bastioni di treviso

Bastioni a Treviso

Ieri Amerino Zatta per conto del Benetton Rugby e Alfredo Gavazzi per la Federazione hanno sottoscritto l’accordo che porta il club trevigiano per altri quattro anni nella lega celtica. Credo che siano pochi quelli che hanno suonato le campane per cotanto evento, forse qualcuno in FIR ma non è detto.

Insomma i due hanno firmato, hanno messo in calce la firma più scontata che l’annata ovale italica ci abbia regalato, hanno scritto di soldi e di collaborazioni, di Nazionale e di giocatori, di potere da dividere e poi chissà, fra una riga e l’altra, qualcosa di rugby ci sarà pur stato. Il punto che piace sottolineare oggi non è però questo.

Non è neanche il fatto che il club trevigiano sia risultato inadempiente dal precedente contratto: il fatto che mai abbia costituito, come aveva garantito, una franchigia veneta nel corso dei quattro anni, il fatto che non abbia giocato nemmeno un match fuori da Monigo, il fatto che non abbia aperto nessuna collaborazione tecnica sostanziale con i maggiori club regionali, limitandosi a piagnucolare per la situazione dei permit player, sono tutti elementi raccapriccianti che raccontano però  anche di una situazione oggettivamente difficile in cui Treviso si è venuta a trovare e dentro la quale un po’ sicuramente ci si è adagiata un po’ c’è rimasta imprigionata. Mettiamola così: il  particolarismo del Benetton Rugby ha trovato una fonte da cui abbeverarsi ma l’acqua era avvelenata. 

Detto questo veniamo ai giorni nostri e vediamo chi firma: da un lato c’è una federazione accentrata su una persona che sbanda vistosamente sotto gli insuccessi dell’unico obiettivo che si è data, la Nazionale, dall’altro un club in grandissima crisi, sia nello spogliatoio che nell’assetto dirigenziale, che ha fallito miseramente un progetto proprio nell’anno che doveva concluderlo, una cosa alla Generale Custer tanto per intenderci.

Il fatto che solo la Benetton fosse ad oggi la sola in grado di negoziare e firmare tale accordo sottoposto dalla FIR non ci esautora dal dare del “senza senso” a tale firma, una cosa sbagliata resta tale anche se inevitabile, resta tale perchè racconta di se gli errori che la hanno portata ad esistere. Quella firma è senza senso. 

Non ha senso mandare un club in Pro12 che, per restare in piedi il prossimo campionato, ha bisogno di una pesante rifondazione  e non pensare che se ne potesse fare direttamente uno nuovo, si parla di Dogi, tanto per intenderci. Perchè mai ricostruire da capo una cosa rotta dovrebbe essere più facile che costruirne una nuova? E’ chiaro che  dietro questi dubbi ci sono le macchinazioni politiche di Tizio e di Caio e sicuramente di Gavazzi che auspica lo schianto del “fronte veneto”.

Non ha senso mandare la Benetton Treviso in Pro12 essendo l’ombra di se stessa, dovendosi quindi  ricostruire da capo e ricostruire in ottica FIR mentre contemporaneamente si racconta che i Dogi restano un obiettivo a breve-medio termine. Certo Zatta tante divagazioni o apprezzamenti sui Dogi non le ha mai fatte ma Marzio Innocenti, Presidente del Comitato regionale FIR, certo che si; essendo l’uno espressione dell’altro ci si chiede quale sia la realtà e quale il mondo virtuale.

Oltre a ciò bisogna dire che, sentite le dichiarazioni di Zatta, rimane a qualcuno in Veneto irrisolto il dubbio sul perchè la Benetton sia ora pronta ad impegnare quasi quattro milioni a stagione se si gioca a Treviso e si chiama Benetton Rugby e non ha invece accettato di essere azionista di maggioranza dei Dogi, mettendone molti meno. Qualcosa non funziona. Qualcuno non la racconta giusta.

Sicuramente da Treviso, da dentro quelle mura dove si sono chiusi da quattro anni, dovrebbero ancora arrivare molte spiegazioni ma c’è quella firma che salva tutto, anzi, tutti. Per ora.

