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Molto forti nella specialità Seven i velocisti del Kenya Rugby

Avete presente il Rugby Seven? Quello che si gioca nello stesso campo del nostro rugby union, che si gioca in sette, che si va in mischia in tre, idem in rimessa laterale, si gioca in due tempi di dieci minuti e molto spesso finisce con delle grandi corse dell’inafferrabile di turno verso la meta? E’ sport olimpico, nel 2016 lo avremo nel panel dei cinque cerchi in Brasile e poi in Giappone quattro anni dopo.

Il Rugby Seven è importantissimo. Lo dicono in tanti, qualcuno pure autorevole, sul web ma soprattutto lo dice il gran capo del rugby mondiale Brett Gosper che, con riferimento alla presenza del Seven alle Olimpiadi del 2016, ha recentemente dichiarato : ” Dobbiamo lavorare bene per avere successo a Rio, perché entreranno tanti soldi nel rugby grazie alle Olimpiadi. Secondo noi avere campioni del XV alle Olimpiadi è fondamentale, vorremmo che le Federazioni permettano a questi giocatori di esserci”. 

Insomma questo Rugby Seven ci porterebbe un sacco di soldi e per questo è importantissimo, la sua reale consistenza nel mondo del rugby “vero” è però talmente artificiale che, alla ricerca di visibilità, Gosper raccomanda le grandi federazioni mondiali mandino i loro super campioni a giocare il Seven della propria Nazionale.  Il Sudafrica lo aveva già fatto ancor prima delle parole del capo dell’IRB convocando Habana a giocare nella Nazionale Seven sudafricana.

L’IRB ha lanciato da un bel po’ questa operazione Seven, l’Italia dorme, le attività di Seven sono nel limbo, chissà, magari bisogna aspettare che il Calvisano si faccia un team di questa specialità. Tralasciando però le bazzecole di casa nostra buttiamo l’occhio su questo mordi e fuggi a sette con pallone ovale e facciamoci il domandone? Ma è rugby? Chiaro che si, lo dice l’IRB ! Il senso della domanda è altro, questa cosa in sette porta solo soldi o anche passione al rugby Union o, eventualmente, agli scissionisti del rugby League?

Questa cosa a sette da queste parti non piace proprio: poco contatto per “essere rugby”, troppi velocisti, troppo breve la partita, poco one to one e, chiosa finale, alla lunga è pure noioso. Il Seven pare una di quelle distorsioni tipo “touch” o “beach” , che servono a tenere il vita l’ovale nei tempi in cui il “rugby vero” si riposa. Presto non sarà visto così, entrerà alle Olimpiadi e corriamo il rischio che per questo  molti considerino il Seven il “rugby vero”. E’ infatti tutto da dimostrare che il Seven possa portare nuovi appassionati allo Union, troppa la differenza per rappresentare un viatico, sicuramente può indirizzare i molti che aprono la vetrina chiamata Olimpiadi alla palla ovale e questo, insieme agli ingenti capitali di cui sopra, pare essere comunque una buona motivazione per scommetterci sopra qualcosa.

Brett Gosper del resto non ha mai detto che il Seven sia la versione migliore del trattamento ovale ma solo che porta soldi e questa cosa lo può rendere interessante anche ai suoi biechi denigratori (Il Nero Il Rugby incluso).

Sull’atteggiamento italiano non si sa cosa dire, è messo talmente male lo Union che occuparsi di Seven potrebbe non essere la mossa giusta ma, se si muovono tutti i soldoni di cui sopra, noi stiamo fuori?

Fatta questa indigestione di “sport come commercio”  facciamoci il domandone: sopporteremo il Seven? Certo che si e poi chissà magari riusciremo anche ad appassionarci un po’ quando lo vedremo a Rio nel 2016, non fosse altro per l’orgoglio di vedere girare alle Olimpiadi una palla ovale. Mah.

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One Comment to: RUGBY: COSA NON SI FA PER TE, PERSINO IL SEVEN

  1. speartakle

    giugno 16th, 2014

    Bah sullo sport commercio ok, però la spocchia sul seven mi sembra un po’ eccessiva, io lo trovo uno sport molto bello da spettatore e molto formante da giocatore, quel poco che ho fatto soprattutto nei periodi estivi mi ha aiutato sicuramente a migliorarmi come giocatore, e ci metto dentro pure il Touch.
    Il Seven per i tre quarti e le terze linee serve sicuramente per formarsi, poi ovviamente a livelli pro come le world series e le olimpiadi è altra cosa…