excellence

Durante questa stagione ci si è spesso soffermati da queste parti, spesso schernendosi,  sul numero di velocità del Campionato di Eccellenza. E’ comunque una riflessione interessante, nonostante non sia più nuova, ancora più interessante è darle un continuous, farle fare un passo avanti.

Il punto di partenza è assumere che effettivamente ci sono profonde differenze  fra un team e l’altro, differenze che emergono però fin da subito, alla partenza, fin dalla prima giornata e riguardano l’approccio che le singole Società hanno e possono permettersi con questo Campionato; la realizzazione di una suddivisione all’interno degli undici team di Eccellenza basandosi su alcune considerazioni davvero palesi identificano fin da subito le diverse “velocità”, termine inesatto ma teniamocelo lo stesso. Una conclusione a cui si arriva attraverso questo ragionamento è che le “velocità” non sono assolutamente indentificabili in base alla posizione in classifica della singola squadra, in nessun caso.

Quanti allenamenti fanno le squadre di Eccellenza alla settimana? Qualcuno ne fa tre  e qualcuno magari la sera, altri tutti i giorni, qualcuno differenzia le sedute fra palestra e campo o le integrano studiando i carichi, altri realizzano programmi di lavoro molto condizionati dai propri mezzi e dai tempi. Resterebbe poi da dare una risposta a cosa si intende per “palestra attrezzata”. Che tipo di rose organizzano i singoli team? C’è chi, per vocazione o per statuto, non ha stranieri in squadra, chi ne ha alcuni e chi troppi, c’è chi ha una età media molto bassa ed utilizza  l’Eccellenza come un campionato di maturazione dei propri giovani e chi invece vuole che l’approccio a questo Campionato sia un punto di arrivo, almeno in termini di maturazione, dove poi il ragazzo cresce; c’è chi fa riferimento ad un proprio vivaio chi invece raccoglie un gruppo di giocatori intorno ad un proprio progetto. Quanto ampio è lo staff tecnico? Qui bisogna cominciare a contare il numero di medici e fisioterapisti,  il numero di controlli medici sui giocatori, la disponibilità della Società ad effettuare test medici anche in assenza di infortuni, verificare se esiste un mental-trainer, contare il numero di assistenti che ha il Primo Allenatore per poter organizzare il lavoro. Come vengono remunerati i giocatori? Attenzione, non quanto ma come. Si potrebbe andare avanti per molto con questo tipo di domande evidenziando come le singole Società che vivono la Eccellenza partono fin dal primo giorno con approcci assolutamente diversi, sia sul piano organizzativo che, questo poi è importantissimo, sul piano tecnico.

C’è poi una domanda finale ultima ma determinante, una domanda sulla quale però non si vuole far basare le intere sorti di questo ragionamento ma che non si può eludere: quanti team di Eccellenza iniziano il Campionato sicuri di disporre di risorse economiche che certamente, sottolineo il termine “certamente”, lo porteranno a concluderlo in maniera coerente rispetto a come era partito? La domanda non verte su quanti soldi ha Tizio o Caio ma se si dispongono effettivamente delle risorse previste dal proprio piano quando questo viene realizzato.

Fin qua ci si potrebbe appellare alla scoperta dell’acqua calda ma da qualche punto si deve partire se si vuole riformare questo campionato e se si vuole che questo campionato sia  davvero uno “spettacolo” e produca talenti per la Nazionale. Quanto sopra infatti dimostra come il massimo campionato parta palesemente e fortemente disomogeneo fin dal primo calcio d’inizio, talmente ineguale da poter affermare che quest’anno si è effettivamente disputato un campionato a sei squadre e, basandosi sulle osservazioni di cui sopra, le sei che possiamo contare  come sufficientemente omogenee non sono per forza le prime sei in classifica!

Fissiamo il punto: una condizione importante affinchè il massimo campionato italiano possa risultare interessante nei termini di cui sopra è abbattere parte delle disomogeneità e prima di tutto quelle tecniche.  Non serve a niente avere un budget importante se poi l’uso che se ne fa è solo quello di arruolare quattro neozelandesi di ottimo livello!  Bisognerebbe forse pensare a soglie tecniche minime di ingresso, a certificazione seria del budget. La certificazione di budget dovrebbe stabilire anche salary cap cumulativi per gli stranieri, modelli di retribuzione e livelli minimi di assistenza medica e fisioterapica. Questo può essere un punto di partenza per abbattere le troppe “velocità” a cui è sottoposta l’Eccellenza.

Resta il fatto che anche da questa parti si deve fare ammenda, ci si è scandalizzati quando un certo Vittorio Munari tempo fa ipotizzò un Campionato di Eccellenza ad otto squadre, “non meno di dieci” tuonò “il Nero Il Rugby“, per poi scoprire, facendo due conti, che quello di oggi è forse a sei.

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