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FRANCIA : DOVE SONO I FENOMENI? Terza giornata del Sei Nazioni 2014, i galletti vanno a Cardiff forti di una vittoria risicata con l’Inghilterra ed una  fin troppo semplice con l’Italia. Ma contro i gallesi chi c’è in campo fra i francesi? Sarebbe troppo facile leggere la formazione, in verità in campo ci sono quelli del campionato più ricco d’Europa, quelli che hanno giocato pure la settimana scorsa nel loro campionato, contro il parere dell’allenatore della loro Nazionale, perchè il loro “padrone” voleva così, in effetti loro hanno un padrone, quello che mette i soldi nel club. Chi pensava potesse essere lo sport si faccia una idea. In campo per i francesi ci vanno le loro necessita sponsorizzate ma soprattutto le loro individualità. Già, perchè la Francia non è una squadra, è un gruppo di “campioni”, come se nel rugby si potesse essere campioni da soli;  il team francese è un gruppo di rugbisti di altissimo livello che giocano in sette modi diversi nel loro campionato accanto a tanti altri campioni di altre nazionalità che hanno giocato a loro volta in altri sette modi diversi: salutate il rugby champagne, la linea di gioco francese non esiste da tempo. Sono tutti campioni, nessuno fenomeno, il risultato è meritato, nella confusione francese i gallesi ne mettono giù 27, 21 in più dei galletti. Buona fortuna al rugby francese, è una storia già vista in Francia: nel calcio.

…SE NON SERVE IL FENOMENO SIAMO A POSTO!  Il disastro celtico costringe il nostro Presidente Federale a dare ricette, a dispensare soluzioni, è un gioco che va oltre le sue qualità di accentratore e gestore di potere, dispensatore di guarentigie, partigiano ad oltranza. Visto che si parla di Sei Nazioni l’ultima fra queste ultime è stata l’ascesa di Paul Griffen su DMAX, guarda caso il capitano del suo federalissimo Calvisano diventato improvvisamente commentatore TV: la cosa sarebbe passata inosservata se dietro non ci fosse una fila di situazioni simili che da un anno a questa parte si inseguono. Questo è il sistema che abbiamo visto applicato dal Presidente federale, ma per dipanare la matassa della Celtic tutto questo non serve, queste sono cose da bottega di casa. Quale allora la strategia per risolvere il caso celtico?  Alfredo Gavazzi ha dimostrato di non essere un fenomeno ed è su questo filone che ha trovato lui stesso la soluzione celtica: non servono i fenomeni. Ci sono già i gallesi che hanno giocato a fare i fenomeni, prima cercando di imitare il budget dei francesi e poi inventando contratti astrusi o lanciando proclami stellari poi rivelatisi non esigibili. Gavazzi ha capito che lì in Europa non servono cose fenomenali, è già tanto se ne veniamo a casa salvi, ha puntato su due/tre carte fra le quali riportare a casa i tre milioni di tassa di ingresso in Pro12, punto e stop. Soldi che gli servono per alimentare il “potere” della FIR. Uno schema mica da fenomeni ma alla fine, bisogna ammetterlo, funziona eccome, è quello che basta. A lui. Per oggi.