oltre 5 milioni di euro all’anno, la coppa non avrà più il suo nome e noi la chiameremo Champions Cup con molta attenzione a non dire Champions League che è quella degli altri e la cosa, forse, non è casuale. IMG Media, global trader mondiale del settore sport e moda, ha avuto incarico dalla EPCR di mettere in vendita i diritti della diretta e degli highlight su tutte le piattaforme per i 67 incontri della European Rugby Champions Cup, oltre ai play-off, ai 19 incontri della European Rugby Challenge Cup e alle partite del torneo di qualificazione alla Challenge Cup per le provincie o club emergenti.  Inclusa l’Italia, chiaramente.

Tornando al mondo sponsor la fonte di molte indiscrezioni è The RugbyPaper quindi, oltre ad Heineken, altri quattro sponsor dovrebbero fare capolino per EPCR, si parla di Allianz e della compagnia aerea Turkish Airlines: tutti e cinque daranno circa 25 milioni di euro. A questi primi 25 si aggiungono i diritti TV dai media che diffondono sul territorio britannico, che ammontano a circa 35 milioni, dove in testa c’è ovviamente  BT dal cui super contratto con il rugby inglese è partita la rivolta contro ERC. Altri 25 milioni di euro dovrebbero arrivare dalle tv francesi e altri 20 milioni EPCR spera di tirarli fuori da tv ed altri media del resto del mondo, Italia inclusa. Chi si è messo a fare i conti troverà che le competizioni europee del rugby valgono circa 100 milioni l’anno dagli sponsor e se qualcuno avesse il prurito di sapere se il cambio fra ERC e EPCR sia stato conveniente sappia che ERC non arrivava alla metà di quei cento.

Per i prossimi anni, se si vuol contare qualcosa nel rugby europeo ma soprattutto se vorremo vederlo nelle nostre tv, bisognerà trovare qualche soldino da dare a questi qua, ci sarà qualche media italiano che dovrà investire su queste coppe, vedremmo così moltissimo rugby francese ed inglese e, ogni tanto, un pochino delle due nostre quadre celtiche, Zebre e Treviso. Questo se qualcuno paga i diritti tv che non devono essere proprio a buon mercato. Il rugby italiano non ha avuto credito dai media nazionali, negli ultimi anni persino la Nazionale ha avuto problemi ad andare in diretta tv, ogni anno si inizia la stagione di Eccellenza o di Pro12 senza la copertura tv o arriva solo pochi giorni prima; l’Italia, si sa, è il posto dove la Federazione paga i media perchè trasmettano le partite, non il contrario, altro che cento milioni di sponsor.

Adesso arriva per i nostri schermi un concorrente serio che potrebbe schiacciare ancora di più la posizione del rugby italiano davanti a media e sponsor.

Sarebbe drammatico se IMG o chi altri trovassero sponsor in Italia, trovassero linfa per il rugby degli altri nel nostro paese, trovassero qualcuno che paga per far vedere Clermont o Sale Shark, certo i grandi appassionati di rugby sarebbero felici, ma così il rugby italiano come farebbe a crescere? Se il rugby francese ed inglese, perchè questi sono i padroni politici della EPCR ad oggi, troveranno risorse in Italia lasceranno ulteriormente a secco il nostro rugby, tagliandone ancora i margini di sviluppo. E’ chiaro che il “prodotto rugby” offerto da EPCR non ha paragoni di fronte a FIR ma questo non dovrebbe far riflettere sulla necessità, ad esempio, di un campionato italiano  forte ed attraente?

EPCR è l’immagine della nostra sconfitta, erano stufi di aspettarci e ci hanno saltati a piè pari, è però importante che il rugby degli altri non diventi anche il miraggio dei nostri potenziali investitori, il simbolo del rugby per gli italiani in genere. Con un massimo Campionato italiano dimenticato dal suo stesso organizzatore e con le franchigie celtiche mantenute politicamente dai soldi della FIR, una penetrazione esplosiva del mondo EPCR, ovvero corrisposta da sponsor e da grande seguito, in questi tempi di globalizzazione e di multi piattaforme media, sarebbe per il nostro rugby un disastro difficilmente ricomponibile.

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