Andrea Mennitti-Ippoliti , un drop da 50 mt ed in diagonale per lui l'ultimo turno di Eccellenza - (Ph. Corrado Villarà)

Andrea Menniti-Ippolito , un drop da 50 mt ed in diagonale per lui l’ultimo turno di Eccellenza – (Ph. Corrado Villarà)

Si sa che Il Nero Il Rugby fa palesemente il tifo per il Campionato di Eccellenza, che non è una questione di campanile o altro del genere ma una passione per un campionato che ha avuto altri fasti, innegabile,  me è davvero importante perchè, almeno fino ad oggi, ha prodotto tutti i talenti della Nazionale italiana, quelli che ci hanno portato al Sei Nazioni e quelli che ora lo giocano, questi ultimi con risultati non così diammetralmente opposti  da quando militano contemporaneamente in Pro12.

C’erano due righe su On Rugby tempo fa dove si invitava i lettori a disegnare la Nazionale del futuro ricordando però che “Brunel ha fatto capire a più riprese che non ritiene pronti per un simile salto gli atleti che militano in Eccellenza”. Partiamo da qui.

Non si vuole discutere in questa sede il parere di Brunel che sicuramente ha molti fondamenti: i ragazzi della Eccellenza non sopportano carichi e test come quelli del Pro12, certo la grande maggioranza di loro sarebbe pronta a farlo ma lo spazio è quello che è. Siamo già arrivati al primo punto. Lo spazio è poco, ci sono meno di ottanta giocatori in Pro12 ai quali vanno tolti quella dozzina di stranieri, stranieri di cui si sono dotati in buona quantità pure le Zebre quest’anno andando contro i loro principi fondanti; la selezione quindi è tantissima e con basso margine di errore disponibile.

Se lo spazio è poco si pensa qualcuno avrebbe tutto l’interesse a crearlo ed invece il metodo FIR non è ad oggi assolutamente orientato a gestire il Campionato di Eccellenza sotto forma di crescita dei giocatori;  la struttura Accademie, collegata direttamente con le Nazionali Under e la stessa Nazionale A o Emergenti, appaiono come lo schema attraverso il quale la FIR intende letteralmente saltare tutto il sistema italiano dei Campionati  e dei club. Ecco allora che un parco di circa 300 giocatori, quello della Eccellenza, e di altrettanti, quello della Serie A, viene tralasciato a vantaggio di un nucleo ridotto di massimo 100 sul cui metodo di selezione stendiamo oggi un velo sinceramente pietoso.

Brunel ha forse ragione a lamentarsi che gli atleti della Eccellenza non sono pronti ma come si risolve questo aspetto? Le ultime trovate del francese di fronte al “metodo FIR” sono state quelle di portare a casa un mediano italo-scozzese che gioca in Francia a Perpignan, non c’è stata Under20 o Nazionale Emergenti, Nazionale A o Accademia che potessero aiutarlo,  tanto per fare un esempio.

Insomma la questione non è il Campionato di Eccellenza che non è in grado di competere, la questione è che l’intero sistema non lo è;  le formule per ampliare la base sono molte e se ne può discutere ma la FIR dovrebbe porre attenzione in questa particolare fase proprio al massimo campionato italiano. In questo momento i team che militano in quel campionato si sono dovuti riorganizzare, chi non lo faceva già ha pesantemente aperto le porte ai giovani, ha cominciato a lavorare sui propri talenti, così sono emersi i bravi, così si sono messi in mostra i vari nomi che spesso qui vengono segnalati e fanno parte ormai della cronaca stampa di ogni media che segue quei Campionati.

Questa occasione non va persa, andare a spigolare nei vivai di Eccellenza, aiutare questi team a lavorare a livelli più alti, accompagnare l’innalzamento di livello prima di tutto dei coach con adeguata formazione continua, bisogna sfruttare quel grande parco giocatori così profondamente rinnovato che ora sta in Eccellenza e che può dire molto a tutto il rugby ed anche alla Nazionale. Poi verranno le franchigie e tutto il resto del sistema-rugby italico ma la base conta, senza la base si salta da Perpignan agli Ospreys.

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2 Comments to: QUESTA NUOVA ECCELLENZA PUO’ ESSERE “NAZIONALE”

  1. Giorgio

    dicembre 5th, 2013

    Stefano , dai un occhiata al bilancio della FIR da poco pubblicato .
    Un occhio esperto come il tuo troverà molte risposte alle vere ragioni dello “status quo” .

  2. Andrea

    dicembre 6th, 2013

    Ciao Stefano, ma cosa rispondi a chi dice che la celtic è l’unica via possibile per l’alto livello? sono anch’io dell’opinione che con un progetto serio (e di lungo corso purtroppo) si possa portare l’eccellenza ad essere un campionato professionistico di 8-10 squadre. grazie