7 Comments to: BENETTON E FIR : QUELLA FIRMA SENZA SENSO

  1. Stefano Bettarello

    maggio 6th, 2014

    Ciao Franceschi,
    il tuo articolo meriterebbe il copia incolla in qualsiasi giornale o blog che parli di rugby VERO e non di stucchevoli compromessi ( sempre al ribasso si badi bene ) a cui sono stati abituati e lobotomizzati quanti seppure in buona fede seguono e credono nella crescita del nostro rugby italico.
    Complimenti per la sintesi e il contenuto.
    Ciao Stefano

  2. walter

    maggio 6th, 2014

    Bell’articolo! Mi permetto di fare però due considerazione molto semplici.
    La prima. La Benetton francamente non la vedo come un giocattolo rotto da buttare via. Ammaccato, forse. In tal caso tuttavia credo sia più facile, rapida e indolore una “semplice” riparazione. Pensare ad una rifondazione, con staff, strutture e assetto societario ed economico da creare ex novo credo sia una via piuttosto complicata, alla luce del pochissimo tempo a disposizione ormai. I tempi di programmazione oggi sono alterati, e “4 anni” rientrano ormai nel “breve termine”.
    Secondo: i “dubbi irrisolti” sui 4 milioni a stagione, si “risolvono” molto semplicemente. Essere title sponsor di una squadra che compete in Europa, con sede di gioco nel giardino di casa (anzi, villa) propria, ripresa dalla TV e dai media ogni settimana, significa rivendicare uno spazio e una visibilità che il marchio dei Dogi adombrerebbe inevitabilmente. Non discuto sulla bontà dell’investimento e sui possibili ritorni, sia chiaro. Trattasi puramente di una considerazione molto semplice di (ahimè) marketing. E’ plausibile pensare che la famiglia Benetton abbia ragionato in questi termini?

  3. Norberto

    maggio 6th, 2014

    ottima fotografia della realtà!! complimenti Nero non per caso pero….

  4. aiabasta

    maggio 7th, 2014

    condivido l’articolo e anche il commento di Walter, soprattutto il punto secondo, tuttavia non mi stupisco vista l’abitudine della famiglia a operare in regime di monopolio (Autostrade, Autogrill, Alitalia…..).
    @Stefano Bettarello, se non sei un omonimo, il nostro rugby italico per crescere ha bisogno proprio di gente come te.

  5. mad

    maggio 12th, 2014

    La Benetton Treviso non è la squadra del Veneto, è la squadra di Treviso. Il main sponsor della squadra (Benetton appunto) mette quattro milioni di Euro di tasca propria per farla giocare nella sua città e perché si chiami come la sua città. Tanto di cappello a una famiglia che per Treviso (e dintorni) ha fatto molto. Detto questo, sentitevi liberi di venire a Monigo a tifare per l’unica squadra Italiana che ha il diritto di rappresentare il movimento rugbystico Veneto in Europa. Io di complotti in tutto ciò non ne vedo proprio. I Dogi sarebbero una buffonata (senza offesa per nessuno di quanti credono a tale progetto), così come lo sono stati gli Aironi. Per investire meglio i propri soldi, la Federazione dovrebbe puntare a privatizzare almeno per metà anche l’altra franchigia! Prima però dovrebbe trovare un’altra famiglia Benetton. Intanto lasciate che Treviso si goda la sua, perché le vostre critiche mi sembrano mosse soprattutto dall’invidia. Ma vi capisco, da Padova o da Rovigo è lunga venire fino a Treviso per la partita. Per fortuna che a dieci minuti dallo stadio c’è l’aeroporto: almeno Gallesi, Irlandesi e Scozzesi saranno felici che si continui a giocare a Monigo! O fa parte del complotto anche questo?

    • maggio 12th, 2014

      Una buona parte, si calcola da un terzo fino a metà in certe grandi occasioni, degli spettatori di Monigo da sempre non sono di Treviso.Io continuerò a venirci ed a pensarla come mi pare.Buon rugby anche a te.

  6. mad

    maggio 12th, 2014

    Rispetto le opinioni di tutti quanti hanno scritto prima di me e condivido la sensazione che il progetto Dogi potrebbe essere affascinante. Resta il fatto che mi pare impraticabile. Non siamo l’Irlanda. All’Italia non servono squadre regionali gestite al 100% dalla Federazione, ma privati che investano nel rugby per farlo crescere anche dal punto di vista economico, perché purtroppo non basta essere appassionati.